Diciamo che va tutto bene, che l’assegnazione del compendio industriale dismesso della ex Frigomarket Pacifico sia avvenuta correttamente in favore di una società che aveva legittimamente manifestato il proprio interesse per l’acquisizione del sito di via Carrara a Tor Tre Ponti.
E diciamo che le altre quattro società che partecipavano all’asta fallimentare prima dell’esproprio da parte del Consorzio Industriale del Lazio non potevano avere alcuna pretesa da avanzare, malgrado anche loro avessero manifestato il proprio interesse per l’acquisizione del sito.
Diciamo pure che non c’è stato alcunché di sospetto da parte del Consorzio Industriale nel lasciare trascorrere diversi mesi tra il momento della manifestazione di interesse da parte di P&D (una delle cinque società che partecipavano all’asta fallimentare) e la comunicazione al Giudice delegato con cui il Consorzio Industriale annunciava l’intenzione di procedere all’esproprio del compendio immobiliare ex Frigomarket. Un’intenzione invece antica.
E lasciamo da parte le dietrologie sul fatto che durante quel lasso di tempo (aprile-ottobre 2020) il prezzo a base d’asta per l’aggiudicazione del sito di via Carrara sia sceso da sette a quattro milioni e duecentomila euro.
Non bisogna nemmeno stupirsi del fatto che quattro milioni e mezzo (nove miliardi di vecchie lire) è la somma equivalente all’ammontare dei finanziamenti pubblici complessivamente ottenuti dalle diverse società che avevano gestito l’impresa dalla sua nascita fino al fallimento.
E’ un fatto che la legge n.448 del 1998 che consente ai Consorzi industriali di espropriare un sito produttivo dismesso ricadente all’interno del proprio piano regolatore, preveda che in caso di esproprio la somma dei finanziamenti pubblici piovuti nel tempo sull’azienda fallita debba essere defalcato dal prezzo di mercato del bene dismesso.
E non c’è niente di scandaloso nel fatto che il Consorzio Industriale abbia applicato alla lettera il dettato dell’articolo 63 comma 4 della legge 448, con il risultato di vedere azzerato il costo del compendio espropriato, circostanza che ne ha consentito la cessione senza il versamento di un solo euro da parte del beneficiario.
Così come non c’è niente di scandaloso nel fatto che avendo lasciato trascorrere dei mesi prima di avvisare il giudice delegato della volontà consortile di espropriare il bene, il decremento del prezzo dell’immobile abbia comportato per il Consorzio il mancato introito di circa due milioni di euro.
Ed è stata una concomitanza di circostanze assolutamente fortuite, un regalo della sorte, a consentire alla P&D di Sermoneta di acquisire a costo zero l’intero sito con tanto di capannoni e varie altre strutture edilizie.
Essere fortunati non è un merito, ma nemmeno una colpa. Si è fortunati e basta. Succede.
E così accade che pagando un milione e mezzo il terreno su cui la ex Frigomarket si trova (la legge lo impone) e ulteriori cinquecentomila euro di oneri consortili dovuti, con soli due milioni di euro un imprenditore fortunato abbia portato a casa un bene per il quale, fino a qualche mese prima, era disposto a contendere con altri quattro imprenditori partendo da un esborso minimo di quattro milioni e duecentomila euro.
E quando la buona sorte bussa, le sorprese possono essere tante.
Come quella del capannone condonato nel 1987 e poi ancora nel 1996 per sanare il cambio di destinazione d’uso che lo aveva trasformato da industriale in commerciale. Circostanza fortuita che avrebbe consentito al Comune di Latina, nel gennaio 2026, di rilasciare il titolo unico per l’apertura di una media struttura di vendita all’interno del sito industriale di via Carrara. Ovviamente con il benestare del Consorzio Industriale, in spregio a quanto stabilisce la legge regionale istitutiva dei Consorzi Industriali del Lazio, che fa espresso divieto, all’interno dei piani regolatori consortili, di esercitare l’attività di commercio al dettaglio.
Cosa prevale, una sanatoria per un cambio di destinazione abusivo o la legge che regolamenta l’attività dei Consorzi Industriali?
La fortuna è fortuna, e questa domanda se la sono posta in Regione proprio mentre alla P&D veniva in mente di cedere in affitto, a una società che gestisce supermercati, una parte del sito di Tor Tre Ponti per aprire, proprio lì, un supermercato.
E così in Regione si sono messi a studiare la questione, finché l’allora Presidente della Commissione consiliare per lo Sviluppo Economico, Enrico Tiero di Latina, il 30 settembre 2025 annunciava che la Commissione da lui presieduta aveva espresso parere favorevole alla proposta di modifica dell’articolo 5 della legge istitutiva dei Consorzi Industriali, la n. 13 del 1997, modifica che introduce la possibilità di esercitare l’attività di commercio al dettaglio nei piani regolatori consortili.
Stavolta il diavolo ci ha messo lo zampino e mentre l’iter di quella proposta di modifica della legge era in corso, il Presidente Tiero era stato arrestato con l’accusa di corruzione. Era il mese di ottobre 2025, ma adesso, da qualche giorno, il Presidente della Commissione consiliare regionale allo Sviluppo Economico Enrico Tiero è tornato in libertà, ed è tornato anche ad occupare il posto di consigliere in Regione, annunciando ai colleghi di non essere cambiato: “Sono sempre Fratò”.
Anche all’interno del Consorzio Industriale nulla è cambiato e tutto è come prima, tant’è che nessuno ha mosso obiezioni al fatto che la P&D, proponendosi per l’acquisizione del sito ex Frigomarket, si era impegnata a rispettare le condizioni di un progetto di rilancio industriate attraverso un’attività specifica di logistica e trasporto, mentre quello che ne sta venendo fuori è l’apertura di un supermercato.
In mezzo a tanta buona sorte, non poteva mancare un pizzico di sfortuna, come quella che ha consentito ai carabinieri forestali di accertare che la P&D aveva interrato centinaia di metri cubi di macerie e materiali speciali provenienti dallo smantellamento delle celle frigorifere di un enorme capannone.
Ma la fortuna in Via Carrara ha subito ripreso il sopravvento: malgrado un recente decreto legge dell’autunno scorso, il n.116 denominato Terra dei Fuochi preveda che per un reato ambientale come quello commesso a Tor Tre Ponti si possa procedere alla revoca di concessioni, autorizzazioni, appalti, finanziamenti pubblici ed altro, a un anno di distanza da quei fatti non è ancora successo niente.
Anzi no, qualcosa è successo e sta succedendo: inquirenti e investigatori sono impegnati nelle indagini avviate all’indomani della scoperta dell’avvenuto interramento dei rifiuti in Va Carrara, e starebbero cercando di stabilire se le modalità di cessione della ex Frigomarket Pacifico siano state corrette, ovvero, come andiamo sostenendo, siano state il frutto di una serie di circostanze fortuite alimentate dal vento della buona sorte.
Un vento che in Via Carrara continua a soffiare, spinto dalla convergenza di fattori che concorrono al perpetuarsi del cosiddetto sistema Latina, quello in forza del quale, anziché bloccare un iter di cui si stanno verificando la legittimità e la correttezza, lo si lascia proseguire e concludere, e poi si vedrà.
Il caso del centro commerciale Globo sulla Pontina e il caso della piastra commerciale di via del Lido nel quartiere Q3 insegnano.
Anzi, non ci hanno insegnato granché.
