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Il silenzio di FdI e la grancassa di Frató, il caso politico che nessuno voleva 

Gli echi della serata al "24mila baci" di Latina non smettono di risuonare negli ambienti della politica pontina

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All’indomani dell’arresto, il partito lo aveva aiutato col silenzio, affidando al segretario provinciale di Fratelli d’Italia di Latina l’unica stringata nota cerchiobottista su un caso giudiziario che aveva appena insozzato l’immagine della formazione politica del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Piena fiducia nella magistratura, rispetto per il collega di partito che resta nell’alveo della presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio”, scriveva il senatore Nicola Calandrini. Poi nessun altro comunicato, nessun attestato di solidarietà, nessuna difesa d’ufficio.

Ma lui, il consigliere regionale Enrico Tiero, non ha mai sopportato quel tipo di atteggiamento, e scortato dal suo legale di fiducia ha sempre preferito aiutarsi suonando la grancassa.

Quando ancora nessuno sapeva della richiesta di arresto nei suoi confronti con l’accusa di corruzione, Enrico Tiero aveva violato il segreto istruttorio divulgando la notizia prima dei giornali. 

E appena uscito dal Tribunale dopo il lungo interrogatorio preventivo sostenuto davanti a due pubblici ministeri e al Gip che lo avrebbe poi fatto arrestare, aveva liquidato la vicenda con il sorriso sulle labbra: “Ho chiarito tutto. Sono sereno”. 

Il sorriso di Fratò quella volta non ha funzionato, perché una settimana dopo Enrico Tiero sarebbe finito ai domiciliari. 

Una detenzione che avrebbe superato anche i termini della custodia preventiva, perché prima dello scadere dei sei mesi era già stata fissata la prima udienza del processo a suo carico. 

Îl primo collegio del Riesame di Roma che aveva affrontato il ricorso proposto contro l’arresto, aveva confermato in ogni sua parte il provvedimento di custodia del Gip del Tribunale di Latina. Ma Tiero e il suo legale non si erano dati per vinti e si erano rivolti alla Corte di Cassazione, che senza mettere mano all’impianto accusatorio, aveva ritenuto di dover annullare l’ordinanza del Riesame ritenendola carente sotto il profilo della esatta qualificazione dei reati contestati, tutti riuniti sotto l’ipotesi della corruzione, ma forse in qualcuna delle circostanze contestate riassumibile nell’ambito del reato di traffico di influenze.

Il rinvio ad altro collegio del Riesame stavolta era stato provvidenziale per l’imputato: i giudici, alla vigilia del processo e della conseguente inevitabile scarcerazione, hanno deciso di annullare il provvedimento del Gip adottato per Enrico Tiero, che un mese fa o poco più è tornato in libertà.

Dopo tanto silenzio, la grancassa è tornata a farsi sentire più forte di prima. Il caso politico che all’indomani dell’arresto del consigliere regionale nessuno aveva voluto vedere né sollevare, opposizioni comprese, adesso è improvvisamente esploso, ma in una situazione capovolta. E’ lo stesso Tiero che si sgola gridando al caso politico: “Visto? Mi hanno scarcerato. Non avevo fatto niente. Il processo chiarirà ogni cosa”.

Innocente prima di ogni giudizio, questa è la fanfara che accompagna la Premiata Orchestra Fratò facendosi strada tra gli applausi dei sostenitori e il silenzio dei commentatori sopraffatti dalle energie e dalle iperboli dell’indomabile presunto corruttore.

L’apoteosi del bagno di folla di qualche sera fa al “24mila baci“ di Latina, le note di Vasco Rossi con il suo allusivo “Eh già”, le testimonianze di solidarietà dei sostenitori e la presenza di colleghi consiglieri regionali in rappresentanza delle province del Lazio, quelle che con i loro serbatoi di consenso hanno reso possibile conquistare la Presidenza della Regione altrimenti irraggiungibile, insieme alla velata anche se non detta minaccia di travasare migliaia di voti nei serbatoi assetati di Vannacci,  costituiscono l’anticipazione di quello che Enrico Tiero ha intenzione di fare appena la politica sarà rientrata dalle ferie: riprendersi la posizione di leader provinciale di Fratelli d’Italia e soprattutto riprendersi gli incarichi lasciati in Regione e che nessuno gli ha restituito. 

E anche se nessuno lo ha voluto affrontare né sollevare, adesso è chiaro che il caso Tiero è politico. E’ Fratò che lo impone, dal basso della sua condizione di imputato per corruzione.

Perché anche in politica vale il proverbio secondo cui tutti i nodi vengono al pettine. L’unico ad averlo capito, come starebbe a testimoniare la sua assenza ingiustificata alla marcia trionfale del  “24mila baci”, sembra essere il senatore Calandrini, a meno che non abbia voluto giocare di fino, come tenta di fare di solito, spedendo incautamente sull’imbarazzante fronte festaiolo di Fratò il sindaco del capoluogo Matilde Celentano con tutti i consiglieri della sua lista al seguito.

Un’asola pronta per un’eventuale ricucitura dello strappo. 

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Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.
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