APRILIA ANNO ZERO
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Se dovessimo suggerire un volto per rappresentare il quartiere Selciatella, la scelta non potrebbe non cadere che su Vincenzo Giovannini: quando ragazzo varcò le porte del consiglio comunale, era già il “delegato”. Fu eletto nel 1999, per la prima volta, nelle file dei Popolari, il secondo mandato del sindaco Gianni Cosmi, a cui deve molto, che terminò dopo appena due anni, a seguito delle dimissioni dei consiglieri comunali. Dovette attendere le elezioni del 2005, per tornare in consiglio: quell’anno gli elettori scelsero il centrodestra, che – coerentemente con la sua storia – proseguì nell’inarrivabile impresa di sabotare se stesso. Per Vincenzo Giovannini, diventato consigliere con la Margherita, quella fu la vera svolta: sfruttando la confusione che regnava nel centrodestra, condusse Popolari e Ds nella nuova maggioranza, altro che Seconda Repubblica, diventandone vicesindaco con delega ai Lavori Pubblici.
Un capolavoro politico che, tra i mal di pancia a sinistra e la gazzarra in consiglio comunale, egli realizzò senza un briciolo di titubanza. E’ stato l’unico di quella stagione politica a non pagare la scelta audace, a lui il nome Santangelo scivola addosso, mentre per altri è un marchio indelebile. Di Vincenzo Giovannini si possono discutere le decisioni, ma la politica la sa fare e la conosce. I ballottaggi sono la sintesi della sua strategia: al fianco di D’Alessio nel 2009, poi di Terra nove anni dopo, fu con quest’ultimo che riuscì a capitalizzare il sostegno dato a chi, tuttavia, lo aveva sempre tenuto a debita distanza. Nel 2018, vincendo le diffidenze dei civici, entrò di fatto in maggioranza, aprendo le porte, tre anni dopo, a Giusfredi e Zingaretti, suoi alleati al primo turno. In modo conforme e razionale Giovannini è sempre riuscito ad associare il suo destino politico al governo cittadino: i più smaliziati lo apprezzano per questo, chi lo ha criticato non può che riconoscerne l’abilità. Non è un caso se è stato tre volte consigliere provinciale ed ha ricoperto, ininterrottamente, dal 2005 al 2023, la carica di consigliere comunale. Tra i fondatori del Partito Democratico di Aprilia, ha aderito successivamente ad Italia Viva, di cui oggi è il presidente provinciale. Candidandosi con le civiche non è riuscito nell’impresa di tornare in consiglio comunale. Elettoralmente parlando è una macchina da guerra, ragion per cui neanche il neonato polo progressista, alla fine, ne ha potuto fare a meno.
- Ha iniziato ad impegnarsi socialmente in un comitato di quartiere di periferia, il luogo dove ha vissuto e tra la gente che l’ha vista crescere: cosa pensa del modo di fare politica oggi?
“Il mio impegno è nato in un quartiere periferico di Aprilia, zona Selciatella, dove oltre ad organizzare eventi sociali mi sono dedicato a cercare di risolvere le problematiche dei residenti, ho iniziato prendendomi la responsabilità, insieme ad altri amici, di costituire una società sportiva cha ha dato la possibilità ai giovani del quartiere di poter giocare a calcio, nello stesso tempo, ho ricoperto il ruolo di Presidente del comitato di quartiere Campoverde dove, insieme agli altri membri del comitato, abbiamo portato avanti tante battaglie. Ne ricordo due su tutte quella contro l’utilizzo di droghe trai i giovani del quartiere e quella per le carenze idriche dovute all’acquedotto. Il comitato era molto attivo, si facevano molte riunioni, era un modo diverso di fare politica, di impegnarsi, c’era il contatto continuo con la gente e si stava di più tra le persone. La discesa in politica è stata influenzata proprio dall’amore e dalla stima della gente del quartiere che mi ha visto come punto di riferimento credibile e per questo mi ha spinto alla candidatura. In quel momento ho deciso di occuparmi attivamente di politica perché pensavo che partendo dal basso e affrontando le problematiche sociali e quotidiane dei cittadini, si potesse fare davvero la differenza. Oggi invece, sembra che la politica sia improvvisazione, molti provano a candidarsi pensando di essere seguiti solo per il fatto di avere tanti amici ma senza aver fatto prima qualcosa di concreto per la comunità. In molti candidati del passato non ho percepito la passione per la politica, né ho riscontrato quel sentimento di mettersi a disposizione degli altri e di rappresentarli degnamente negli organi istituzionali in cui sono stati eletti”.
- Secondo lei i social possono essere un modo per aggregare e far riacquistare fiducia nella politica?
“I social sono nati come un valido strumento di comunicazione che consente di entrare in contatto, velocemente, con tante persone; purtroppo hanno preso il sopravvento sulla realtà, spesso distorcono anche la verità dei fatti. Per fare politica, oggi, i social sono essenziali ma, bisogna usarli con consapevolezza. Nelle scuole i giovani vengono messi in guardia dai pericoli derivanti dall’uso dei social network, dal furto di identità alle truffe, fino alle molestie e intimidazioni on line. Mi auguro si faccia sempre di più in tal senso”.
- La politica, una volta, era capace di analizzare i fenomeni e condividerli nelle assemblee, come nei congressi. Oggi qualcosa si vede in campagna elettorale e se non viene il big di turno, è difficile far uscire le persone di casa. È mancanza di ideali oppure di argomenti da parte della politica locale?
“La politica locale deve finalmente ritornare ai partiti. Aprilia ha vissuto una lunga fase di civismo, che abbiamo pagato con l’ isolamento. Il civismo può essere sicuramente una risorsa, ha dei limiti: non consente di avere riferimenti istituzionali superiori, preziosi invece per contribuire alla soluzione di problematiche di grande rilevanza. Le aggregazioni civiche penalizzano la formazione di una classe politica del futuro, poiché in genere sono ‘temporanee’, nascono per una stagione o addirittura solo per le elezioni. All’interno dei partiti ci si confronta sulle idee, si fanno i dibattiti, ci si allena ad affrontare i problemi e a discuterne, ci sono i congressi dove vengono elette le proprie classi dirigenti, il partito è una scuola dove si apprende la politica e come ci si rapporta ai cittadini. E questo sempre non solo con l’avvicinarsi di una campagna elettorale. Ad Aprilia i partiti devono tornare protagonisti, riacquistare credibilità agli occhi dei cittadini perché possano proporre soluzioni”.
- Il comune di Aprilia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, una parte della classe politica degli ultimi anni è stata spazzata via. Al di là delle vicende giudiziarie, che ci auguriamo si possano concludere positivamente per gli indagati, ha mai avuto il sentore che ad Aprilia sarebbe potuta toccare questa sorte?
“I dati sullo scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose mostrano un fenomeno persistente e radicato: dal 1991, anno di introduzione della normativa, al 2025 sono stati disposti oltre 400 provvedimenti, sono stati coinvolti 300 enti locali, tra questi anche alcuni Comuni a noi vicini, ma mai avrei pensato che sarebbe toccato anche ad Aprilia. Non è l’esistenza della criminalità organizzata a stupire, piuttosto il grado di contaminazione del tessuto economico, sociale e politico. La città paga un prezzo altissimo che non meritava e, considerate le condizioni che si erano venute a creare, il commissariamento era inevitabile; occorreva azzerare alcune situazioni che, stando alle accuse che andranno comunque accertate, riguardavano traffici illeciti e collusioni di cui, personalmente, ho sempre ignorato l’esistenza. Mi auguro che i cittadini, le forze sociali e associative possano vivere questo commissariamento davvero, come ha esortato a fare il nostro Vescovo, come occasione di rinascita nel segno della legalità diventando protagonisti di una nuova stagione. Certamente il prossimo Sindaco e coalizione di governo avranno, prima di tutto, il difficile compito di restituire dignità e un’anima a questa città”.
- Non tutto del passato si può gettare via, non tutto ciò che è nuovo ci deve piacere: secondo lei quale è stata la migliore amministrazione che Aprilia ha avuto e cosa recupererebbe di quella stagione.
“Sono del parere che una amministrazione, come quella guidata a suo tempo dal Sindaco Cosmi, ricordata positivamente per aver arricchito la città mediante l’acquisto di molti immobili, per la sua natura politica e per aver formato una classe dirigente, che avrebbe potuto rappresentare la città a livelli superiori, ha rappresentato, per buona parte, uno dei migliori esempi di governo cittadino. C’erano i partiti ma, soprattutto, c’era una visione generale della città. E’ stata una fase florida sotto molti punti di vista: ci si preparava alla formazione di una classe politica capace di spiccare il volo per raggiungere un livello superiore, con una radicata rappresentanza territoriale. Avevamo realmente la possibilità di eleggere, in ambito regionale e nazionale, gli apriliani. La nostra città è considerata da sempre una terra di conquista, a causa della frammentazione politica, infatti, non è mai stata in grado di proporre un proprio candidato. Ricordo tutto con nostalgia, forse anche un po’ perché ero un ragazzo, con notevole energia e voglia di fare, è stato un periodo importante dove ho imparato l’importanza del confronto, le lunghe discussioni, i confronti anche aspri, ma sempre all’insegna del rispetto. Ora, invece, mi sembra tutto improvvisato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.
- Secondo lei, al di là della questione morale, su quali argomenti dovrebbe puntare la prossima amministrazione comunale che andrà a governare Aprilia? Ce ne indichi tre.
“Aprilia non può essere una città dormitorio, bisogna svegliare i giovani, creare centri di aggregazione, la città deve essere vissuta, bisogna restituire importanza alla cultura, che è soprattutto inclusione, attraverso eventi importanti e lo sport: occorre aprire, finalmente, questo benedetto palazzetto, accelerare la costruzione dell’auditorium e, nel frattempo, rendere accessibili le strutture poco utilizzate. Dobbiamo puntare sulla scuola e far sì che i processi educativi siano un tutt’uno con lo sport e la cultura. I giovani sono l’unica speranza per la nostra città, dobbiamo sostenerli, dargli fiducia, certo, ma soprattutto offrirgli delle opportunità. Essenziale è, inoltre, il recupero delle zone periferiche, attraverso uno sforzo serio, perché le borgate vanno dotate di acqua e fogne, strade percorribili, marciapiedi, illuminazione: servono uno studio preciso, un piano decennale degli investimenti e coinvolgere gli enti territoriali e l’ATO4. Un altro tema importante è l’ambiente che, soprattutto negli ultimi anni, è stato spesso nel mirino. La mobilitazione per difenderlo è stata molto forte, abbiamo già un numero importante di aziende a rischio di incidente rilevante inoltre Aprilia comincia ad essere chiamata la città dei rifiuti. Abbiamo il dovere di difendere il nostro territorio, un tentativo importante è stato l’avvio dell’iter per istituire il vincolo della campagna romana, ma non basta. La mancanza di una rappresentanza istituzionale in Regione dove, per competenza, si decide tutto, pesa molto”.
