Un pezzo di amministrazione comunale coinvolta in una turbativa d’asta per l’assegnazione delle concessioni demaniali dei chioschi sul litorale di Sabaudia. Quattro indagati, compreso il sindaco Alberto Mosca, ma gli altri tre, il vicesindaco Giovanni Secci in testa e poi il dirigente dell’Area vasta tecnica e il capo settore del Demanio marittimo, hanno ricevuto un avviso di convocazione del Gip per essere sottoposte ad un interrogatorio preventivo, segno inequivocabile che nei loro confronti c’è una richiesta di misure limitative della libertà personale già sottoposta all’attenzione del giudice per le indagini preliminari.
La firma sulle richieste di custodia cautelare dovrebbe essere quella del sostituto procuratore Giuseppe Miliano ed è arrivata dopo un’indagine della Guardia di Finanza di Latina, mossa dalla vicenda di un imprenditore balneare che si è visto revocare in un colpo solo gli atti amministrativi che lo avevano visto aggiudicarsi cinque delle otto concessioni demaniali messe a bando nel 2025.
Dopo la decadenza delle precedenti concessioni e venuti meno i margini per continuare con le proroghe, il Comune di Sabaudia, all’inizio del 2025, ha dovuto bandire una gara per la riassegnazione degli spazi demaniali. Ma lo ha fatto con modalità che gli investigatori debbono aver ritenuto poco ortodosse, ipotizzando probabilmente una malcelata intenzione di consentire un regime di continuità alla gestione dei precedenti operatori e mantenere inalterato lo status quo sulle spiagge di competenza del comune di Sabaudia. Il primo segnale inconsueto era arrivato insieme alla pubblicazione del bando, che prevedeva l’assegnazione della concessione per la durata di un solo anno, rinnovabile per ulteriori dodici mesi a discrezione dell’amministrazione comunale, che si riservava peraltro la facoltà di intimare l’immediato sgombero delle aree assegnate nel caso in cui il Consiglio di Stato avesse accettato i ricorsi proposti da alcuni dei precedenti assegnatari. Un periodo troppo breve per giustificare l’investimento necessario all’allestimento di un chiosco, all’acquisto di ombrelloni e sdraio e al pagamento dei canoni concessori. Avrebbero potuto partecipare senza problemi e senza grossi rischi soltanto coloro che avevano già le strutture e gli accessori, cioè quelli di prima, o in loro vece, dei loro familiari. E così pare sia stato. E poi, la clausola del rinnovo del titolo a totale discrezione del Comune che senso avrebbe avuto? Probabilmente quello di tagliare le gambe a qualche operatore esterno e limitare i danni eventualmente subiti da qualcuno dei vecchi gestori rimasto escluso per la stagione 2025. Ma il diavolo ci ha messo lo zampino, e un imprenditore di Latina ha partecipato alla gara e le sue cinque offerte sono risultate le migliori e le più favorevoli per il Comune di Sabaudia rispetto a tutte le altre. Un terremoto. E comunque in Comune una mezza idea per sbrogliare la matassa se la sono fatta venire: l’aggiudicatario aveva i mezzi per affrontare in una volta sola le spese degli oneri concessori? Bisognava metterlo alla prova. Così dal palazzo municipale era partita l’intimazione: entro cinque giorni, a pena di revoca, bisognerà pagare tutti i canoni connessi al rilascio delle cinque concessioni. Entro le 12 del giorno di scadenza dei termini, l’imprenditore ha effettuato i bonifici in favore del Comune di Sabaudia. E per essere certo che la cosa fosse andata a buon fine, alle 15 dello stesso giorno ha comunicato agli uffici con una pec di aver ottemperato alla richiesta ricevuta cinque giorni prima.
In Comune l’imbarazzo era salito alle stelle, ma qualcosa andava fatto per evitare una rivoluzione in città. Così qualcuno ha pensato bene di contestare all’aggiudicatario di cinque concessioni il ritardo nella comunicazione dell’avvenuto pagamento, malgrado i bonifici richiesti fossero stati effettuati entro i termini previsti, cioè prima delle 12 del giorno prestabilito. Eliminata la presenza dell’estraneo, tutti i tasselli sono tornati al loro posto, con grande soddisfazione per l’establishment politico locale e degli imprenditori balneari sabaudiani. L’imprenditore di Latina tagliato fuori dall’asset con un colpo di forbice, non si è lasciato sopraffare e ha presentato cinque ricorsi al Tar, uno per ogni offerta di gara, ed ha ottenuto ragione per il primo dei ricorsi discusso dai giudici del tribunale amministrativo; logica vuole che l’esito degli altri quattro appelli sia lo stesso del primo, anche se in materia giudiziaria non è mai il caso di affrettarsi con i pronostici.
Questo vale naturalmente anche per il vicesindaco di Sabaudia Giovanni Secci e per gli altri due destinatari della richiesta di custodia, che ovviamente si protesteranno estranei alle condotte contestate, visto anche che l’amministrazione comunale non ha esitato ad opporsi al ricorso davanti al Tar, e che per difendere il proprio operato ha anche speso 28 mila euro per affrontare il giudizio di un solo ricorso. Se continuerà a farlo anche con gli altri quattro ricorsi, al di là degli esiti, il Comune di Sabaudia avrà speso oltre centomila euro per un’ardua difesa, se la storia è quella raccontata negli atti della Procura.
