Prima la preoccupazione per le condizioni di un bambino di 12 anni, poi l’attenzione sul possibile ruolo dei cinghiali che frequentano l’area. Infine, a distanza di alcuni giorni, il caso è arrivato anche sui media nazionali, fino a “La Vita in Diretta”, il programma di Rai 1, che ha acceso i riflettori sulla vicenda del Residence Acquazzurra di Formia.
Il ragazzino, originario di Milano e in vacanza con i genitori, è stato ricoverato al Dono Svizzero dopo essere arrivato al pronto soccorso in condizioni di forte disidratazione. Inizialmente si era pensato a una gastroenterite, ma la particolare gravità dei sintomi ha spinto i medici ad approfondire gli accertamenti. Gli esami effettuati hanno evidenziato un’infezione da Salmonella, un batterio potenzialmente associato a suini e cinghiali.
Secondo quanto riferito dalla famiglia ai sanitari, l’ipotesi è che il possibile contatto sia avvenuto nell’area del parco, dove durante la notte sarebbe stato più volte avvistato un cinghiale intento a rovistare tra i rifiuti presenti sull’arenile. Un collegamento, tuttavia, che non è stato accertato.
È proprio su questo punto che interviene il sindaco di Formia, che ha riferito alla trasmissione Rai di essersi mantenuto in contatto con i medici e con il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Latina. «Dalla nota dell’Asl si evince che c’è stato un caso da infezione da salmonella, potenzialmente correlabile a specie suina o cinghiali. Quindi nulla di certo», precisa il primo cittadino.
Nel frattempo, però, il Comune ha deciso di rafforzare le attività nell’area. «La tutela della salute resta una priorità», sottolinea il sindaco, ricordando che la raccolta dei rifiuti viene effettuata quotidianamente e che sugli arenili sono previsti due passaggi al giorno, oltre agli interventi dopo le mareggiate.
La presenza dei cinghiali resta comunque una questione aperta. Il Comune ha già coinvolto l’ATC LT2, l’organismo competente per la gestione faunistica, e per il 16 settembre è stato convocato un tavolo tecnico a Formia. L’obiettivo è affrontare il fenomeno con un piano di contenimento nelle aree maggiormente antropizzate.
Nel frattempo, le condizioni del bambino sono migliorate e i medici hanno rassicurato anche sulla sua evoluzione clinica.
