La Procura della Repubblica di Cassino interviene per smentire alcune informazioni circolate negli ultimi giorni sul caso di Gianmarco Pozzi, il giovane campione di kick boxing morto a Ponza il 9 agosto 2020.
Secondo la Procura, diversi titoli apparsi su agenzie e organi di informazione hanno fornito una rappresentazione non corretta dell’esito del procedimento, lasciando intendere una riapertura delle indagini sulla morte del giovane.
Una ricostruzione che l’ufficio giudiziario definisce fuorviante e idonea a ingenerare nel lettore un’idea non corrispondente al vero.
Il procedimento sulla morte è chiuso
Il punto centrale della precisazione riguarda il procedimento penale relativo al decesso di Gianmarco Pozzi.
Il gip del Tribunale di Cassino, con ordinanza dell’8 luglio 2026, ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura in relazione alle ipotesi di reato contestate nel fascicolo sulla morte.
Il giudice, dunque, non ha accolto l’opposizione presentata dai difensori dei familiari del giovane, che chiedevano nuove indagini.
Per la Procura, il procedimento sulla dolorosa vicenda del decesso di Pozzi è quindi, allo stato, chiuso, salvo il diritto delle persone offese di esperire i rimedi processuali previsti dal codice di procedura penale.
Le ipotesi di reato archiviate
La richiesta di archiviazione riguardava le ipotesi di morte come conseguenza di altro delitto, omicidio colposo e omicidio preterintenzionale.
Durante la camera di consiglio sono state sviluppate le argomentazioni della Procura e delle persone offese, rappresentate dai rispettivi difensori.
All’esito, il gip ha accolto la richiesta della Procura e non ha disposto nuove indagini sulla dinamica del decesso.
Resta solo il filone sul consulente tecnico
La Procura chiarisce però che esiste un secondo e separato procedimento.
Questo riguarda il consulente tecnico della Procura che si occupò dell’analisi del telefono cellulare di Gianmarco Pozzi.
In quel fascicolo si procede per l’ipotesi di frode processuale, legata alla procedura seguita per l’analisi del dispositivo.
Secondo quanto ricostruito nel comunicato, la procedura non corretta avrebbe reso impossibile l’analisi del telefono, determinando il blocco irreversibile dell’apparato cellulare.
Nuovi accertamenti, ma non sulla morte di Pozzi
È su questo secondo procedimento che il gip ha accolto l’opposizione dei familiari, disponendo ulteriori accertamenti.
La Procura specifica però che si tratta di verifiche relative alle modalità della condotta del consulente tecnico.
Non sono accertamenti che concernono l’ipotesi di omicidio e dunque non riguardano la dinamica del decesso di Gianmarco Pozzi, archiviata con il procedimento separato.
