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Anni di violenze sulla compagna, 30enne di Bassiano in carcere: contestato anche il reato di tortura

Decisive le segnalazioni di familiari e conoscenti, che hanno permesso ai Carabinieri di intervenire e interrompere l'aggressione

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Un’escalation di violenze che, secondo gli investigatori, sarebbe andata avanti per anni fino a culminare in un’aggressione di estrema brutalità. Per questo un uomo di 30 anni, residente a Bassiano, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e tortura nei confronti della compagna convivente.

Il provvedimento, eseguito il 22 luglio dai Carabinieri, è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina su richiesta della Procura, che nei giorni precedenti aveva già ottenuto la convalida dell’arresto in flagranza eseguito dai militari della Stazione di Bassiano.

L’intervento risale al 18 luglio, quando alcune persone vicine alla vittima, allarmate dalla gravità della situazione, hanno contattato il 112. Una chiamata che si è rivelata determinante. I Carabinieri, pur essendo liberi dal servizio, hanno raggiunto immediatamente l’abitazione. Ancora prima di entrare hanno sentito le urla provenire dall’interno e, una volta all’interno, hanno trovato la donna con il volto tumefatto e numerosi segni di violenza sul corpo. L’aggressione è stata così interrotta e la vittima è stata immediatamente messa in sicurezza, attivando le procedure previste dal protocollo “Codice Rosso”.

Secondo la ricostruzione della Procura, condivisa dal Gip nella fase cautelare, la donna e i figli minori avrebbero vissuto per lungo tempo in un clima di continue vessazioni, minacce, aggressioni fisiche e violenze psicologiche, caratterizzato da un costante controllo e da un rapporto di totale sopraffazione.

A rendere ancora più grave il quadro accusatorio sono gli episodi contestati nel luglio 2026, che hanno portato anche all’ipotesi di tortura, reato contestato solo nei casi di particolare crudeltà. Stando alle indagini, la vittima sarebbe stata privata della libertà personale e sottoposta per ore a ripetuti strangolamenti, anche utilizzando il cavo di una presa multipla elettrica, fino a provocarle più perdite di coscienza. Le violenze sarebbero poi proseguite con percosse e ulteriori condotte umilianti.

La Procura di Latina sottolinea come questa vicenda dimostri ancora una volta l’importanza di segnalare tempestivamente episodi di violenza domestica. Le richieste di aiuto di familiari e conoscenti, infatti, hanno consentito un intervento immediato, evitando conseguenze che avrebbero potuto essere ancora più drammatiche.

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