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Sui social network c’è un trend: in provincia vige la moda della denuncia dell’abbandono di rifiuti

Le bacheche digitali mostrano città e campagne sporche. Mentre a furia di "denunciare" situazioni "sospette" si rischiano anche grane legali

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Bisognerebbe proporre un esperimento sociale: iscriversi a tutte – o almeno alla maggior parte – delle pagine social di denunce e segnalazioni dei Comuni della Provincia, e tentare di carpire da esse qual è il sentiment del cittadino medio.

Ecco, se si prova a fare questa cosa, soprattutto in estate, la sensazione è che viviamo in un territorio sporco, pieno di immondizia e, soprattutto di incivili.

Fermo restando che è difficile anche affermare il contrario, la verità è che nel periodo dei mesi “caldi” dell’anno, in terra pontina arrivano davvero tante persone e non solo nei territori di mare. In molti centri c’è un surplus di persone che pernottano o stanziano in zona per giorni, settimane o addirittura mesi.

Tra questi, statisticamente, ci sarà anche più di qualcuno non proprio ligio alle regole e al decoro urbano, ma è altrettanto vero che, al di là di palesi situazioni, nella maggior parte dei casi passa un messaggio amplificato rispetto al reale stato dei fatti.

Sottolineando che comunque d’estate esplode un po’ ovunque il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti, e la dimostrazione sono i tantissimi sacchetti della spazzatura che troviamo ai margini di strada principali o di campagna, urbane ed extraurbane un po’ in ogni zona del territorio pontino, è altrettanto complicato immaginare che i gruppi siano invasi da segnalazioni fatte ai danni di ignoti “incivili” che abbandonano la monnezza in ogni dove o che non raccolgono le deiezioni dei propri animali da compagnia. Insomma, davvero non abbiamo altri problemi nelle nostre città?

Da una parte la grande mole di persone che passa in zona, come si diceva poco prima, ha sicuramente un impatto non solo di immagine, ma anche di insofferenza. Ma non bisogna escludere che il resto lo faccia il caldo.

Dopotutto, anche nell’epoca dei social diffusi ad ogni fascia d’età, diamo per scontato che chiunque sia in grado di distinguere tra una “segnalazione” su un social network e una denuncia alle autorità competenti, tra il mettere in guardia i cittadini e il rischio di procurato allarme, o addirittura, di violazione della privacy.

Perché a furia di usare i social come luogo in cui puntare il dito, al posto che rischiare di migliorare situazioni, alcuni finiscono per peggiorarle senza fare assolutamente nulla per essere costruttivi. E con ciò non si vuole di certo invitare all’indifferenza. Ma c’è sicuramente una sottile linea che divide la denuncia pubblica dalla gogna dei social media.

Ultimo caso, solo in ordine temporale, non tutto ciò che non è ordinario è straordinario o da “denuncia”. Un esempio: in un gruppo per segnalare possibili ladri tra auto in sosta si è finito di tacciare dei giovani in attesa di un carroattrezzi per dei possibili malviventi. Insomma, forse, bisognerebbe tutti imparare ad investire chi di dovere nel poter identificare delle persone e non fotografarle e spiattellarle sui social. Diverso, è sicuramente il caso del sacchetto selvaggio abbandonato nei campi. Ma siccome per esso non c’è privacy che tenga, probabilmente, dovremo finire l’estate con le bacheche piene di immondizia abbandonata in ogni dove.

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