Non è soltanto una questione tecnica sulla separazione delle carriere, ma un passaggio che riguarda la tenuta della democrazia costituzionale. È questo il messaggio emerso dall’incontro pubblico che si è svolto ieri al circolo cittadino del Partito Democratico di Latina, organizzato dalla vicesegretaria del Pd Lazio e capogruppo in Consiglio comunale Valeria Campagna.
All’iniziativa sono intervenuti Angelo Schillaci, professore di diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza di Roma, e Valerio Savio, magistrato e presidente aggiunto della sezione GIP-GUP del Tribunale di Roma, oltre che componente dell’esecutivo di Magistratura Democratica.
Con loro hanno dialogato la stessa Campagna e il segretario provinciale del Pd Omar Sarubbo.
L’incontro arriva a pochi giorni da quello del 24 febbraio, che aveva visto la partecipazione della segretaria nazionale del Pd Elly Schlein e dello scrittore ed ex magistrato Gianrico Carofiglio.
Savio: «Separazione delle carriere etichetta fuorviante»
Nel corso del dibattito il magistrato Valerio Savio ha spiegato come la cosiddetta separazione delle carriere rischi di essere una definizione fuorviante.
«Se davvero si voleva separare le carriere tra pubblici ministeri e giudici – ha osservato – sarebbe bastata una legge ordinaria. Non è necessario intervenire sul sistema di autonomia e indipendenza costruito dai padri costituenti per garantire il controllo sulla legalità dei poteri pubblici e la tutela dei diritti dei cittadini».
Secondo Savio la riforma rischia di rompere un equilibrio istituzionale consolidato da decenni.
«La divisione della magistratura in due corpi separati, l’indebolimento del Csm e la creazione di una nuova Alta corte disciplinare incidono profondamente sul ruolo della giurisdizione e sulla sua autonomia».
Il magistrato ha inoltre ricordato che nel sistema italiano il pubblico ministero non è un accusatore, ma un organo di giustizia che può chiedere anche l’assoluzione quando le indagini lo portano in quella direzione.
Schillaci: «In gioco la separazione dei poteri»
Anche il professor Angelo Schillaci ha evidenziato come il referendum si inserisca in un quadro istituzionale più ampio.
«Questo referendum riguarda in realtà la separazione dei poteri più che la separazione delle carriere – ha spiegato –. Toccare la Costituzione su questi assetti significa incidere sui meccanismi che consentono alla magistratura di controllare eventuali abusi del potere politico».
Secondo Schillaci, due aspetti in particolare destano preoccupazione: lo sdoppiamento del Csm e il sistema di sorteggio per la selezione dei membri.
«Eliminare il voto – ha osservato – significa ridurre la dimensione democratica e pluralista che oggi caratterizza l’autogoverno della magistratura».
Campagna: «Riforma che non risolve i problemi reali»
Nel suo intervento Valeria Campagna ha sottolineato come dietro un referendum apparentemente tecnico si giochi una partita più ampia.
«Siamo di fronte a un passaggio che può incidere sulle fondamenta della nostra democrazia – ha dichiarato – e che non affronta i problemi reali della giustizia, come la lunghezza dei processi o la carenza di organico».
Campagna ha criticato anche la narrazione del governo sulla riforma.
«La presidente Meloni continua a parlare di un’occasione storica per avere una giustizia più efficiente. Ma se questa riforma non serve a migliorare la giustizia per i cittadini, allora a cosa serve?».
Sarubbo: «La partita è aperta»
A chiudere l’incontro è stato il segretario provinciale del Pd Omar Sarubbo, che ha rilanciato la campagna per il No.
«La mobilitazione per il No – ha spiegato – ci offre l’opportunità di confrontarci con i cittadini e smontare una riforma troppo spesso ridotta a slogan».
Secondo Sarubbo, la discussione pubblica degli ultimi mesi starebbe aumentando la consapevolezza sul tema.
«I sondaggi confermano che la partita è aperta. Se a gennaio prevaleva la disinformazione, oggi cresce la consapevolezza dei cittadini, che iniziano a intravedere dietro i tecnicismi una vera e propria offensiva contro l’autonomia della magistratura».
Prossimo appuntamento in centro
La campagna informativa del Partito Democratico proseguirà domenica 15 marzo in corso della Repubblica a Latina, dove sarà allestito un gazebo informativo dedicato al referendum sulla giustizia.
