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Referendum sulla giustizia, a Latina l’incontro di Fratelli d’Italia sulle “ragioni del Sì”

Al dibattito hanno partecipato i senatori Calandrini e Balboni e il professor Tivelli in vista del voto del 22 e 23 marzo

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Si è svolto a Latina l’incontro pubblico dal titolo “Le ragioni del Sì”, organizzato da Fratelli d’Italia in vista del referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo. L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto sui contenuti della riforma e sull’importanza della partecipazione al voto.

Ad aprire l’incontro è stato Dino Iavarone, coordinatore comunale di Fratelli d’Italia, che ha sottolineato la necessità di informare i cittadini sui temi al centro della consultazione referendaria e di promuovere un confronto pubblico su una riforma che riguarda il funzionamento dello Stato e i diritti dei cittadini.

Calandrini: «Decisiva la partecipazione al voto»

Nel corso dell’incontro è intervenuto il senatore Nicola Calandrini, presidente della Commissione Bilancio del Senato e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia a Latina, che ha invitato i cittadini a partecipare al voto.

«Siamo alle battute finali di questa campagna referendaria e i giorni che ci separano dal voto saranno decisivi. Più dei sondaggi conterà la partecipazione dei cittadini: il 22 e 23 marzo sarà importante andare alle urne e scegliere consapevolmente sul futuro della giustizia nel nostro Paese».

Calandrini ha poi evidenziato come il tema della giustizia riguardi l’intera società.

«Questo referendum non riguarda soltanto magistrati, avvocati o esperti di diritto. Riguarda tutti i cittadini italiani, perché il funzionamento della giustizia incide sulla vita di ciascuno di noi».

Il senatore ha inoltre richiamato il peso economico delle inefficienze del sistema giudiziario.

«L’inefficienza della giustizia ha un costo enorme anche per l’economia del Paese. Si stima che pesi fino al 2,5% del Pil, parliamo di decine di miliardi di euro ogni anno».

Balboni: «La riforma rafforza lo Stato di diritto»

All’incontro ha partecipato anche il senatore Alberto Balboni, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, che ha respinto le critiche secondo cui la riforma metterebbe la magistratura sotto il controllo della politica.

«È stato ripetuto più volte che questa riforma vorrebbe sottomettere la magistratura al potere politico. Non è vero. Lo hanno chiarito anche autorevoli costituzionalisti: l’obiettivo è esattamente l’opposto, cioè liberare i magistrati dal peso delle correnti e rafforzare i principi dello Stato di diritto».

Balboni ha poi spiegato che la riforma interviene sull’articolo 104 della Costituzione, mantenendo il principio di autonomia della magistratura.

«La Costituzione continuerà a dire che la magistratura è autonoma e indipendente da ogni altro potere. La riforma introduce una distinzione tra magistratura inquirente e magistratura giudicante, riconoscendo pari dignità costituzionale a entrambe».

Tivelli: «Ridurre il peso delle correnti nel Csm»

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Luigi Tivelli, giurista e politologo, che ha offerto una riflessione sul funzionamento del sistema giudiziario e sul ruolo del Consiglio superiore della magistratura.

«Il problema non sono i magistrati, tra i quali ci sono tante professionalità di altissimo livello. Il nodo riguarda piuttosto il sistema delle correnti e il modo in cui si formano gli equilibri all’interno del Csm, che nel tempo ha favorito dinamiche corporative».

Tivelli ha quindi sottolineato la necessità di intervenire per riequilibrare il sistema.

«L’obiettivo della riforma è ridurre il peso delle correnti e restituire maggiore equilibrio al sistema, rafforzando l’imparzialità e il funzionamento dello Stato di diritto».

L’incontro si è concluso con un invito alla partecipazione al voto in vista del referendum del 22 e 23 marzo, considerato dai promotori un passaggio importante nel percorso di riforma della giustizia.

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