Sarà stato per via della coincidenza con la notte di San Silvestro, fatto sta che la nota trasmessa al sindaco di Latina il 31 dicembre scorso dal Presidente del Collegio dei revisori dei conti del Comune di Latina, il commercialista Tonino Del Giovane, è un vero e proprio fuoco di artificio, o ancora meglio, una vera e propria bomba già innescata e che prima o poi dovrà esplodere.
La nota è priva di oggetto, ma riguarda essenzialmente la questione della gestione contabile dell’azienda speciale Abc e i riflessi negativi che quella gestione esercita sul bilancio comunale. Tutto era cominciato il 12 dicembre, quando il Presidente dei Revisori dei conti era stato invitato a partecipare alla seduta della Commissione consiliare Bilancio propedeutica al rilascio del nullaosta per la definitiva approvazione del bilancio di previsione 2026/2028 in consiglio comunale; in quella sede, Tonino Del Giovine aveva espresso forti preoccupazioni in merito alla
rendicontazione e alla redazione dei bilanci di Abc. Qualche giorno dopo, lo stesso Del Giovine aveva ricevuto dal Collegio dei revisori di Abc una formale contestazione per le sue esternazioni in Commissione Bilancio.
Un dialogo che malgrado la materia di pubblico interesse e benché la circostanza fosse di pubblico dominio tra i consiglieri comunali, si andava svolgendo “a porte chiuse”, come se si trattasse di un affare privato tra opposte fazioni di revisori contabili. Così, opportunamente, il Presidente Del Giovine ha ritenuto di dover mettere il Sindaco e i vertici dell’amministrazione comunale al corrente di quanto si stava dibattendo.
E allo scopo di rendere chiari e comprensibili i motivi di contrasto tecnico-contabili ed economico-finanziari tra il Comune e l’Azienda speciale Abc, Del Giovine ha preso di petto una questione che ormai da circa due anni tiene bloccati su distinte correnti di pensiero gli uffici finanziari del Comune e i vertici gestionali di Abc. Senza troppi giri di parole, la nota indirizzata al Sindaco parla di mancata coincidenza tra debiti e crediti in tutti i bilanci di Abc, dal 2018 al 2024, e che questo disallineamento si traduce nella produzione di utili, benché l’Azienda speciale non abbia fini di lucro, persegua il pareggio di bilancio e ispiri il proprio operato a criteri di
economicità, efficienza e solidarietà sociale.
“Quello che ho letto – spiega Del Giovane nella nota – è un bilancio perfetto per forma e sostanza di una società per azioni di gestione house, ma non è idoneo a rappresentare la gestione economica di un’azienda speciale, perché in palese violazione di legge e in violazione dello stesso Statuto aziendale”. Abc vive e opera grazie ai trasferimenti di risorse conferiti dal Comune all’azienda speciale affinché svolga il servizio per il quale è stata costituita, la gestione dei rifiuti. Dalla lettura dei bilanci, osserva Del Giovine, emerge che ogni anno Abc ha chiesto al
Comune somme superiori alla necessità di provvedere alle spese di gestione; questa indebita eccedenza di trasferimenti genera l’utile di esercizio. Questo utile rappresenta un fattore negativo perché viene finanziato attraverso la Tari, dunque a spese dei cittadini contribuenti, che pagano più di quanto dovrebbero per il costo del
servizio offerto. Quindi le somme versate indebitamente dal Comune in favore di Abc costituiscono un danno per l‘ente e per i cittadini. E non basta, l’utile prodotto, anche se indebitamente, è soggetto a tassazione, e così i proventi della Tari vengono persi a vantaggio dello Stato.
Cosa resta da fare? “Serve una immediato intervento di correzione della gestione amministrativo-contabile di Abc – suggerisce Del Giovine – Tanto prima lo si farà, tanto prima si potrà recuperare gran parte dei danni subiti dall’ente comunale e dai cittadini che da anni con il pagamento del tributo sostengono un prezzo non coerente con gli effettivi costi del servizio ricevuto”. Facile a dirsi. Abc e la parte tecnica del Comune restano divisi su
fronti opposti, mentre la politica tiene tutto fermo in attesa che qualcuno scenda a più miti consigli.
Un suggerimento ci sarebbe: perché non chiedere un parere alla Corte dei Conti, prima che la magistratura contabile non venga da sola a mettere ordine in questo inammissibile ginepraio?
