Il problema è la desertificazione commerciale. Ma per Confartigianato Latina la soluzione non sta nel tentativo di ricreare un passato che il capoluogo, semplicemente, non ha mai avuto.
Nel dibattito sul futuro del centro storico di Latina, l’associazione propone quindi di cambiare prospettiva: meno nostalgia per le botteghe tradizionali e più spazio a un artigianato contemporaneo, capace di mettere insieme manualità, tecnologia e nuovi mestieri.
«Latina non è Assisi o Gubbio: è una città giovane, nata meno di cento anni fa, con un impianto razionalista che non ha mai conosciuto le botteghe di restauratori o ceramisti tramandate di generazione in generazione – dichiara Letizia Bongiorno, presidente di Confartigianato Latina –. E allora smettiamo di inseguire un modello che non ci appartiene: la vera occasione per il nostro centro non è recuperare un artigianato tradizionale che qui non è mai esistito, ma costruire da zero un artigianato contemporaneo, fatto di nuove competenze e nuovi mestieri.»
I locali vuoti come laboratori
È proprio nella disponibilità di locali sfitti che Confartigianato vede una possibilità concreta per cambiare il volto del centro.
L’idea è favorire l’arrivo di laboratori di riparazione e customizzazione digitale, atelier di design e stampa 3D, pasticcerie e panificazioni di qualità, sartorie contemporanee, attività di cosmesi naturale e servizi dedicati alla manutenzione della mobilità elettrica. Senza escludere piccoli maker space condivisi.
«Sono mestieri che uniscono manualità e tecnologia, esattamente il profilo di artigianato che una città come la nostra, giovane e senza vincoli storici da rispettare, può accogliere meglio di tanti centri storici blasonati – prosegue Bongiorno –. Non dobbiamo inventarci un passato che non abbiamo: dobbiamo costruire un’identità artigiana nuova, che parli il linguaggio di chi oggi ha 25 o 35 anni e vuole aprire un’attività.»
I bandi su cui costruire il progetto
Confartigianato richiama anche due strumenti che potrebbero sostenere questo percorso.
Il primo è “Valore Artigiano 2026” della Regione Lazio, che secondo quanto riportato dall’associazione mette a disposizione 2,4 milioni di euro a fondo perduto, con una riserva di 400mila euro per il Sistema Moda e contributi fino a 12mila euro per progetto.
Il secondo è “ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero”, gestito da Invitalia per il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La misura è rivolta alle micro e piccole imprese a prevalente partecipazione giovanile o femminile e può finanziare fino al 90% delle spese ammissibili attraverso un mix di finanziamento a tasso zero e contributo a fondo perduto.
La richiesta al Comune
Per Confartigianato, però, gli incentivi nazionali e regionali potrebbero funzionare meglio se accompagnati da scelte locali capaci di rendere più conveniente riaprire una serranda.
«Due strumenti che, se usati insieme e accompagnati da misure locali su IMU, TARI, Canone Unico e riuso dei locali sfitti, possono davvero fare la differenza – conclude Bongiorno –. Chiediamo al Comune di Latina di lavorare con noi in questa direzione, non per restaurare qualcosa che non c’è mai stato, ma per far nascere qui il nuovo artigianato italiano. Latina può permettersi di essere la prima città a farlo senza il peso della tradizione da conservare, e con tutta la libertà di inventare qualcosa di nuovo.»
La proposta, dunque, ribalta il punto di vista: non riportare il centro a com’era, ma provare a immaginare cosa potrebbe diventare.
