La prevenzione passa anche dalla capacità di riconoscere il disagio prima che diventi un’emergenza. È questo uno dei messaggi al centro della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio che si celebra oggi, che non può non riportare l’attenzione anche sulla salute mentale di bambini, adolescenti e giovani.
I numeri aiutano a comprendere la dimensione del fenomeno. Secondo le più recenti stime analizzate dall’UNICEF, ogni nove minuti nel mondo un ragazzo o una ragazza tra i 15 e i 19 anni muore per suicidio: nel solo 2024 si contano 59.322 decessi in questa fascia d’età. L’UNICEF precisa tuttavia che i dati disponibili presentano ancora importanti lacune, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, dove i sistemi di salute mentale dispongono spesso di risorse limitate.
Il fenomeno non riguarda però tutti i Paesi allo stesso modo. Secondo la Report Card 20 dell’UNICEF, basata sui dati del 2023, tra i Paesi ricchi i tassi più bassi di suicidio tra i 15 e i 19 anni sono stati registrati a Cipro, Grecia e Malta. All’estremo opposto si trova l’Uruguay, seguito dalla Nuova Zelanda. In generale, il tasso risulta più elevato tra i ragazzi rispetto alle ragazze.
E l’Italia? Il dato relativo alla mortalità per suicidio nella fascia 15-19 anni è di 2,82 casi ogni 100mila abitanti, un valore che colloca il nostro Paese tra quelli con i livelli più bassi in Europa. Un dato positivo che, tuttavia, non deve trasformarsi in una sottovalutazione del problema.
Dietro le statistiche ci sono condizioni di fragilità che possono intrecciarsi con violenza, discriminazione, isolamento, pressioni sociali e difficoltà legate alla salute mentale. A questo si aggiungono i rischi connessi agli ambienti digitali.
Un recente rapporto UNICEF evidenzia infatti che, nei Paesi analizzati, i minorenni vittime di sfruttamento sessuale facilitato dalla tecnologia hanno riferito pensieri o comportamenti suicidi e autolesionismo con una frequenza quattro volte maggiore rispetto agli altri bambini coinvolti nello studio.
La prevenzione, dunque, non può limitarsi all’intervento quando la crisi è già esplosa. Significa creare ambienti nei quali ragazzi e ragazze possano parlare delle proprie difficoltà senza paura di essere giudicati, avere adulti di riferimento capaci di ascoltare e poter accedere tempestivamente a servizi psicologici e sanitari adeguati.
Per l’UNICEF servono maggiori investimenti nella salute mentale, strategie nazionali specifiche per la prevenzione del suicidio, servizi territoriali accessibili e percorsi di assistenza adeguati all’età. Altrettanto importante è migliorare la raccolta dei dati, così da comprendere meglio chi è maggiormente esposto ai fattori di rischio e orientare gli interventi.
La Giornata mondiale diventa così un’occasione per spostare l’attenzione dal numero dei decessi a ciò che può essere fatto prima: intercettare il disagio, rompere il silenzio, ridurre lo stigma e rendere più facile chiedere aiuto. Perché parlare di prevenzione significa, prima di tutto, costruire intorno alle persone più fragili una rete capace di accorgersi di loro.
