La guerra in Ucraina che si inasprisce, il monito della Russia alla Nato su l’enclave di Kaliningrad, tensioni europee e globali che si ripercuotono nella vita di tutti i giorni anche al centro dell’Europa e del Mediterraneo.
Nei giorni scorsi, a creare maggiore tensione e preoccupazione nella popolazione civile, anche la presunta fuga di notizie riportata da El Mundo, secondo un piano russo per colpire con droni lanciati dal mare, anche obiettivi sensibili in specifici Paesi del Mediterraneo come Spagna, Francia e Italia.
Un dettaglio che, seppur smentito da molte cancellerie Europee non fa dormire sogni tranquilli ai più. Dopotutto, parliamo di una tipologia di droni che non sarebbero in grado di trasportare veri e propri missili o bombe, ma potrebbero comunque creare danni o incendi a strutture, viaggiando per circa 600 km.
Ovviamente, tutti sono tornati a dare la caccia a quali potrebbero essere questi obiettivi sensibili e, in molti, hanno puntato il dito verso la base Nato di Gaeta, posta sì all’interno del Golfo, ma comunque lungo la costa e per questo potenzialmente raggiungibile.
Fermo restando che il presunto piano non confermato, potrebbe essere una delle diecimila possibilità in campo in caso dell’inasprirsi del conflitto per dare segnali e dimostrazioni di forza agli Europei senza entrare direttamente in conflitto, ad oggi l’ipotesi di un possibile attacco ad una base Nato sarebbe visto come un vero e proprio atto di guerra e per questo da escludere.
Paradossalmente, si potrebbe immaginare – ma anche qui siamo nell’ambito di mere ipotesi, ragionando per paradossi – che si decida come obiettivo sensibile un porto commerciale, o un’altra struttura impegnata nella filiera di supporto all’Ucraina. Dopotutto, al di là del sostegno alla resistenza sia l’Italia, che tanti altri Paesi, hanno più volte sottolineato come non sono in guerra con nessuno, né tanto meno con la Russia.
Certo, determinate fughe di notizie e indiscrezioni lasciano tutti con il fiato sospeso e, la missiva dei giorni scorsi alla Nato, su come la Russia sarebbe pronta a difendere Kaliningrad “con tutto il proprio arsenale”, sembra un vero monito a non oltrepassare determinati steccati in quella che è già una guerra ibrida dalle proporzioni generali se non mondiali. Ma è ovvio, che mentre sembra non esserci via d’uscita alle operazioni belliche e mentre la diplomazia continua a faticare per chiudere le ostilità, le paure prendono il sopravvento e, qualsiasi notizia non confermata, lascia tutti perplessi.
Ma è proprio nelle situazioni complesse che bisogna guardare ai fatti, e non alle possibilità. Poi, sta alle cancellerie, ai quadri dirigenti e ai rappresentanti istituzionali di ogni ordine e grado e di ogni Paese in causa, fare in modo di evitare catastrofi ben peggiori. Ma questa è un’altra storia.
