Home Politica Proroga del commissariamento ad Aprilia, troppi nodi da sciogliere

Proroga del commissariamento ad Aprilia, troppi nodi da sciogliere

Prima di tornare alle urne e preparare la competizione elettorale, occorre mettere la macchina comunale nelle condizioni di ripartire

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La proroga del commissariamento di Aprilia, accompagnata dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della relazione del Ministero dell’Interno, restituisce un quadro amministrativo e criminale di particolare complessità. Un quadro che rischia di allungare ulteriormente i tempi del ritorno alle urne, proprio perché sono ancora numerosi i nodi da affrontare e sciogliere prima di poter restituire alla città una macchina comunale pienamente funzionante e ricondotta a condizioni di legalità e trasparenza.

Le ragioni alla base della proroga sono sintetizzate in sette punti e riconducono, in primo luogo, alla persistenza del rischio criminale. Secondo quanto emerge dalla relazione, il territorio di Aprilia continua a essere interessato da attività e tensioni riconducibili a un clima di illegalità diffusa, che finisce per riflettersi anche su alcune criticità dell’apparato amministrativo.

Se sul fronte giudiziario saranno gli esiti dei procedimenti in corso a stabilire eventuali responsabilità penali, sul piano amministrativo spetta invece alla Commissione Straordinaria proseguire nel lavoro già avviato, intervenendo sugli ingranaggi di una macchina comunale che necessita ancora di importanti correttivi.

Tra i dossier che hanno impegnato maggiormente le commissarie ci sono la riorganizzazione degli uffici, i controlli antimafia sugli appalti, sui fondi PNRR e sui cantieri, anche alla luce delle diverse interdittive antimafia emerse nel territorio. A questi si aggiungono l’abusivismo edilizio e le occupazioni, con numerosi procedimenti ancora da completare: dagli sgomberi alle demolizioni, dalle acquisizioni degli immobili abusivi fino al recupero degli alloggi Ater occupati.

Restano poi da definire alcune procedure riguardanti immobili confiscati alla criminalità organizzata, tra cui uno ancora occupato dai familiari dell’ex proprietario.

Altro capitolo particolarmente delicato è quello finanziario. Il Comune presenta criticità nella gestione delle entrate e dei tributi, nella liquidità e nel disavanzo, mentre gli interventi di risanamento risultano ancora in corso. Questioni che, peraltro, non rappresentano una novità: sono state evidenziate più volte anche dalla Corte dei conti, senza che negli anni la politica locale sia riuscita a intervenire con la necessaria decisione sulle cause strutturali che hanno prodotto tali difficoltà.

E poi c’è l’Azienda speciale comunale, in liquidazione dal 2017 e con circa 150 dipendenti. Una vicenda ancora complessa, che necessita di essere definita anche sotto il profilo del bilancio 2025 e che rappresenta uno dei dossier più delicati lasciati in eredità alla gestione commissariale.

È proprio la somma di queste questioni a spiegare la scelta di prorogare il commissariamento. Non si tratta soltanto di attendere gli sviluppi delle inchieste giudiziarie, ma di completare un lavoro amministrativo che investe settori strategici e che, secondo quanto riportato nella relazione ministeriale, presenta ancora elementi di criticità.

Il dato politico, però, resta inevitabile.

Molte delle questioni oggi affidate alla Commissione Straordinaria erano note da tempo alla politica locale. Alcune erano state segnalate anche dagli organi di controllo. Eppure, negli anni, non sempre sono seguiti interventi adeguati e risolutivi.

Ora saranno le indagini e i processi a stabilire se, dietro determinati meccanismi, vi siano state responsabilità penalmente rilevanti. Questo è un terreno che appartiene alla magistratura e sul quale sarebbe improprio anticipare conclusioni.

Ma sul piano politico-amministrativo una domanda resta: perché quei meccanismi non sono stati fermati prima?

Se le ipotesi investigative dovessero trovare conferma nei tribunali, il problema non sarebbe soltanto quello di una mancata percezione di ciò che stava accadendo. Emergerebbe piuttosto una questione ancora più pesante: se sia mancata la volontà politica di intervenire, nonostante criticità che erano già sotto gli occhi di tutti.

Ed è forse proprio questo il punto centrale della proroga.

Prima di tornare alle urne non c’è soltanto da preparare una nuova competizione elettorale. C’è da mettere nelle condizioni la macchina comunale di ripartire, affrontando i problemi rimasti aperti, rafforzando i controlli e ricostruendo condizioni di legalità, trasparenza e credibilità amministrativa.

Perché il ritorno alla politica non può coincidere semplicemente con il ritorno dei politici negli uffici comunali. Prima viene la ricostruzione delle regole. Poi, eventualmente, il ritorno alle urne.

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