C’è un elemento che porta direttamente alle famiglie rom di Campo Boario e Gionchetto nell’indagine della Polizia sull’omicidio di Ibrahim Dibba, il cittadino gambiano di 27 anni ucciso a colpi di pistola mercoledì sera mentre camminava a piedi in viale XXIV Maggio. Si tratta del contratto di noleggio dell’auto, la Kia Picanto utilizzata dagli autori dell’agguato e lasciata in un parcheggio alle spalle dei palazzoni di via Pionieri della Bonifica: la locazione dell’utilitaria era stata intestata a una Di Silvio trentenne di Latina.
Insomma, la titolarità del noleggio e il luogo scelto per abbandonare la vettura o comunque parcheggiarla, convergono nella medesima direzione, ma ora gli investigatori della Squadra Mobile stanno lavorando per identificare gli autori dell’omicidio. Incrociando testimonianze e filmati di video sorveglianza registrati dalle telecamere cittadine, i poliziotti hanno già verificato che a bordo della vettura c’erano più persone, ovvero dall’esterno poteva apparire piena: non c’erano solo il conducente e il passeggero seduto accanto a lui, ma c’erano persone sedute anche sui sedili posteriori.
A confermare i sospetti sul coinvolgimento di alcuni personaggi legati alle famiglie del clan Di Silvio è quanto ha dichiarato la compagna della vittima, una donna romena che a distanza di un giorno si è presentata l’altra sera in Questura. Inizialmente infatti si era sottratta alle domande dei poliziotti, poi ha avuto un ripensamento e avrebbe contribuito a ricostruire le ultime ore di vita di Ibrahim Dibba. Non è chiaro se abbia fatto dei nomi, ma sicuramente ha confermato la pista dei rom e l’ipotesi che il giorno prima dell’agguato, il 27enne aveva avuto una lite animata, presumibilmente con le persone che lo hanno cercato mercoledì per freddarlo a colpi di pistola.
Anche sul movente gli investigatori hanno iniziato a vagliare le prime ipotesi, tutte legate agli ambienti dello spaccio di droga, a partire dall’ipotesi che la vittima avesse chiesto o preteso dei soldi. Ma il lavoro degli inquirenti prosegue alla ricerca di indizi concreti, come quelli necessari per identificare le persone che hanno partecipato materialmente all’omicidio, definendo anche i ruoli di ciascuno. Anzi, individuare i loro nomi e acquisire la prova che siano saliti a bordo della Kia Picanto, ad esempio trovando tracce genetiche e impronte nell’abitacolo con i rilievi della scientifica, potrebbe non essere sufficiente per chiudere il cerchio, perché i poliziotti dovranno provare anche le responsabilità di ciascuno, ovvero collocare tutti i soggetti coinvolti mercoledì sera, a bordo di quella macchina in viale XXIV Maggio.
