È arrivato anche l’annullamento del permesso di costruire rilasciato nel 2013 per il palazzo di Borgo Piave realizzato dalla Piave Costruzioni, la società dell’imprenditore ed ex Consigliere comunale Vincenzo Malvaso.
L’edificio di 9.762 metri cubi era stato sequestrato più di dieci anni fa nell’ambito di un procedimento che ha portato alla condanna definitiva dell’amministratore della società per reati edilizi e per falso, in realtà anche per abuso d’ufficio, ma quest’ultimo reato è stato abrogato.
Nel marzo scorso infatti la Corte d’Appello di Roma aveva comunicato al Comune che la demolizione dello stabile, sentenza accessoria oltre ai sei mesi di reclusione, è ormai definitiva alla luce della pronuncia della Corte di Cassazione del febbraio scorso.
Decidendo di annullare il permesso di costruire, il Comune ha ravvisato come nell’ambito del procedimento penale sia “emersa la falsità della documentazione posta a fondamento del rilascio del titolo edilizio”, ma ha tenuto conto anche del fatto che a livello amministrativo il palazzo non era più legittimato.
Nel 2015 infatti il Commissario straordinario del Comune di Latina aveva annullato le varianti ai piani particolareggiati esecutivi, compresa quella di Borgo Piave, in virtù della quale era stato rilasciato il permesso di costruire. Tra l’altro l’ordinanza di demolizione emessa all’epoca nei confronti della Piave Costruzioni era stata annullata dal Tar, proprio perché non era stata preceduta dall’annullamento del permesso di costruire.
Anzi, questo aveva permesso alla società di Malvaso di riprendere i lavori per il completamento del palazzo che, tre anni fa, il Comune non aveva fermato, tant’è vero che il cantiere era finito al centro di una seconda inchiesta per lottizzazione abusiva che è costata all’ex Consigliere comunale un nuovo processo, già iniziato davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina.
Nel frattempo però è arrivata la pronuncia della Corte di Cassazione che ha reso definitiva la demolizione decisa dal giudice che aveva condannato Malvaso in primo grado per la prima inchiesta.
Come si evince dal provvedimento di annullamento del titolo edilizio, l’ufficio tecnico comunale ha riesaminato il permesso di costruire anche alla luce di una richiesta del legale della Piave Costruzioni, nelle more delle pratiche per il ripristino dei luoghi, che chiedeva l’annullamento delle convenzioni stipulate con l’ente municipale per la cessione delle aree al Comune, come quelle destinate dalla variante del Ppe per la realizzazione di una piazza e viabilità.
In ogni caso il Dipartimento Edilizia ha messo nero su bianco che quelle convenzioni non inficiano l’abbattimento dell’edificio.
Nella scelta del Comune di ritirare la licenza edilizia, oltre alle questioni penali e amministrative, ha prevalso l’interesse pubblico di ripristinare la legalità urbanistica.
