APRILIA ANNO ZERO
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È nato a Esterzili, in provincia di Nuoro, e della sua terra d’origine ha mantenuto il piglio aspro. Per il resto se a tradirlo non fosse il cognome, per tutti, Roberto Boi è un apriliano doc. Da sempre svolge la professione di geometra, coltivando fin da ragazzo molti interessi, soprattutto per la storia e l’archeologia, due grandi passioni che gli sono state trasmesse da Bernardino Tofani, studioso e profondo conoscitore del territorio. L’attenzione verso la difesa e la trasformazione del paesaggio apriliano lo hanno fatto avvicinare alla politica, attraverso una lunga gavetta.
Nei suoi oltre venti anni di esperienza in consiglio comunale, la sua prima elezione è avvenuta nel 2002, ha ricoperto l’incarico di presidente della commissione Trasparenza (consiliatura 2013/2018) e quella di assessore all’Urbanistica (2023/2024), distinguendosi, sempre, per coerenza ed equilibrio. Ha proposto l’applicazione del vincolo della campagna romana, questione che gli è sempre stata a cuore. Si colloca da sempre nel centrodestra, avendo militato nelle maggiori formazioni politiche di quell’area, anche se ha dimostrato, sempre sul campo, che il vero collante di una comunità sono i valori e le sensibilità.
- Oggi, dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, è ancora possibile pensare di far politica ad Aprilia?
“Sicuramente guardando il bicchiere mezzo pieno, risponderei senza ombra di dubbio di sì a questa domanda; naturalmente sarei pronto a scommettere sulla rinascita di Aprilia, puntando e incoraggiando le forze sane della città, affinché possano reagire. Aprilia, in questo momento, è come una tela bianca, completamente da disegnare, e senza ostacoli che possano impedire una buona riuscita. E, vorrei aggiungere, con altrettanta certezza, che sono molte le persone di buona volontà che potrebbero contribuire a ricostruire la città: per realizzare un buon edificato, occorrono buone fondamenta”.
- Svolge una professione che la fa stare a contatto con i cittadini, soprattutto quelli delle periferie, che soffrono maggiormente la carenza dei servizi, e come padre sente da vicino le sensazioni dei più giovani, che spesso hanno un ruolo poco attivo nella comunità. Cosa ne viene fuori?
“Quel che colpisce da parte dei giovani, soprattutto, è lo scarso interesse che mostrano per la nostra città. Naturalmente con questo non voglio giudicare il loro punto di vista sulla realtà, trovo comprensibile il loro distacco, avvertono molta preoccupazione per il futuro, la città non offre loro alcuna prospettiva. E la disillusione, diffusa anche tra i meno giovani, non è certo di loro aiuto”.
- Cosa servirebbe ad Aprilia per ricominciare, questione morale a parte?
“Partiamo dal presupposto che ogni tema per essere sviluppato ha bisogno, oltre che di persone e idee valide, di risorse economiche da impiegare. Aprilia avrà bisogno di tempo, ma anche di risorse per riguadagnare forza e spazio. Poco prima che il consiglio comunale fosse sciolto, quando sembrava potesse essere imminente una nuova campagna elettorale, la lista civica AMA ha diffuso un manifesto nel quale indicavamo cosa occorresse per risorgere. Oggi sono pronto a scommettere sugli stessi temi. Al primo posto metterei l’esigenza di avere una squadra moderata, posta al centro, capace di dialogare con tutte quelle forze sane, che aberrano gli estremismi, di qualunque colore essi siano. Persone di buona volontà che intendano rimboccarsi le maniche per procedere alla ricostruzione della nostra martoriata e vilipesa città. Al secondo posto metterei l’esigenza di un progetto che punti alla ricostruzione della reciproca fiducia, della giusta identità cittadina e, perché no, di un orgoglio apriliano. Infine al terzo posto, metterei l’avvio di un percorso per un potenziamento rappresentativo, che possa unire gli apriliani per farli arrivare alle istituzioni superiori (Regione – Parlamento). Quest’ultimo punto è particolarmente importante sia per la difesa della città e del suo territorio, penso alla situazione che stiamo vivendo di fronte alla richiesta di realizzazione di una discarica, che per il reperimento di risorse economiche, che – non mi stancherò mai di dirlo – sono indispensabili per finanziare qualunque tipo di servizio collettivo”.
- Dei progetti per i quali in questi anni si è battuto molto nelle istituzioni, quali di questi dovrebbero nuovamente ispirare l’azione politica ed amministrativa?
“Partirei dalle periferie, a noi manca un consigliere regionale che alla ripartizione del Bilancio regionale, faccia stanziare i fondi per le opere di urbanizzazione primaria nel contenitore conosciuto come Legge Regionale n.6; porterei a chiusura il risanamento con l’approvazione dei piani attuativi della variante di recupero, in modo che il Comune possa acquisire gratuitamente le aree Cp (zone di completamento e riqualificazione) nelle borgate ed iniziare il percorso per dotare dei servizi minimi di socializzazione. Dal punto di vista culturale, invece, porterei avanti l’idea della realizzazione del parco archeologico ambientale e l’istituzione di un museo civico”.
