Pronte per essere riempite e per reggere l’impatto di venticinquemila metri cubi di negozi e appartamenti; forti del via libera recentemente regalato al progetto dal Consiglio comunale, le “buche” di Cisterna sono ancora lì, intoccabili, a simboleggiare il vuoto che affligge la città ormai da venticinque anni.
Era il 2001 quando la Gi.Si, srl presentò il Programma Integrato di Intervento per la riqualificazione del centro urbano di Cisterna, e cinque anni dopo il Comune rilasciò il permesso a costruire, ma era stato un fuoco di paglia, perché l’operazione urbanistico-immobiliare prevede la sottoscrizione di una fideiussione di oltre 11 milioni di euro a garanzia della completa e corretta realizzazione di tutti gli interventi previsti. Di fronte alla fideiussione assicurativa che i responsabili della GI.SI. avevano esibito in sostituzione della ben più impegnativa fideiussione bancaria, nel 2008 il Comune aveva revocato tutto. E ci sarebbero voluti altri vent’anni di pressioni, spinte, accordi, carteggi, revoca di revoche precedenti, mugugni e complici silenzi, prima di arrivare in Consiglio nell’era del governo Mantini con un nuovo permesso a costruire, che rischia anche questo di polverizzarsi senza che venga posato il primo mattone nel vuoto delle “buche”. Perché la fideiussione milionaria, conditio sine qua non per il rilascio del titolo edilizio, pare non sia stata ancora versata. Mistero dei misteri. O forse soltanto l’ultimo regalo dell’amministrazione all’incrollabile compagine societaria che dal 2001 insegue il sogno di coprire le “buche”. Perché il primo regalo era stato quello della cessione dell’area per i parcheggi cento metri più in là, davanti al Palazzo dei Servizi, parcheggi che possono garantire il rispetto degli standard per costruire sulle ceneri dell’ex Consorzio Agrario e dell’ex Cinema Luiselli.
Ma di misteri e regali la storia recente e meno recente di Cisterna è piena, basta guardarsi attorno. E se allunghi lo sguardo e la memoria verso le zone di confine del territorio comunale, vai subito ad incrociare la vicenda della ex Manifatture del Circeo, l’azienda tessile incastrata tra la statale Pontina e il Canale Mussolini.
Cominciamo dalla fine, dal dicembre 2025, un paio di mesi fa, quando il Consiglio comunale di Cisterna ha ratificato l’accordo di programma che dovrebbe consentire l’avvio dei lavori di realizzazione del progetto di trasformazione del sito industriale dismesso della ex Manifatture del Circeo: un imponente centro commerciale con 41.000 metri quadrati di superficie coperta e 337.000 metri cubi di volumetria; 130.000 metri quadrati destinati a parcheggi; cento attività commerciali suddivise su due edifici, un Cinema Multisala. Un investimento di cento milioni di euro che dovrebbe garantire 439 nuovi posti di lavoro e portare nelle casse del Comune d Cisterna oltre 6 milioni di euro per oneri di costruzione e di urbanizzazione. E poi, dulcis in fundo, un Parco naturalistico.
La Giafra, la società che fa riferimento all’imprenditore di Aprilia Mario Stradaioli e che è titolare del progetto di riqualificazione del sito industriale dismesso ex Manifatture del Circeo, non è esattamente un’impresa dedita al mecenatismo, e dunque la domanda si impone: perché un parco naturalistico?
Semplice, perché quei terreni e quegli immobili che si trovano al chilometro 64 della Pontina, dal 2013 sono di proprietà dell’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, e per il loro eventuale riutilizzo, è sempre necessario vi sia un forte interesse pubblico, e così, quel parco a ridosso del centro commerciale monstre, dovrebbe rappresentare lo specchietto del pubblico interesse. Ne riparleremo più avanti.
La Manifatture del Circeo cessa la propria attività nel 2004 e finisce nelle mani della Etr, che nell’anno 2007 la cede per 7 milioni di euro alla Adogi Immobiliare dell’imprenditore Fabrizio Perrozzi.
Quattro anni più tardi, nel gennaio 2011, la Adogi stipula un preliminare di compravendita condizionato al positivo accoglimento da parte del Comune di Cisterna della trasformazione edilizia-urbanistica del complesso. Il promissario acquirente è la Giafra srl di Mario Stradaioli, disposta ad offrire 25 milioni di euro.
Ricostruendo la storia recente della Giafra, finita nell’inchiesta che nei giorni scorsi ha portato all’emissione di quattro misure cautelari nei confronti di dipendenti comunali e professionisti accusati di corruzione, gli investigatori della Guardia di Finanza commentano così il compromesso stipulato tra Adogi e Giafra: “Non può escludersi che l’operazione fosse dettata dalla necessità da parte di Perrozzi di rientrare in possesso di un ingente patrimonio costituito da denaro contante, mediante il reinvestimento a suo favore da parte di Stradaioli”. Andiamo oltre.
Nel 2013 Fabrizio Perrozzi viene colpito da misure di prevenzione personale con sequestro dei beni. La misura, che contempla anche il sequestro della ex Manifatture del Circeo, perché il contratto preliminare di acquisto da parte di Giafra non era stato ancora registrato, diventa esecutiva nel mese di aprile 2017 e darà luogo alla confisca di tutti i beni sequestrati.
La proprietà passa all’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati. Dal 2013, la Adogi è rappresentata dall’amministratore giudiziario Efrem Romagnoli, che in accordo con l’ANBSC gestisce il bene.
Nel 2018 il contratto preliminare tra Adogi e Giafra viene registrato, ma la stipula definitiva del contratto di compravendita viene rinviato dalla ANBSC di anno in anno, in attesa che i contraenti, di concerto con le parti interessate (Comune di Cisterna, Regione Lazio e la stessa ANBSC) definiscano la destinazione ultima dell’area, senza perdere di vista l’interesse pubblico di qualsivoglia progetto si vorrà realizzare. Il riconoscimento dell’interesse pubblico di un progetto legato ad un bene confiscato spetta all’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati, che deve farlo con delibera del consiglio direttivo approvata all’unanimità, ma fino ad ora il progetto è andato avanti con proroghe firmate soltanto dal rappresentante del Lazio della ANBSC. E’ soltanto uno dei punti di equilibrio precario su cui poggia l’intrapresa nell’area della ex Manifatture del Circeo: Mario Stradaioli, il suo socio Cataldo Piccarreta e l’incaricato milanese per la progettazione e la gestione dell’intera struttura, Carlo Salvini, fino a un paio di anni fa, come risulta dalle intercettazioni, non avevano ancora le idee chiarissime su come coniugare la parte commerciale con quella energetica (impianti fotovoltaici), con la parte logistica, con il parco naturalistico. Quanto bastava a Mario Stradaioli per lasciarsi andare al telefono mentre conversava i questi aspetti con Cataldo Piccarreta: “Stamo a mette troppa carne al fuoco… così o pollo se brucia e non se semo magnati gnente”.
Intanto, attorno al pollo che cuoce si muovono con grande affanno dirigenti e funzionari dell’urbanistica del Comune di Cisterna, l’assessore e il sindaco, qualche referente pontino del Consiglio regionale, vertici regionali del Pd, che è l’area politica di riferimento di Mario Stradaioli, un via vai di relazioni e viaggi su e giù tra Cisterna e Roma che gli investigatori registrano puntualmente un giorno dopo l’altro. Ma il profumo di carne alla brace si spande oltre i confini di Cisterna.
Lo dice ai magistrati della Dda, nell’ambito di una indagine su un’associazione criminale operante su Aprilia, il pentito di Latina Andrea Pradissitto, ex appartenente al clan Ciarelli di Latina: “Sergio Gangemi è una persona molto portata a livello criminale, nel senso che nella zona di Aprilia e Torvaianica è un personaggio importante. Chiunque sa che in queste zone ci si deve rivolgere a Gangemi o a Forniti per qualsiasi questione. Quando sono stato detenuto nel carcere di Prato, dal marzo 2021, ho incontrato un calabrese di Reggio, Nino Mordà, che quando ha saputo che ero di Latina mi ha chiesto se conoscevo Sergio Gangemi e Fabrizio Perrozzi, che lui aveva conosciuto a Milano”. Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della GdF di Latina, annota di suo: “Fonti aperte ci offrono un quadro dei rapporti tra Gangemi e Stradaioli, ove in particolare viene evidenziato come il primo avrebbe messo a disposizione del secondo, imprenditore di Aprilia, la somma di denaro pari a 120.000 euro. Non si rilevano quali siano state le necessità e l’utilizzo da parte di Mario Stradaioli di quella somma di denaro posta a sua disposizione da Sergio Gangemi” .
Gli investigatori ritengono che sarebbe utile seguire la strada di una convergenza tra il procedimento in essere su una serie di presunte corruzioni a Cisterna, e quello della Direzione Antimafia sul sodalizio mafioso che vede coinvolti Sergio Gangemi e Patrizio Forniti.
Qualora l’intrusione di Gangemi e Forniti nella vicenda della ex Manifatture del Circeo dovesse trovare conferma, ci auguriamo di no, ne verrebbe fuori la singolare circostanza che un bene sequestrato e poi confiscato alla criminalità organizzata stia per tornare, con l’approvazione dell’agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, nelle mani della criminalità organizzata.
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