A quasi settant’anni dalla nascita del San Benedetto-Einaudi-Mattei, la scuola aggiunge un nuovo capitolo alla propria storia affidandolo direttamente alla terra.
Venerdì 2 ottobre sono state messe a dimora le piante del primo oliveto dell’Istituto, realizzato in circa 25 are di terreno alle spalle della nuova mensa scolastica.
Un progetto che unisce formazione, esperienza sul campo e attenzione al patrimonio agricolo dell’Agro Pontino, destinato a diventare un nuovo spazio didattico per gli studenti del Tecnico e del Professionale agrario.
L’oliveto progettato dagli studenti di quinta
Protagonisti della progettazione e della realizzazione sono stati gli studenti delle classi 5A e 5B del Tecnico agrario, seguiti dal professor Stefano Cerullo nella fase progettuale.
Il nuovo impianto è stato realizzato secondo un sesto tradizionale di 6 metri per 5.
Durante il percorso i ragazzi hanno potuto confrontarsi direttamente con impiantistica, botanica e gestione dell’oliveto, approfondendo anche le tecniche di potatura di allevamento e di produzione a vaso policlinico.
Il progetto è stato fortemente voluto dalla dirigenza guidata dal professor Ugo Vitti e dai direttori dell’Azienda agraria, Valeriano Dominici e Mattia Santoro Cayro, con l’obiettivo di sviluppare competenze professionali attraverso il lavoro concreto.
Leccino, Leccio del Corno e Vallecorsana
Per la nascita dell’oliveto è stata coinvolta anche l’azienda agricola vivaistica La Felce di Carmine e Gloria Parlapiano, che ha fornito le piante e supportato la scuola nella scelta delle varietà e nelle modalità di piantumazione.
Tre le cultivar individuate: Leccino, Leccio del Corno e Vallecorsana.
Proprio quest’ultima lega il progetto alla tutela della biodiversità locale. La Vallecorsana è infatti una varietà antica e autoctona del territorio, indicata come a rischio di erosione genetica.
L’oliveto assume così anche una funzione di conservazione e valorizzazione del patrimonio agricolo dell’Agro Pontino.
Dalla preparazione del terreno all’impianto di irrigazione
Prima della messa a dimora delle piante è stato necessario un importante lavoro di preparazione.
Gli addetti dell’Azienda agraria Italo Marasca, Natalino Battisti e Luigi Filomena hanno seguito le diverse fasi operative, dallo scasso al livellamento del terreno fino alle opere di sistemazione idraulico-agraria necessarie per consentire il corretto deflusso delle acque.
Anche l’impianto di irrigazione è stato realizzato con il coinvolgimento diretto degli studenti.
Già il 30 settembre gli alunni avevano predisposto il sistema irriguo, sotto la supervisione dell’assistente tecnico Damiano Delle Fontane e con il coordinamento della professoressa Diana Donnini, referente F.S.L. dell’Istituto.
Un laboratorio permanente per imparare sul campo
Il nuovo oliveto non sarà soltanto una coltivazione all’interno dell’Azienda agraria.
Diventerà un ambiente nel quale gli studenti potranno osservare i cicli produttivi, esercitare le competenze acquisite e confrontarsi direttamente con il lavoro agricolo, seguendo nel tempo lo sviluppo delle piante e le diverse fasi della produzione.
Un progetto che mette insieme quindi didattica, lavoro di squadra e rapporto con il territorio.
Vitti: «Aggiungiamo nuove radici a una storia che viene da lontano»
A sottolineare il valore anche simbolico dell’iniziativa è il dirigente scolastico Ugo Vitti.
«Ci sono momenti in cui una scuola può quasi toccare con mano la propria storia, e questo primo impianto olivicolo è uno di questi. Dopo settant’anni, vedere nascere il primo oliveto all’interno del nostro Istituto è per me motivo di grande emozione e significa aggiungere nuove radici a una storia che viene da lontano. Quelle piante raccontano insieme ciò che siamo stati e il modo in cui vogliamo continuare a crescere. Questo progetto offre ai nostri studenti la possibilità di imparare attraverso un’esperienza reale, fatta di progettazione, lavoro e cura. La scuola, quando educa davvero, lascia tracce che vanno oltre il tempo della formazione: questo oliveto rappresenta per noi una di quelle tracce».
Il San Benedetto-Einaudi-Mattei lega così il proprio settantesimo anno di storia a un progetto destinato a crescere insieme agli studenti che, stagione dopo stagione, potranno continuare a prendersene cura.
