L’indagine è partita dalla Procura di Milano e ha portato ad arrestare due persone: una a Trento e una Reggio Calabria. Ma sono indagate a vario titolo altre quattro persone, tra cui una del territorio pontino.
Il reato contestato, oltre ad essere tra i più odiosi perché coinvolge i bambini in questioni legate alla pornografia, ed è ancora più sottile perché si tratta di vicende legate ad un’opera che si compie a distanza: adulti che da dietro uno schermo di un pc o di uno smartphone inducono minori – di solito attraverso ricatti o pressioni simili a violenze – a compiere atti sessuali dinanzi ad una videocamera. Materiale questo, che di solito viene addirittura salvato, archiviato e a sua volta diffuso attraverso una rete che la Procura di Milano, attraverso anche l’opera della Polizia Postale sta cercando di sgominare.
Sulle figure indagate si sa poco, se non che hanno un’età compresa tra i 47 e i 57 anni e, oltre alla persona originaria della Provincia di Latina, ne spicca anche un’altra del territorio romano e un consigliere comunale di Brescia dimessosi nei giorni scorsi dopo aver saputo di essere indagato e che respinge le accuse.
