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“Aprilia Anno Zero”: il territorio tra presente e futuro secondo Davide Zingaretti – L’INTERVISTA

Viaggio nella città che verrà. Le idee e le impressioni dei principali protagonisti dell'Aprilia di domani

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L’Inchiesta

APRILIA ANNO ZERO

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Dal banco di scuola a quello del consiglio comunale e senza soluzione di continuità. Non potrebbe essere diversamente, visto che Davide Zingaretti a 18 anni, appena compiuti, affrontava nel 2018, a una manciata di giorni l’uno dall’altro, l’esame di maturità e l’esito delle consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio comunale di Aprilia.  Al liceo “Antonio Meucci”, dove si era fatto notare per le sue abilità organizzative e di leadership, il  preside di allora, Giorgio Giusfredi, non ebbe alcun dubbio quando – accettando la sfida di diventare sindaco di Aprilia – lo volle in lista con lui. Il resto è storia. Il 12 giugno 2018, gli apriliani alle urne premiarono, ancora una volta, l’alleanza civica con a capo il sindaco uscente, Antonio Terra, ma Davide Zingaretti fu eletto per la prima volta consigliere comunale, diventando addirittura uno dei più giovani amministratori d’Italia. L’edizione romana del quotidiano “La Repubblica” gli dedicò anche un articolo; al giornalista che gli chiese come fosse riuscito nell’impresa rispose:  “Ho trovato un gruppo che ha investito realmente nei ragazzi e non ha cercato di esibirli solo come medagliette. Ho visto tanta sfiducia verso la politica tra i miei coetanei e coinvolgerli è stata la vera sfida”. Eletto all’opposizione, passò pochi anni dopo in maggioranza diventando alleato del raggruppamento civico che governava allora la città, approdando poi ad Azione, partito di cui è stato anche responsabile provinciale. Dopo l’esperienza con il partito di Carlo Calenda, Davide Zingaretti è entrato nel Partito Democratico di Aprilia, diventandone – successivamente – segretario cittadino.

Crede sia ancora possibile, oggi soprattutto, dopo lo scioglimento del comune per infiltrazioni, coinvolgere le persone nella politica e nella vita cittadina?


Dobbiamo avere il coraggio di dire che lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose è stato uno strappo doloroso, una ferita che ha alimentato la sfiducia e l’allontanamento delle persone dall’Ente. Allo stesso tempo però, rispetto al quadro emerso dall’operazione Assedio, lo scioglimento è un necessario ‘punto zero’ da cui ripartire per il ripristino della legalità in tutta la macchina amministrativa comunale, sia quella politica che quella ‘tecnica’. Per riavvicinare le persone non servono promesse o voli pindarici, ma una ‘politica di prossimità’ radicale nei valori e nel metodo. Dobbiamo, come Partiti e quindi in futuro come rappresentanti Istituzionali, riempire quei ‘vuoti’ che hanno permesso il proliferare di un’attività politica e amministrativa non consona (nel migliore dei casi) o illecita nei settori più colpiti, è imprescindibile mettere in campo una politica caratterizzata dalla massima integrità morale e che abbia come bussola due valori fondamentali: la legalità e la cura della persona in tutte le sue sfaccettature. La mia generazione ha il dovere di metterci la faccia senza paura: dobbiamo essere trasparenti in modo ossessivo, spiegare passo dopo passo il lavoro che verrà fatto e dimostrare che la politica non è quella che ha tradito la città, ma è lo strumento per curarla. La fiducia si riconquista solo con la presenza e l’esempio quotidiano.

Qual è l’impressione, immediata, che avverte tra i cittadini e, soprattutto tra i giovani, che troppo spesso hanno  un ruolo poco attivo nella comunità?

C’è una polarizzazione molto forte. Da un lato tocco con mano la rabbia e la delusione di chi si sente tradito dalle istituzioni; dall’altro, percepisco il rischio di una rassegnazione pericolosa, l’idea che ‘tanto nulla cambia’, quest’ultimo sarebbe gravissimo e lascerebbe invece spazio a chi cerca di minimizzare quanto accaduto ad Aprilia. In particolare, sui giovani vorrei essere chiaro: non credo siano apatici, credo siano inascoltati. Spesso vedono Aprilia come un dormitorio o un luogo da cui scappare per realizzarsi. Eppure, quando parlo con loro, sento che c’è una ‘voglia di vita’ per la propria città. Chiedono spazi, cultura, luoghi di aggregazione sani che oggi mancano. Il loro ‘ruolo poco attivo’ è spesso una risposta alla mancanza di opportunità: se gli diamo gli strumenti e la responsabilità, sono pronti a diventare i protagonisti della rinascita. Sentire parlare di ‘futuro’ come un concetto che non raggiungiamo mai è sbagliato, iniziamo a coinvolgere concretamente i giovani nella costruzione del presente e il loro apporto sarà determinante.

Il Vescovo di Albano, Monsignor Vincenzo Viva, ha esortato i cittadini a vivere il periodo del commissariamento come “un’opportunità di rigenerazione e di risveglio”: secondo lei ci sono i pressuposti affinché Aprilia diventi un laboratorio politico dove ad emergere sia davvero la voglia di migliorare la città?

Ne sono convinto, anzi, deve esserlo. Aprilia oggi è un cantiere aperto. Il commissariamento ha azzerato le rendite di posizione e scardinato vecchi meccanismi di potere, offrendoci l’opportunità storica di ricostruire su fondamenta pulite. Possiamo diventare un laboratorio nazionale: il luogo dove dimostrare che una città di oltre 70.000 abitanti può rialzarsi dal baratro puntando su competenze, legalità e visione. La sfida del PD di Aprilia è proprio questa: realizzare un fronte progressista ampio che non guardi alle prossime elezioni, ma ai prossimi vent’anni. Se vinciamo la scommessa della legalità qui, dimostreremo che fare le cose per bene conviene a tutti, sia in termini sociali che economici. Negli ultimi anni hanno cercato di convincerci dell’opposto ed è proprio su questo che saremo un punto di rottura col passato: Aprilia deve uscire dal ‘localismo’ ed essere consapevole della propria grandezza e potenzialità, tutto questo si potrà fare solo con un’Amministrazione comunale concreta, trasparente e partecipata. Spetta ai Partiti questa funzione ed è la nostra ambizione principale.

Ci elenchi tre temi, questione morale a parte, dai quali, si dovrebbe ripartire – spiegando anche come – per amministrare al meglio Aprilia.

La legalità è le fondamenta, ma poi sopra bisogna costruirci la casa. Per noi i tre pilastri sono chiari. Il primo è una nuova pianificazione urbanistica, intesa come cura del territorio: Aprilia ha smesso da troppo tempo di essere pensata e si è solo allargata. Ripartire significa dire stop all’improvvisazione e avviare una programmazione seria dei lavori pubblici che metta al centro le periferie e la tutela dell’ambiente. Non servono cattedrali nel deserto, ma opere che possano ricucire il centro con le borgate, portando servizi e vivibilità ovunque e garantendo quelle opere pubbliche funzionali allo sviluppo sociale della città (università, parchi, strutture sportive, spazi di aggregazione come piazze o co-working ecc. ecc.). Il secondo punto è il rilancio della socialità: una città spenta è una città insicura. Dobbiamo ricostruire il tessuto connettivo di Aprilia investendo fortissimo su sport, cultura e volontariato, che sono i veri antidoti alla solitudine e all’illegalità. Ma socialità significa anche sostenere il commercio locale e, ad esempio, creare un cartello di eventi di qualità che renda le nostre piazze vive e attrattive. Vogliamo una città dove le persone abbiano voglia di restare, di incontrarsi, di vivere gli spazi pubblici. Infine, lo sviluppo economico: troppo spesso ci dimentichiamo che Aprilia è una potenza produttiva. Dobbiamo valorizzare le vocazioni naturali del nostro territorio: penso al distretto farmaceutico che è un’eccellenza europea, al comparto industriale e alla nostra straordinaria filiera agroalimentare. Il Comune deve tornare ad essere il primo interlocutore autorevole di chi crea lavoro e quindi una alta qualità della vita, in modo sano e nel rispetto dei valori che abbiamo detto in apertura. Il tutto garantendo infrastrutture e dialogo costante. Solo così potremo garantire un futuro lavorativo ai nostri cittadini, in particolare ai giovani.

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