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Terme di Fogliano, Ranaldi: «Un fallimento politico lungo decenni, ora il Comune dica cosa vuole fare»

Il consigliere comunale chiede chiarezza sul futuro dell’area e un Consiglio monotematico per informare la città

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In occasione dell’interrogazione discussa in Comune, il consigliere comunale Nazzareno Ranaldi (PerLatina2032) ha riportato all’attenzione pubblica la lunga e complessa storia delle Terme di Fogliano, ripercorrendo oltre settant’anni di scelte politiche, passaggi amministrativi e occasioni mancate che hanno condotto al definitivo fallimento della società e del progetto termale.

«Un fallimento della classe politica, di mancato sviluppo economico. Troppi dubbi e contraddizioni: l’Amministrazione deve dare risposte», ha sottolineato Ranaldi, chiedendo chiarezza sulle intenzioni future del Comune.

Le domande aperte sul futuro dell’area

Nel suo intervento, Ranaldi ha posto interrogativi precisi: vendere il terreno o avviare un nuovo progetto di sviluppo? Perché l’area delle Terme non è stata inserita nel PPE della Marina di Latina? E ancora: quale ruolo intende assumere l’Amministrazione nella ricerca di una soluzione concreta per il sito?

Secondo il consigliere, è necessario un Consiglio comunale monotematico, perché la questione riguarda l’intera comunità e merita un confronto pubblico e trasparente.

Il fallimento della società Terme di Fogliano

Lo scorso novembre si è chiusa ufficialmente la vicenda con il fallimento definitivo della società Terme di Fogliano, partecipata per l’85,92% dal Comune di Latina insieme alla Provincia e alla Camera di Commercio. A sancirlo è stata la sentenza della Cassazione del 25 novembre 2025, che ha respinto il ricorso del Comune.

«Siamo arrivati all’epilogo di una storia che parte dagli anni ’50 – ha dichiarato Ranaldi – e che oggi ha bisogno di risposte chiare, senza zone d’ombra».

La perdita della concessione mineraria

Uno dei punti centrali dell’interrogazione riguarda la perdita della concessione mineraria. Con una determina del 7 maggio 2025, la Regione Lazio ha stabilito di non riconoscere più l’esistenza della miniera di acqua termominerale delle Terme di Fogliano, citando tra le motivazioni il mancato riconoscimento dell’acqua minerale, l’inattività della concessione, l’assenza di dati su qualità e quantità delle acque e lo stato di abbandono del sito.

Ranaldi ha parlato apertamente di una mancanza di volontà politica nel rispondere alle richieste regionali, nonostante i ripetuti scambi tra uffici comunali e regionali.

Un iter amministrativo segnato da omissioni

Nel dettaglio, il consigliere ha ricostruito i passaggi chiave: dall’istanza di rinnovo presentata nel gennaio 2023, alle integrazioni documentali mai trasmesse, fino alle riunioni mancate e ai sopralluoghi disertati. Tutti elementi che hanno portato, nell’aprile 2025, all’archiviazione definitiva della richiesta di rinnovo della concessione.

Dalle origini al declino del progetto termale

Ranaldi ha poi ripercorso le origini della sorgente termominerale, scoperta negli anni ’50 durante ricerche di idrocarburi, e la prima fase di sviluppo con la Società Italiana Acque Minerali, quando le terme erano operative e frequentate. Una realtà che funzionava e che, secondo il consigliere, è stata progressivamente smantellata fino a generare un buco finanziario superiore ai dieci milioni di euro.

Il ruolo della politica e il contenzioso con Condotte

Con l’ingresso diretto della politica nella gestione, si apre una fase segnata da convenzioni, contenziosi e finanziamenti persi. Ranaldi ha ricordato il mancato completamento degli obblighi da parte della società Condotte e la conseguente perdita di un finanziamento regionale di 19 miliardi di lire, senza che il Comune si opponesse formalmente.

La richiesta finale: trasparenza e dibattito pubblico

«È doveroso che i cittadini sappiano cosa è successo in tutti questi decenni», ha concluso Ranaldi. Il destino dell’area delle Terme di Fogliano è, secondo il consigliere, un interesse collettivo, che richiede chiarezza, trasparenza e un dibattito pubblico nelle sedi istituzionali.

Per questo, l’appello finale è alla convocazione di un Consiglio comunale ad hoc, affinché la città possa conoscere e discutere il futuro di uno dei luoghi più simbolici e controversi del territorio.

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