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Un nuovo pentito per la Dda, ha iniziato a collaborare l’ex gestore della Lucciola

Ivan Rapone di 48 anni sta rendendo dichiarazioni ai magistrati dell'Antimafia. Due anni fa il sequestro del pub al lido

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I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma possono contare sulle dichiarazioni di un nuovo collaboratore di giustizia capace di fornire nuovi dettagli sulla criminalità latinense e in particolare sugli affari legati al narcotraffico nel territorio pontino. Si tratta di Ivan Rapone, commerciante di 48 anni che ha gestito a lungo il pub La Lucciola al lido di Latina, fino all’estate del 2024 quando il locale venne sequestrato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo nell’ambito di un’inchiesta che contesta il reato di trasferimento fraudolento di beni. Perché lui, Ivan Rapone, figurava solo come dipendente e aveva fatto ricorso a una serie di prestanome per aggirare gli effetti di eventuali misure di prevenzione.

La sua collaborazione è nata in maniera inedita rispetto ai precedenti pentimenti di cui ha potuto beneficiare la giustizia pontina. Quando ha avviato i contatti con la Dda infatti Ivan Rapone era libero, finito di recente in un’indagine sullo spaccio, ma con un ruolo marginale rispetto ad altri personaggi che gestivano lo smercio di stupefacenti nel quartiere dei pub nel centro di Latina. Secondo quanto trapelato, l’ex titolare occulto della Lucciola aveva avuto un primo contatto con l’Antimafia già un anno prima dell’inizio della sua collaborazione con la giustizia, ma aveva interrotto il percorso in seguito a un improvviso ripensamento. Lo scorso mese di maggio invece è ritornato sui suoi passi, riprendendo il precedente contatto con la Dda di Roma per la sua collaborazione con la giustizia.

Sul contenuto delle sue rivelazioni si sa ancora pochissimo, perché gli interrogatori sono ancora in corso. Di certo Ivan Rapone potrà fornire nuovi retroscena sugli assetti più recenti della malavita latinense, in ordine proprio ai traffici di stupefacenti, perché ha potuto continuare a frequentare la città da uomo libero fino al momento del suo pentimento. Di certo deve avere giocato un ruolo centrale proprio il sequestro del pub che da un lato ha messo a nudo la sua attività imprenditoriale occulta, dall’altro lo ha esposto a una serie di difficoltà economiche che non gli hanno permesso di risollevarsi e hanno reso appetibile le “lusinghe” degli inquirenti. Questo passo conferma i sospetti che da anni circolano sul suo possibile coinvolgimento nello spaccio di droga in città.

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