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Tetto al numero di stranieri in classe, il caso nella scuola di Fondi di qualche anno fa

Era l'inizio dell'anno scolastico 2024/2025 quando i genitori degli alunni dell'Aspri denunciavano la formazione di presunte "classi ghetto"

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In questi giorni non si parla d’altro che della proposta di legge che sarebbe pronta ad introdurre direttamente il Governo con decreto. Stiamo parlando del tetto massimo di stranieri in classe. La polemica è arrivata fino alla politica nazionale toccando addirittura le principali cariche dello Stato. Il botta e risposta Meloni-Mattarella parla da solo, eppure, il discorso delle cosiddette “classi ghetto” nasce proprio in terra pontina.

A Fondi, ad inizio anno scolastico 2024/2025, era esplosa la questione fatta emergere direttamente dai genitori degli alunni dell’istituto Alfredo Aspri che denunciavano come fossero state composte classi ad altissima percentuale di presenza di stranieri a prevalenza extracomunitari, ovvero indiani, pakistani, bengalesi e in minima parte albanesi.

La vicenda poi rientrò anche grazie alla mediazione del Comune e all’apertura da parte della dirigente scolastica con una revisione della composizione, resa possibile anche per via del fatto che alcuni genitori tolsero i loro bimbi da quell’istituto spostandoli in un altro.

Perché il problema che fu di Fondi all’epoca, rischia di essere lo stesso con cui andrà a scontrarsi la realtà nell’applicazione dell’eventuale dispositivo di legge. Parliamo di casi particolari, ma possibili, che si concretizzano quando le iscrizioni in una scuola sono maggiormente da parte di famiglie con origine straniera e solo in via minoritaria di locali.

In questi giorni si parla di ipotesi e percentuali (come quella del 30% che, in realtà, dovrebbe essere legata non alla nazionalità ma alla non corretta conoscenza della lingua italiana), che non sempre i numeri si possono rispettare. Perché parliamoci chiaro, se capita che da un punto di vista urbanistico, un quartiere sia in prevalenza abitato da persone straniere – come accade in quasi tutti i centri e quello storico di Fondi fu l’esempio lampante all’epoca – come si fa a garantire che la restante percentuale sia composta da italiani (o almeno da chi parla bene la lingua)?

Ovviamente, ad oggi parliamo di idee, dibattito e polemiche in quanto non conosciamo dettagli o bozze reali della proposta.

Il caso di Fondi ad inizio anno scolastico 2024/2025, però, fu eclatante. Anche se oggi i numeri ci dicono che in provincia di Latina, quell’ipotetica percentuale per la legge verrebbe rispettata, non si può escludere come anche in terra pontina potrebbero esserci istituti borderline. Luoghi in dove l’integrazione rischia quasi di essere vista, o vissuta, al contrario. In tal caso cosa si fa? Ci sarà un organismo legato all’ufficio scolastico provinciale, o qualche dirigente comunale, insomma un colletto bianco chiamato a mediare su eventuali cambi di iscrizione e bilanciamento delle classi?

Perché il rischio, che si parli di “buon senso” o di “necessità” per “evitare di rallentare l’apprendimento di altri alunni”, rimane. Il numero degli stranieri è sicuramente più alto che in passato sia in Italia che in provincia di Latina, ma la scuola e la scolarizzazione di alunni e genitori, con tanto di insegnamento della lingua – e cultura – italiana, rientrano sicuramente nel primo tassello dell’integrazione che, ahinoi, rischia di rimanere ancora una volta lontano da politiche nazionali e locali.

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