Home Politica Aprilia – Sala Manzù, bufera sulla nuova intitolazione

Aprilia – Sala Manzù, bufera sulla nuova intitolazione

L'ex assessore Iencinella e la figlia del famoso scultore chiedono di ripristinare il nome della sala maggiore

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La richiesta è chiara: revocare, previa sospensione, le delibere n. 29 del 14 aprile 2026 e n. 51 dell’8 giugno 2026 con le quali la Commissione Straordinaria ha modificato l’intitolazione della “Sala Manzù”, la sala maggiore della Biblioteca Comunale di Aprilia che porta comunque il nome dell’artista, dedicandola all’architetto Aleardo Nardinocchi, prematuramente scomparso.

A chiedere di tornare sui propri passi è l’ex assessore alla Cultura della prima Giunta Meddi, l’avvocato Ermanno Iencinella, che considera quella denominazione ormai parte integrante della memoria collettiva della città. Trentacinque anni di storia, iniziative e attività artistico-culturali hanno infatti trasformato il nome “Sala Manzù” in qualcosa che va oltre una semplice intitolazione.

La decisione della Commissione Straordinaria, assunta accogliendo la proposta dell’associazione dedicata ad Aleardo Nardinocchi, ha provocato una levata di scudi. Non tanto, o non soltanto, per il riconoscimento dovuto alla figura dell’architetto apriliano, quanto per il significato che l’intitolazione a Giacomo Manzù ha assunto nel rapporto tra il grande artista e la città.

Nella sua iniziativa, Iencinella richiama proprio il valore storico e identitario della denominazione. La “Sala Manzù”, sostiene, rappresenta un toponimo storico ormai entrato nel patrimonio della comunità apriliana e costituisce un simbolo del legame culturale tra il territorio, la sua popolazione e il Maestro Giacomo Manzù.

Un legame tutt’altro che casuale. Manzù ha vissuto a lungo nel territorio di Aprilia insieme alla moglie Inge e proprio a Colle Manzù, nel Comune di Aprilia, riposano le loro ceneri. Intitolare la sala maggiore della biblioteca al grande scultore significava dunque riconoscere una relazione profonda tra l’artista e la città, fondata anche su quei valori di umanità e di pace che hanno caratterizzato la sua opera e la sua vicenda personale.

La domanda, allora, è inevitabile: cosa resta di quel legame?

Per anni Aprilia ha assistito quasi in silenzio al progressivo affievolirsi di una stagione culturale che avrebbe potuto rappresentare una delle caratteristiche distintive della città. Eppure, qualche decennio fa, sembravano esserci tutte le condizioni per costruire qualcosa di importante e duraturo. Ed è forse proprio questo il punto più delicato della vicenda. Il problema non è soltanto decidere se una sala debba chiamarsi Manzù o Nardinocchi. Il problema è capire quale idea di memoria culturale voglia avere Aprilia.

Sulla vicenda è intervenuta anche Giulia Manzù, figlia di Giacomo e presidente della Fondazione Manzù. Le sue parole hanno aggiunto un ulteriore peso alla discussione.

GIULIA MANZU’

“Ritengo che togliere la storica intitolazione della sala maggiore della biblioteca comunale di Aprilia a Giacomo Manzú sia una mancanza di rispetto. La vicenda è triste. Penso che sia necessario difendere e mantenere la memoria di un cittadino illustre di Aprilia. Mio padre e mia madre hanno vissuto per tanti anni in questo territorio. Sono disponibile ad aiutare nelle forme più opportune ogni iniziativa per tutelare la memoria di mio padre e di mia madre”.

Una presa di posizione che rende ancora più evidente quanto la questione travalichi i confini di una disputa amministrativa.
Forse, allora, la vicenda della Sala Manzù dovrebbe diventare l’occasione per una riflessione più ampia. Non soltanto sulla scelta di un nome, ma sulla necessità di recuperare quella memoria e trasformarla nuovamente in un progetto culturale.

Perché la memoria non si difende soltanto conservando un nome. Si difende soprattutto tornando a raccontare perché quel nome è stato scelto.

E forse è proprio questo che Aprilia ha dimenticato: il perché di quella intitolazione.

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