Dire che sia stata una bella serata sarebbe riduttivo, perché lo spettacolo allestito domenica sera dallo scrittore Gian Luca Campagna in Piazza del Popolo, di fronte all’ingresso del bar Poeta, è suonato senza sosta per un’ora come una campana che chiama a raccolta attorno a sé la voglia di esserci, di partecipare, di rinnovare il senso di appartenenza ad una comunità rintanata, nascosta nel silenzio del nulla.
Con l’intento di lasciare alla sua creatura letteraria preferita, l’investigatore argentino José Cavalcanti, il compito di raccontare al pubblico le origini del tango, Gian Luca Campagna ha trascinato in strada la bellezza e la malìa di un ballo che non è soltanto movimento e danza, ma l’espressione compiuta di un vissuto umano quotidiano fatto di sensualità e di tristezza, di intensità e di gioia, di concentrazione e libertà, di semplicità e complicità.
Così, mentre Gianluca dava voce a José Cavalcanti recitando spezzoni raccolti dai suoi romanzi ambientati tra l’Argentina e il mondo, la musica della fisarmonica di Raffaele Esposito e della chitarra di Gianluca Masaracchio facevano da sottofondo alla lettura e accompagnavano la magia dei passi del tango magistralmente interpretato e ballato da Daniela Orlacchio e Marcelo Alvarez. Piedi che si sfiorano, corpi che si chiamano e si respingono in un gioco di felice sensualità, mani che si tengono per trasferire energia da una sensibilità all’altra dei due ballerini perduti in un coinvolgimento che si spande lento tra il pubblico incantato.

E’ sembrata una prova di ripopolamento sociale di fauna umana, il tentativo riuscito di una semina culturale, un richiamo alla voglia di sentirsi a casa nello spazio della propria città. Un ripopolamento che bisognerebbe affidare a tutti i Gian Luca Campagna di cui disponiamo, per riempire Latina e le sue piazze e i suoi quartieri con la semplicità che qualsiasi forma di espressione sa offrire quando è accompagnata dalla voglia sana di offrire agli altri il contenuto dei propri sogni, dei propri traguardi e anche delle proprie sconfitte. Un ripopolamento da incoraggiare e sostenere con l’intelligenza di tenersi fuori da manicheismi e condizionamenti ideologici, perché favorire l’arte e la cultura è il modo più efficace per conoscere, per crescere, per migliorarsi, per toccare con mano il significato di essere parte di una comunità di cittadini.
Meglio se orgogliosi e felici di essere cittadini della loro città. Per una volta, finalmente, Latina.