Quanto spazio occupano realmente gli impianti di piscicoltura nel Golfo di Gaeta e quanto ne è stato autorizzato?
A sollevare la questione è il consigliere comunale di Formia Luca Magliozzi, che chiede controlli sulle concessioni dopo aver effettuato una verifica attraverso Google Earth e Copernicus.
Secondo le misurazioni effettuate dal consigliere, gli impianti presi in esame interesserebbero oggi un’area nell’ordine dei 140mila metri quadrati. Le due concessioni richiamate da Magliozzi, intestate alla stessa società, riguarderebbero invece complessivamente 91mila metri quadrati.
Una differenza che ora, secondo il consigliere, dovrebbe essere verificata ufficialmente dagli enti competenti.
«Le misurazioni non sostituiscono un rilievo tecnico»
Magliozzi precisa che la propria analisi è stata realizzata utilizzando immagini satellitari e non può essere equiparata a una misurazione tecnica.
«Le misurazioni sono state effettuate attraverso immagini satellitari e non sostituiscono, ovviamente, un rilievo tecnico ufficiale e possono presentare un margine di approssimazione nella quantificazione esatta della superficie».
Il consigliere sostiene però che anche posizione e coordinate degli impianti non coinciderebbero con quelle delle aree autorizzate.
«Ma il punto sostanziale non cambia: le superfici occupate e i perimetri degli impianti non corrispondono a quelli che risultano dalle concessioni».
Si tratta, al momento, di rilievi formulati da Magliozzi che richiedono quindi una verifica tecnica e amministrativa ufficiale.

La richiesta: controllare tutte le concessioni
Il consigliere chiede di estendere gli accertamenti anche alle altre attività di acquacoltura presenti nel Golfo.
«La stessa verifica, a questo punto, andrebbe fatta su tutte le concessioni di acquacoltura presenti nel Golfo, comprese quelle di mitilicoltura».
Per Magliozzi il tema assume particolare rilevanza anche per l’impatto delle attività sull’ecosistema del Golfo e per il percorso, richiamato nella nota, di delocalizzazione degli impianti di piscicoltura al di fuori dell’area interna.
Dal Rio Fresco agli scarichi in mare
La polemica si allarga poi al controllo ambientale più generale.
Magliozzi richiama il torrente Rio Fresco, gli sversamenti e gli scarichi che possono raggiungere il mare, sostenendo che la verifica delle concessioni dovrebbe inserirsi in un monitoraggio più ampio del Golfo.
«Perché se questo è il livello di attenzione su strutture enormi e perfettamente visibili al centro del Golfo, diventa difficile stare tranquilli su tutto quello che invece nel Golfo arriva e si vede meno».
Da qui l’attacco politico all’amministrazione comunale di Formia, accusata dal consigliere di non affrontare con sufficiente attenzione il tema.
«Restituiamo il Golfo ai cittadini»
Magliozzi collega la vicenda alla campagna “Restituiamo il Golfo ai cittadini”, lanciata per chiedere interventi sul futuro dell’area.
Tra le priorità indicate c’è proprio quella di verificare le concessioni, confrontando le superfici autorizzate con quelle effettivamente occupate.
«In fondo, il futuro del Golfo passa anche da qui: meno pressione ambientale e più spazio alle attività che possono creare economia e lavoro anche negli anni a venire».