Home Attualità Sala Manzù ad Aprilia, l’appello di Franco Gabriele: “Rispettiamo la storia”

Sala Manzù ad Aprilia, l’appello di Franco Gabriele: “Rispettiamo la storia”

L'ex vicesindaco ha spiegato le ragioni del dissenso sul cambio di denominazione, in vista dell'inaugurazione prevista per il 10 settembre

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La richiesta di sospensione e revoca della delibera con la quale le Commissarie straordinarie hanno modificato la denominazione della sala maggiore della Biblioteca civica di Aprilia, intitolata a Giacomo Manzù, porta anche la firma di Franco Gabriele, ex vicesindaco del Comune di Aprilia e amministratore dell’ente per quattro legislature.

Gabriele ha spiegato le ragioni del dissenso rispetto al cambio di denominazione, annunciato in vista dell’inaugurazione prevista per il 10 settembre 2026.

«Ritengo che l’istanza di sospensione e revoca dell’atto sia, allo stato delle cose, un atto dovuto», afferma Gabriele. «Un atto che, secondo noi, primi firmatari ed ex amministratori comunali, abbiamo ritenuto necessario presentare senza ulteriori perdite di tempo. Siamo riusciti a reperire le firme anche in questi giorni di ferie e, considerato il carattere d’urgenza, visto l’invito che sta girando in città per il 10 settembre, non era possibile aspettare oltre».

L’istanza dovrebbe arrivare sul tavolo delle Commissarie già lunedì prossimo.

Alla base della richiesta, secondo Gabriele, ci sarebbe una questione innanzitutto amministrativa.

«Riteniamo che ci sia stata una non corretta procedura amministrativa. Per questo vogliamo evitare che si vada avanti su una strada che, a nostro giudizio, è senza uscita, anche per le stesse Commissarie».

Gabriele non esclude, tuttavia, che all’origine della decisione possa esserci stata una ricerca documentale compiuta in buona fede dagli uffici comunali: «Voglio credere che da parte di qualche funzionario istruttore della pratica, in buona fede, ci sia stata una ricerca degli atti deliberativi, soprattutto quelli del 1991, anno dell’inaugurazione della sala Manzù. Sono atti che spesso non sono stati sistemati e archiviati nel punto giusto. Da qui potrebbe essere nata l’idea che non sia mai esistito un documento ufficiale relativo all’intitolazione della sala».

Ma, secondo l’ex amministratore, la questione non può essere affrontata soltanto sulla base della presenza o meno di un singolo documento.

«Anche fosse così, dopo 35 anni da quell’inaugurazione, avvenuta con il dono della famiglia Manzù e con l’ulivo della pace ancora oggi esposto, dopo mostre importanti, a livello di Emilio Greco e Duilio Gambellotti, solo per citarne alcuni, e dopo decenni di libretti, manifesti e inviti nei quali è sempre comparsa la denominazione “Sala Manzù”, è la storia stessa a certificare un nome. E che nome».

Per Gabriele, infatti, la denominazione della sala rappresenta ormai un patrimonio della città.

«È una delle poche cose buone di cui Aprilia può andare orgogliosa e che può annoverare nella propria storia culturale. Non si tratta quindi soltanto di una questione formale, ma di una vicenda che ha assunto nel tempo un valore storico e identitario».

Da qui anche un interrogativo sull’opportunità che le Commissarie straordinarie siano intervenute su una questione di questo tipo.

«Onestamente, perché da parte delle Commissarie entrare nel merito di una questione così lontana dal loro mandato, autorizzando la rimozione di un nome e che nome, piuttosto che di un altro?».

La soluzione, secondo Gabriele, avrebbe potuto essere diversa: non cancellare, ma aggiungere.

«Piuttosto, come si fa in politica, si aggiunge, non si toglie, per non fare torti a nessuno».

C’è poi un aspetto della vicenda che, per Gabriele, assume un significato ancora più profondo: il rischio di sconfessare un percorso iniziato oltre trent’anni fa da due sindaci che hanno voluto legare in modo forte Aprilia all’arte e alla cultura di Giacomo Manzù.

«È questa la parte che più mi fa male», sottolinea. «Tutta questa vicenda va a sconfessare il grande intuito che due importanti sindaci di Aprilia, attraverso i loro atti, hanno avuto nel voler legare l’arte e la cultura di un grande maestro come Manzù alla nostra città».

«Parlo di Gino Meddi, nel 1991, con l’inaugurazione della sala, e poi nel 2003, in occasione del disciplinare d’uso della sala stessa». Un percorso proseguito anni dopo da Domenico D’Alessio.

«Nel 2011, in occasione del 75° anniversario della fondazione di Aprilia, sempre per rafforzare questo legame con il nome del maestro, si decise di intitolare a Manzù l’intera biblioteca. In quella stessa occasione si stabilì anche di voler posare nella sala un busto in bronzo raffigurante Manzù».

L’opera, realizzata dall’artista Tony De Nicola, venne collocata nel 2013, dopo la scomparsa del sindaco D’Alessio.

«Sono tutti elementi che raccontano una precisa volontà amministrativa e culturale: costruire e consolidare nel tempo il legame tra Aprilia e Giacomo Manzù».

Il senso dell’iniziativa sottoscritta da Gabriele e dagli altri firmatari è di avere «Rispetto per le cose, per i fatti e soprattutto per le persone»

«Per questo l’iniziativa presa mira al rispetto delle cose, dei fatti, ma soprattutto delle persone che in questi 35 anni di storia della Sala Manzù hanno creduto nella crescita di Aprilia e, in questo caso, nell’arte e nella cultura».

La richiesta arriva dunque alla vigilia dell’evento annunciato per il 10 settembre e che punta a riaprire la discussione sulla scelta della nuova denominazione, chiedendo alle Commissarie di fermare l’iter e verificare nuovamente presupposti, atti amministrativi e valore storico della denominazione Sala Manzù.
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