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Legalità e politica, Giovannini: l’esame di coscienza che ad Aprilia non c’è stato

Per Vincenzo Giovannini di IV prima di chiedere il voto ai cittadini, la politica deve dimostrare di aver compreso ciò che è accaduto

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Dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale di Aprilia per infiltrazioni mafiose, la politica locale ha davvero avviato una riflessione profonda su ciò che è accaduto? Oppure, ancora una volta, si rischia di arrivare alla prossima competizione elettorale senza aver prima affrontato la crisi politica e istituzionale che ha preceduto il commissariamento?

È una domanda che diventa ancora più attuale alla luce dell’analisi del sociologo Vittorio Mete sul caso di Lamezia Terme. Nel suo lavoro dedicato allo scioglimento delle amministrazioni locali per infiltrazioni mafiose, Mete ha analizzato anche le reazioni della città e della classe politica locale, evidenziando quanto sia importante interrogarsi sulle conseguenze politiche e sociali di uno scioglimento e non limitarsi a considerarlo come una parentesi amministrativa.

L’esperienza di Lamezia Terme rappresenta, da questo punto di vista, un precedente significativo: la città ha conosciuto più di uno scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose, a dimostrazione di quanto sia complesso il rapporto tra crisi istituzionale, politica locale e presenza criminale.

Ad Aprilia, dopo quanto accaduto, la domanda è dunque inevitabile: la politica ha realmente elaborato quella crisi?

Abbiamo già raccolto gli interventi di alcuni politici ed ex amministratori di Aprilia, chiedendo loro se i partiti abbiano compreso la portata di ciò che è successo e se sia possibile affrontare la prossima competizione elettorale ripartendo semplicemente dalle vecchie dinamiche.

Questa volta ad intervenire è Vincenzo Giovannini, presidente provinciale di Italia Viva.

“La politica ha il dovere di fare un esame di coscienza profondo. Oggi il primo obiettivo non può essere fare promesse, ma restituire credibilità ai cittadini. La fiducia è crollata e per ricostruirla serviranno tempo, serietà e soprattutto fatti concreti.

Quanto accaduto nell’ultimo anno ha lasciato una ferita profonda nella nostra comunità. Lo scioglimento del Consiglio Comunale, le vicende emerse dall’operazione “Assedio”, lo smantellamento di gruppi criminali e i successivi atti intimidatori ai danni di attività commerciali e abitazioni hanno fatto emergere con chiarezza un problema che non può più essere ignorato: ad Aprilia esiste un problema serio di sicurezza e legalità.

Gli ultimi episodi di cronaca rischiano di alimentare ulteriormente un clima di paura e sfiducia. Quando un’attività commerciale viene colpita da un atto intimidatorio, peraltro in orario serale e in una zona frequentata da famiglie e ragazzi, il messaggio che arriva ai cittadini è devastante: la percezione è quella di una città nella quale non ci si sente più completamente al sicuro.

E questo clima può avere conseguenze anche sulla partecipazione democratica. Se un cittadino ha paura di uscire la sera, se vede intere periferie abbandonate e percepisce l’assenza delle istituzioni, finisce inevitabilmente per perdere fiducia non soltanto nella politica, ma anche nella capacità delle istituzioni di cambiare le cose. Il rischio concreto è che cresca l’astensionismo, insieme alla rabbia e alla rassegnazione.

Il prossimo appuntamento amministrativo non potrà quindi essere affrontato come se nulla fosse accaduto. Aprilia non è più quella di prima. Chiunque voglia candidarsi alla guida della città dovrà avere il coraggio di riconoscere i problemi e presentare un progetto serio per affrontarli.

La sicurezza deve tornare ad essere una priorità. Ma sicurezza significa anche presenza dello Stato, controllo del territorio, illuminazione, strade, servizi, decoro e legalità. Significa soprattutto non lasciare indietro le periferie.

In alcune zone della città la situazione è diventata particolarmente critica: insediamenti abusivi e accampamenti di fortuna, aree prive di adeguati servizi, strade bianche, illuminazione insufficiente, abitazioni senza fognature o acqua e accumuli di rifiuti. Non possiamo accettare che esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Le forze dell’ordine stanno svolgendo un lavoro importante e spesso difficile, e va riconosciuto. Ma oggi serve uno sforzo ulteriore e coordinato da parte di tutte le istituzioni. Aprilia non può essere lasciata sola.

Dopo quanto emerso dall’operazione “Assedio” e dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale, la classe politica deve chiedersi se sia davvero possibile ripresentarsi agli elettori facendo finta che nulla sia accaduto. La risposta, secondo me, è no.

Non servono slogan. Serve un percorso di risanamento che richiederà anni, fatto di presenza istituzionale, ascolto dei quartieri, controllo del territorio e interventi concreti.

Aprilia è una città giovane, con un importante tessuto industriale, tante attività commerciali, associazioni, comitati, imprenditori e famiglie che hanno scelto di investire qui e costruire il proprio futuro. Non possiamo permettere che paura, degrado e insicurezza compromettano tutto questo.

Il rischio è quello di trasformare una città viva in una città nella quale la sera le persone preferiscono non uscire, gli imprenditori rinunciano a investire e i cittadini smettono di credere nelle istituzioni.

Per questo il tema della sicurezza non è più rinviabile. Lo Stato e le istituzioni devono dare una risposta forte, immediata e concreta.

Prima di chiedere il voto ai cittadini, la politica deve dimostrare di aver compreso ciò che è accaduto ad Aprilia. E soprattutto deve dimostrare di avere un progetto credibile per riportare normalità, legalità e fiducia nella nostra città.”
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