L’ ordinanza c’è e risale al 28 maggio 2026: erba e sterpaglie vanno tagliate, i lotti privati vanno ripuliti e per chi non si adegua il rischio di sanzioni salate è certo. Il rischio incendi, come ogni estate, è reale e per evitare danni a cose e a persone debbono scattare le norme di prevenzione.
La legge, nonostante sia severa, non è uguale per tutti, poiché mentre per il privato non esistono deroghe, nel caso in cui la proprietà è pubblica, intervengono mille cavilli burocratici ad impedirne il rispetto.
A via Tiberio, come fa notare Andrea Ragusa del Movimento Cinque Stelle, l’Impianto sportivo polivalente della zona, è letteralmente sommersa da una giungla di sterpaglie e fieno ingiallito.
“Un tappeto di vegetazione secca, alto e fittissimo, che arriva a lambire i balconi delle palazzine adiacenti e le mura dell’impianto stesso, creando una vera e propria bomba a orologeria per il rischio incendi. Se un privato cittadino lasciasse il proprio terreno in questecondizioni, la sanzione sarebbe immediata. Ma se l’area è pubblica, cosa succederebbe?
Il classico gioco dello scaricabarile all’italiana, intrappolato in un cortocircuito burocratico? Per regolamento, la pulizia e lo sfalcio di quella zona spetterebbero alla municipalizzata Progetto Ambiente. Tuttavia, l’Azienda ha le mani legate e non può intervenire”. E cosa impedirebbe l’intervento?
“L’impianto sportivo è stato oggetto di lavori di ristrutturazione finanziati con i fondi del PNRR. I lavori sono finiti (o quasi), ma formalmente l’area risulta ancora catalogata come cantiere. Come si può chiaramente notare dalle immagini, la recinzione di cantiere con tanto di teloni verdi e cartelli di divieto è ancora tutta al suo posto. Niente chiavi, niente accesso. La Progetto Ambiente non può entrare perché legalmente violerebbe un cantiere blindato – puntualizza Ragusa – e l’erba continua a crescere e a seccarsi. I residenti del quartiere guardano dalle finestre quella distesa infiammabile pregando che nessuno getti un mozzicone di sigaretta”.
Secondo l’esponente del MovimentoCinque Stelle , “sarebbe l’ennesima dimostrazione di come la burocrazia interna agli enti pubblici riesca a bloccare anche il buonsenso più elementare”.
“Un Comune non può emanare severe ordinanze per la sicurezza del territorio e poi restare ostaggio delle proprie recinzioni e dei propri passaggi amministrativi interni. I fondi PNRR servono a migliorare le città, non a lasciarle temporaneamente esposte a pericoli strutturali. I residenti di via Tiberio non chiedono miracoli, chiedono solo di non essere messi a rischio per il mancato rispetto di un’ordinanza proprio da chi l’ha emanata, il Comune. Speriamo che quell’erba venga tagliata quanto prima altrimenti- conclude Ragusa – in caso di incendio, a rimetterci sarebbe anche il nuovo impianto sportivo compreso il pallone pressostatico che risulta circondato dall’erba”.
