Il Comune di Latina ha deciso finalmente di rimuovere le isole ecologiche interrate a scomparsa che furono realizzate oltre dieci anni fa con un progetto fallimentare, sia dal punto di vista strutturale che logistico, e furono abbandonate dopo un breve periodo di utilizzo Con una determinazione pubblicata oggi, ma protocollata il 14 agosto, il dirigente del Dipartimento IX Ambiente ha affidato l’incarico a un professionista esterno all’amministrazione locale, che curerà la redazione del piano di fattibilità tecnico economica del progetto.
Perché naturalmente l’ente municipale dovrà affrontare nuove spese per rimediare ai danni del passato.
Le isole ecologiche interrate furono un fallimento totale, uno sperpero di soldi pubblici, perché a fronte dei costi di costruzione elevati, presentavano numerosi problemi che hanno comportato l’abbandono dopo poco tempo di utilizzo. Erano state progettate sostanzialmente con vasche interrate in cemento che contenevano cassonetti al loro interno. Quindi erano dotate di sistemi di elevazioni che, al momento della raccolta dei rifiuti, consentivano di sollevare e tirare fuori i cassonetti.
Dopo un periodo iniziale di utilizzo le isole ecologiche interrate vennero messe subito fuori uso a causa di una serie di problemi di difficile risoluzione, legati a guasti frequenti del sistema di elevazione dei cassonetti, agli allagamenti durante le piogge e a cedimenti della strada. Ma soprattutto era chiaro che le isole ecologiche interrate tradivano la missione originale, vale a dire eliminare i cassonetti dal centro città: il Comune ne avrebbe dovute realizzare molte altre, con costi elevati e la prospettiva di una manutenzione onerosa.

Nel frattempo i cassonetti a scomparsa sono finiti in stato di abbandono, tant’è vero che il dirigente del Dipartimento Ambiente ha ravvisato che “costituiscono pregiudizio ai requisiti di igiene, sicurezza e decoro urbano” si legge nella determinazione, ritenendo le isole ecologiche a scomparsa “non più funzionali ai servizi di raccolta dei rifiuti”. Ravvisata quindi la necessità di eliminarle, è sorta la necessità di individuare un tecnico esterno all’ente locale, perché il progetto di fattibilità, osserva il dirigente, “richiede specifiche competenze tecniche multidisciplinari e attività di rilievo, analisi dello stato dei luoghi, valutazione delle interferenze con i sottoservizi, definizione delle modalità di rimozione delle strutture interrate e quantificazione economica dell’intervento” che il Dipartimento non può assicurare “in rapporto ai contingenti carichi di lavoro per le risorse umane assegnate”.
Arriva quindi la beffa, perché serviranno altre risorse economiche per eliminare le isole ecologiche interrate che hanno già costituito uno spreco di denaro quando furono realizzate. Intanto servono 1.500 euro per pagare il tecnico incaricato dello studio di fattibilità, una somma che arriva a 1.903 euro con gli oneri. Nulla a che vedere con la spesa che dovrà essere affrontata per rimuovere i punti di raccolta dei rifiuti a scomparsa e ripristinare i luoghi.