Home Cronaca Sabaudia, bambino aggredito a 10 anni: i genitori scrivono al ministro Nordio

Sabaudia, bambino aggredito a 10 anni: i genitori scrivono al ministro Nordio

Chiesti tempi più rapidi e protezione per il figlio. L’imputato è stato rinviato a giudizio: il dibattimento inizierà nel luglio 2027

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A quasi tre anni da quell’aggressione, per un bambino che oggi ha 13 anni la vicenda giudiziaria non è ancora arrivata al suo primo giorno di processo. E proprio sui tempi della giustizia e sulle tutele riservate alle vittime minorenni si concentra il nuovo appello che la famiglia ha indirizzato al ministro della Giustizia Carlo Nordio, con la richiesta di attenzione rivolta anche alla Presidenza della Repubblica, alla Presidenza del Consiglio e al Garante nazionale per l’Infanzia.

La storia comincia a Sabaudia nel novembre del 2023. Secondo quanto ricostruito nell’imputazione, il bambino, allora di 10 anni, sarebbe stato aggredito da un vicino di casa al culmine di alcuni dissidi di vicinato. L’accusa contesta all’uomo di averlo colpito e sbattuto contro una porta blindata, provocandogli lesioni al volto giudicate guaribili in oltre 40 giorni.

Un episodio avvenuto nelle pertinenze dell’abitazione e sotto gli occhi della madre del bambino, che in quel momento non avrebbe avuto la possibilità fisica di intervenire.
Sul piano giudiziario, nel frattempo, un passaggio importante è arrivato. Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Giuseppe Cario ha disposto il rinvio a giudizio dell’uomo accusato dell’aggressione. La Procura di Latina aveva avanzato la richiesta già nell’ottobre 2024.

È però proprio la distanza tra quella richiesta e l’avvio del dibattimento ad alimentare la protesta della famiglia. L’udienza inizialmente prevista per il 7 settembre 2026 sarebbe infatti slittata al 2 ottobre a causa – secondo quanto denunciato dai genitori – di un problema nella notifica alla difesa. Il risultato è che il processo è stato calendarizzato per il 10 luglio 2027.

Se quella data sarà confermata, saranno trascorsi quasi quattro anni dall’aggressione.
Per i genitori non si tratta soltanto di una questione di calendario giudiziario. Nel loro appello viene denunciato soprattutto l’impatto che l’attesa avrebbe sulla vittima, costretta, secondo la famiglia, a vivere ancora all’interno dello stesso contesto abitativo nel quale si trova anche l’imputato.

È questo uno dei punti più delicati della lettera al ministro. La famiglia sostiene infatti di aver chiesto fin dalla denuncia l’applicazione di alcune misure come il divieto di avvicinamento e di comunicazione. Secondo quanto lamentato dai genitori, quelle tutele non sarebbero state applicate, lasciando il minore esposto a una situazione di contiguità che avrebbe alimentato paura e isolamento.

La famiglia riferisce inoltre che il bambino sarebbe seguito dai servizi dedicati alla salute mentale dell’età evolutiva.

Da qui la richiesta di un intervento sul piano generale, oltre che sul caso specifico: introdurre strumenti capaci di garantire maggiore rapidità ai procedimenti nei quali sono coinvolti minori e impedire che il tempo necessario alla giustizia finisca per trasformarsi – come ritengono i genitori – in un’ulteriore forma di sofferenza.

Da capire, adesso, se e in che modo il ministero della Giustizia interverrà sulla vicenda o, più in generale se il ministro porterà all’attenzione del Governo la questione, magari per prevedere un dispositivo normativo per evitare nuovi casi analoghi in futuro.

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