Home Attualità La sfida vincente di Mounir: da clandestino lavapiatti a ristoratore italiano

La sfida vincente di Mounir: da clandestino lavapiatti a ristoratore italiano

Arrivato senza documenti e con il sogno dell’università, ha trovato la sua strada: oggi guida un ristorante e una famiglia tutta italiana

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“Ero venuto per studiare, sono finito a lavare i piatti nella cucina di un ristorante”. Mounir Chaouch non lo dice, ma le insormontabili difficoltà che un immigrato clandestino incontra per iscriversi ad un qualsiasi corso di laurea universitario in Europa sono state la sua fortuna.

“All’inizio ci ho sofferto molto, e mi sono perfino vergognato della mia ingenuità: come potevo pensare di diventare studente universitario senza avere un permesso di soggiorno? Dalla Tunisia alla Germania, dalla Germania a Roma, il mio girovagare per l’Europa non aveva molto senso in quelle condizioni. Avevo soltanto 21 anni, e non sapevo davvero cosa fare”. 

Come quello di altre migliaia di ragazzi in fuga dall’Africa con l’aspettativa di una collocazione nel luccichio fasullo del cosiddetto occidente civilizzato, il sogno di Mounir ha vacillato immediatamente dopo aver messo piede dall’altra parte del Mediterraneo. “I miei contatti a Roma, esclusivamente compatrioti che si arrangiavano come potevano, non mi offrivano prospettive, così un giorno ho deciso di prendermi un po’ di svago e di andare a San Felice Circeo dove c’era un mio amico che abitava lì da tempo. Volevo una spalla su cui sfogarmi, qualcuno capace di darmi la forza di combattere e che mi convincesse che ce l’avrei fatta, che mi dicesse guarda me, vedi, sono qui e ci voglio restare”.

Erano i primi mesi del 1999 e sono trascorsi ventisette anni da quando Mounir è sceso dall’autobus che lo aveva portato da Roma a San Felice Circeo. Sarebbe dovuto rimanere due o tre giorni, e invece non se n’è più andato. Cercava soltanto un po’ di svago, ha trovato il lavoro. Passeggiando con il suo amico nel centro del paese, i due incontrano Gigino Pagliuca, all’epoca  proprietario del ristorante Il Grottino. “E tu che fai?” Gli aveva chiesto Gigino dopo le presentazioni. ”Cerco un lavoro”, era stata la risposta di Mounir.

“Mi sembri un bravo ragazzo, se davvero vuoi lavorare puoi venire da me a lavare i piatti in cucina, così vediamo cosa sai fare” gli ha detto il ristoratore “Puoi cominciare stasera, il ristorante è quello lì” gli ha detto indicando con la mano “Ci vediamo alle 19, così ti faccio vedere cosa dovrai fare. A dopo”. Quell’incontro è stata la mia fortuna e quell’uomo la mia salvezza, spiega ora Mounir.

“Dal 1999 al 2009 sono sempre stato al Grottino, e quella cucina era  diventata il mio regno. Sgobbavo come un mulo e Gigino apprezzava i miei sforzi. Dopo il primo anno da lavapiatti mi aveva consentito di dare una mano al cuoco: sbucciavo le patate, pulivo le verdure e così ho cominciato a prendere confidenza con le materie prime e con le modalità di preparazione dei cibi. Ero affascinato dal lavoro in cucina, e mi sono accorto già nei primi mesi di attività al Grottino che avevo dirottato sul lavoro tutte le mie energie e le mie speranze, le mie ambizioni e la mia voglia di affermazione. Avevo smesso di pensare all’istruzione, la mia scuola erano i fornelli. Nel 2002 Paolone, il figlio di Gigino che aveva affiancato il  padre nella conduzione del ristorante, volle regolarizzare la mia posizione di immigrato; mi fece un contratto di lavoro e con quello ottenni finalmente  il permesso di soggiorno. Ero al settimo cielo, le cose andavano nel verso giusto. Il destino mi aveva messo sulla strada di quei due benefattori, Gigino e Paolone, che mi hanno insegnato praticamente tutto e ai quali devo tutto. Loro sono stati la mia famiglia e mi hanno fatto sentire a casa, da loro ho acquisito la sicurezza che mi ha permesso di darmi degli obiettivi e di inseguirli: volevo una cucina tutta mia. All’inizio non pensavo di volere un ristorante, ma desideravo il comando di un’intera  brigata di aiutanti, e nella mia testa immaginavo i movimenti di tutti all’interno di una cucina, secondo le mie indicazioni, per essere una squadra efficiente e vincente. Sono rimasto al Grottino fino al 2009, dieci anni interi, poi ho detto a Paolone che volevo mettermi in proprio per aprire un ristorante tutto mio. “Vai – mi ha detto – sei pronto”.

“Nel 2010 ho aperto il mio ristorante a Vigna della Corte. Ho avuto un discreto successo, mi sono fatto conoscere e soprattutto non ho buttato via l’eredità di Gigino e Paolone. Nel 2018 ho ottenuto la cittadinanza italiana e oggi sono un cittadino italiano, i miei tre figli sono italiani. Nel dicembre 2022 mi sono trasferito giù, alla Cona, dove ho aperto Carthage, un ristorante più grande, e soprattutto di mia proprietà. Mia moglie Nesrine lavora con me, le cose vanno bene e non ho ancora smesso di imparare il mestiere. Il mio obiettivo? Diventare un punto di riferimento, come lo sono stati Gigino e Paolone  per la comunità di San Felice e per i turisti che frequentano questo meraviglioso paese che mi ha accolto come un figlio.  Al mio fianco,  per vincere anche questa scommessa, ho Nesrine, mio figlio Zidane, il più grande, Yasmine di 12 anni e Yazid di 14 anni; insieme a loro sono sicuro che non potrò fallire”.

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Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.
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