Adesso c’è da percorrere di corsa l’ultimo miglio, quello che separa il sito industriale ex Frigomarket Pacifico da una nuova avventura all’insegna del commercio. I lavori procedono a tappe forzate in vista dell’apertura, non ancora annunciata ma ormai prossima, del supermercato di 2500 metri quadrati di superficie. Un altro supermercato, un’altra scommessa sul filo della legittimità amministrativa, un altro brivido da notte prima degli esami.
Perché lì in via Carrara, a Tor Tre Ponti, la situazione somiglia molto, anzi moltissimo, a quella di via del Lido, dove tra un procedimento giudiziario e l’altro, malgrado i sentori di possibili incursioni di forze di polizia e magistratura, si era deciso di andare comunque avanti, fino all’inaugurazione di tre medie strutture di vendita, che secondo il giudice per le indagini preliminari Mara Mattioli e secondo i giudici della Corte di Cassazione non sono altro che un mal riuscito stratagemma per mascherare un centro commerciale vero e proprio, una struttura che lì dove si trova non poteva essere realizzata, e soprattutto non poteva essere autorizzata dal Comune, ma doveva passare per la Regione.
E sono oltre due anni che quella struttura lavora con la minaccia costante di un sequestro. Ce ne sono già stati due, e dovremo aspettare il 23 maggio, data dell’udienza del Tribunale del Riesame di Latina, per sapere se ce ne sarà anche un terzo.
Intanto, a dispetto di tutte le incertezze, i due supermercati di via del Lido, e con loro una premiata hamburgeria, continuano a lavorare e a incassare. Il nostro è uno strano mondo: la Corte di Cassazione sostiene che quella messa su in gran fretta in via del Lido a Latina sia una lottizzazione abusiva, un reato, ma dentro quella situazione illecita si lavora e si guadagna. Secondo il diritto si tratterebbe di una di quelle situazioni in cui il reato viene portato ad ulteriori conseguenze (condizione che imporrebbe il sequestro preventivo); secondo il senso comune qualcuno si arricchisce in barba alla legge e ai diritti di chi si ritiene danneggiato da una concorrenza sleale. Ma Latina è così, una città aperta a tutto, anche alle scorribande amministrative che si materializzano e si replicano grazie a qualche manina provvidenziale che spunta da un angolo all’altro della politica, sempre attenta e presente quando c’è da salvaguardare, anche a dispetto delle regole, quello che chiamano il diritto di fare impresa.
Anche sugli accadimenti interni al sito industriale ex Frigomarket, come accade per via del Lido, c’è un procedimento giudiziario in corso, avviato quando un imprenditore di Sermoneta baciato dalla fortuna aveva acquisito dal Consorzio Industriale Roma-Latina un’area di oltre venti ettari con sopra una serie di manufatti per diverse migliaia di metri quadrati di superficie coperta, e subito dopo si era fatto pizzicare a nascondere rifiuti speciali sotto terra.
La Procura della Repubblica dovrebbe dire se quello che sta succedendo in via Carrara è regolare, ma come accade nove volte su dieci, non si riesce prevenire i danni, ammesso che ve ne siano.
Si lascia correre, si permette alle attività di essere intraprese, e forse dopo si interverrà. Perché lasciare che vengano investiti capitali e avviati al lavoro dipendenti prima che sia fugato ogni dubbio sulla legittimità di una intrapresa?
E dall’altra parte, perché correre il rischio di buttare via risorse ingenti anziché sollecitare gli inquirenti a pronunciarsi per uno stop oppure per un via libera definitivo?
Sarà il gusto del rischio, la bellezza dell’incognita o l’adrenalina dello scontro all’ultimo sangue, ma quello che ne viene fuori davvero è soltanto l’incomprensibile superficialità dei sistemi di controllo e di difesa contro i rischi dell’illegalità che si manifesta attraverso pratiche amministrative opache ed eccessivamente tolleranti. Un tempo di costruivano case abusive in una notte, per consentire ai proprietari di sistemarcisi dentro prima dell’arrivo di un controllo e di un sequestro; adesso si costruiscono strutture commerciali che debbono aprire il prima possibile, anche se invece che in una notte vengono realizzate in un anno.
E a Latina, una notte o un anno, non fa differenza.
