Il nuovo Piano comunale delle antenne accende il confronto politico a Sabaudia. Al centro della polemica c’è la previsione di una struttura alta 32 metri destinata a ospitare gli impianti di telefonia mobile in un’area adiacente all’ex Torre dell’Acquedotto, all’interno del parco pubblico di via degli Aquilani.
A sollevare forti perplessità sono i consiglieri comunali del Partito Democratico Giancarlo Massimi e Simone Brina, insieme al segretario cittadino Luca Mignacca, che criticano la scelta approvata dalla maggioranza durante l’ultima seduta del Consiglio comunale.
Secondo il Pd, il nuovo impianto rischierebbe di modificare sensibilmente il contesto paesaggistico di una delle aree storicamente più rappresentative della città. La struttura dovrebbe infatti sorgere accanto all’ex Torre dell’Acquedotto, edificio realizzato negli anni Trenta e considerato uno dei simboli dell’architettura razionalista legata alla fondazione di Sabaudia.
Durante la discussione in aula, i gruppi di minoranza avevano chiesto di escludere l’area dal piano e di aprire un confronto con gli operatori telefonici per individuare soluzioni alternative considerate meno impattanti sotto il profilo ambientale e urbanistico. La proposta, tuttavia, non è stata accolta dalla maggioranza.
Le critiche riguardano anche la collocazione dell’impianto in un’area verde frequentata quotidianamente da famiglie e bambini, in prossimità di strutture scolastiche e di servizi pubblici. Per l’opposizione, la valorizzazione del parco e dei beni storici della città dovrebbe rappresentare una priorità nelle scelte urbanistiche future.Nel documento diffuso nelle scorse ore, il Partito Democratico richiama inoltre l’attenzione su altre opere in corso nel centro cittadino, evidenziando la necessità di una maggiore condivisione delle scelte che incidono sul paesaggio urbano.
La vicenda è destinata a proseguire anche nelle prossime settimane. I rappresentanti dell’opposizione hanno infatti annunciato l’intenzione di proporre agli altri gruppi consiliari una raccolta di firme per chiedere la revisione del progetto e aprire un confronto più ampio con la cittadinanza sul futuro dell’area interessata dall’intervento.
