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Monte Cucca, l’acquedotto romano finisce al Tar: chiesta la sospensione dei lavori sulla Terracina-Priverno

Una perizia individua nel sottosuolo l’antico acquedotto di San Lorenzo dell’Amaseno. Ricorso contro Anas e il Commissario straordinario

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Il progetto di ripristino della linea ferroviaria Terracina-Priverno Fossanova si trova improvvisamente di fronte a un nuovo ostacolo. Mentre il dibattito politico continua a concentrarsi sulle risorse economiche necessarie per completare l’opera, un ricorso presentato al Tribunale Amministrativo Regionale rischia di rallentare o addirittura fermare i lavori previsti nell’area di Monte Cucca.

Al centro della vicenda c’è la possibile presenza, nel sottosuolo interessato dal cantiere, dell’antico acquedotto romano di San Lorenzo dell’Amaseno, un’infrastruttura archeologica che, secondo una perizia indipendente, attraverserebbe proprio la zona destinata agli interventi di messa in sicurezza contro il rischio di caduta massi.

Il ricorso è stato presentato da una proprietaria di terreni interessati dalle opere, assistita dagli avvocati Francesco Di Ciollo, Alessandro D’Angelis e Giovanni Di Ciollo. L’azione legale è rivolta contro Anas e contro il Commissario straordinario incaricato del ripristino della linea ferroviaria.

Secondo quanto sostenuto dai ricorrenti, il procedimento amministrativo che ha portato all’avvio dei lavori sarebbe caratterizzato da carenze istruttorie e dall’assenza di un adeguato contraddittorio. Proprio per verificare i sospetti sulla presenza di strutture archeologiche, la proprietaria avrebbe incaricato l’archeologo Pier Carlo Innico di effettuare approfondimenti tecnici.

La relazione prodotta dall’esperto avrebbe confermato l’esistenza dell’acquedotto romano nel sottosuolo. Una scoperta che ha portato alla presentazione di una segnalazione alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina.

La questione assume particolare rilevanza sotto il profilo giuridico. Nel ricorso viene infatti sostenuto che la presenza di un bene archeologico appartenente al patrimonio dello Stato renderebbe inefficaci gli atti di cessione volontaria delle particelle catastali interessate dall’intervento. Secondo questa impostazione, il proprietario privato non avrebbe avuto titolo per disporre di beni che, per legge, rientrano nella tutela pubblica.

Da qui la richiesta di sospensione degli atti relativi alla Conferenza dei Servizi e del verbale di consegna delle aree destinate ai lavori.

Nel frattempo anche la Soprintendenza si è attivata. L’ente avrebbe trasmesso una segnalazione alla Compagnia dei Carabinieri di Terracina e al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, sezione archeologica, chiedendo gli accertamenti del caso.

Secondo quanto emerso, l’acquedotto non risulterebbe adeguatamente rappresentato nella documentazione vincolistica attualmente disponibile, nonostante il lungo iter preparatorio che ha preceduto l’avvio del cantiere. La stessa Soprintendenza avrebbe ricordato che, durante la Conferenza dei Servizi, erano già state prescritte attività di assistenza archeologica e ricognizione preventiva dell’area.

Il nodo principale riguarda ora il possibile impatto delle opere di consolidamento del versante sulla struttura archeologica. Il timore è che gli interventi previsti per la protezione della linea ferroviaria possano provocare danni irreversibili a un bene storico di interesse pubblico.

Per questo motivo sarebbe stata richiesta la notifica di un provvedimento di interruzione delle attività fino al completamento delle verifiche tecniche e archeologiche.

La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per il progetto di riattivazione della Terracina-Priverno. Solo nei giorni scorsi il senatore Claudio Fazzone aveva evidenziato la necessità di reperire ulteriori 40 milioni di euro rispetto ai 60 milioni già stanziati, riconoscendo di fatto che le risorse disponibili non sarebbero sufficienti a garantire il completamento dell’intera opera.

Ora, oltre alle questioni finanziarie, il futuro del collegamento ferroviario dovrà confrontarsi anche con le esigenze di tutela del patrimonio archeologico. Sarà il TAR a dover valutare se le ragioni avanzate dalla ricorrente e gli elementi emersi dalla perizia siano sufficienti per disporre la sospensione degli atti e dei lavori.

Una decisione che potrebbe avere conseguenze significative non solo sul cronoprogramma del cantiere, ma sull’intero percorso di ripristino di una linea ferroviaria considerata strategica per il territorio pontino.

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