Home Salute e Benessere Sanità, un medico su due è in burnout: UGL chiede una svolta

Sanità, un medico su due è in burnout: UGL chiede una svolta

Giuliano richiama i dati su disagio tra professionisti sanitari e chiede più personale, sicurezza e misure per conciliare vita e lavoro

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Il burnout nella sanità non può più essere considerato un problema del singolo lavoratore. Per UGL Salute è diventato un fenomeno strutturale che rischia di avere conseguenze sia sugli operatori sia sulla qualità dell’assistenza.

A lanciare l’allarme è Gianluca Giuliano, segretario nazionale UGL Salute, commentando i dati riportati in un approfondimento di Alley Oop – Il Sole 24 Ore sul burnout e sul divario di genere nel settore sanitario.

«I numeri sul burnout dei professionisti sanitari fotografano una situazione che non può più essere derubricata a disagio individuale. Siamo davanti a una vera emergenza del Servizio sanitario nazionale, che rischia di compromettere non soltanto la salute di medici e operatori sanitari, ma anche la qualità e la sicurezza delle cure».

In Italia il 52% dei medici dichiara burnout

I numeri richiamati dal sindacato descrivono una situazione critica. In Europa un professionista sanitario su tre presenterebbe sintomi di depressione o ansia e uno su dieci avrebbe avuto pensieri suicidari.

In Italia, inoltre, il 52% dei medici dichiara di essere in burnout.

«Secondo i dati citati – prosegue Giuliano – un professionista sanitario su tre in Europa presenta sintomi di depressione o ansia e uno su dieci ha avuto pensieri suicidari. In Italia, inoltre, il 52% dei medici dichiara di essere in burnout. Sono numeri che impongono una risposta immediata e strutturale».

Per UGL Salute il problema va ricondotto soprattutto alle condizioni di lavoro.

«Non possiamo pensare di affrontare questa emergenza invitando semplicemente i lavoratori a essere più resilienti. Il burnout è strettamente legato alle condizioni di lavoro: organici insufficienti, turni prolungati, carichi eccessivi, aggressioni, pressione burocratica e difficoltà nella conciliazione tra vita professionale e privata. In Italia, secondo i dati riportati, mancano circa 30mila medici e 60mila infermieri per molti professionisti l’orario di lavoro supera le 60 ore settimanali».

Le conseguenze possono arrivare fino alle cure

La pressione sugli operatori, sottolinea Giuliano, non riguarda soltanto il loro benessere.

Secondo i dati richiamati nella nota, il burnout potrebbe aumentare fino al 57% la probabilità di errore.

«Il dato più preoccupante – sottolinea il segretario nazionale UGL Salute – è che questa situazione ha ricadute dirette anche sui cittadini. Il burnout può aumentare fino al 57% la probabilità di errore. Quando chi deve curare è sottoposto a una pressione insostenibile, a essere messa a rischio è l’intera tenuta del sistema sanitario».

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Nel quadro tracciato da UGL Salute entra anche il divario di genere.

Oltre il 56% degli iscritti alle facoltà di Medicina è donna e quasi il 70% del personale del Servizio sanitario nazionale è composto da donne. Soltanto il 19%, però, ricopre una direzione di struttura complessa.

«È necessario – sottolinea Giuliano – guardare anche alla dimensione del fenomeno. Oltre il 56% degli iscritti alle facoltà di Medicina è donna e quasi il 70% del personale del Servizio sanitario nazionale è costituito da donne, ma soltanto il 19% ricopre una direzione di struttura complessa. Una distanza che dimostra quanto ancora sia necessario lavorare per garantire pari opportunità e valorizzazione delle competenze».

Aggressioni e molestie pesano soprattutto sulle donne

Secondo i dati citati, le lavoratrici della sanità subirebbero circa due terzi delle aggressioni rivolte al personale sanitario.

Sul fronte delle molestie sessuali, la percentuale indicata è del 30% tra le donne contro il 4% degli uomini.

«A questo si aggiunge il peso del lavoro di cura familiare, che continua a gravare in misura significativa sulle donne. Per molte professioniste, quindi, lo stress prodotto da turni e responsabilità cliniche si somma a quello derivante dalle responsabilità familiari. È una doppia esposizione che il sistema non può più ignorare».

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La richiesta del sindacato è di trasformare il contrasto al burnout in una priorità delle politiche sanitarie e contrattuali.

«Come UGL Salute – conclude Giuliano – chiediamo che il contrasto al burnout diventi una priorità nelle politiche sanitarie e contrattuali. Serve una programmazione seria del fabbisogno di personale, una revisione dei carichi e degli orari di lavoro, maggiore sicurezza nei luoghi di cura e strumenti concreti per favorire la conciliazione tra vita e lavoro».

«Non basta celebrare ogni giorno il valore dei nostri professionisti sanitari: bisogna creare le condizioni perché possano svolgere il proprio lavoro senza essere logorati da un sistema in sofferenza. Il SSN non può continuare a chiedere sacrifici infiniti a chi lo tiene in piedi. Difendere la salute di chi cura significa difendere la salute dei cittadini e il futuro della sanità pubblica».

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