I discorsi politici si fanno spesso con le parole. Ma la politica, quando si vuole capire sul serio, si misura con i numeri. E i numeri, a volte, raccontano storie molto diverse da quelle che circolano nei comunicati o nelle dichiarazioni di rito.
Abbiamo passato al setaccio i dati pubblici di OpenParlamento, la piattaforma della Fondazione Openpolis che monitora l’attività delle Camere, per capire come si muovono davvero i parlamentari pontini tra i banchi di Montecitorio e Palazzo Madama. Cinque i nomi sotto la lente: i senatori Nicola Calandrini, Claudio Durigon e Claudio Fazzone, e le deputate Giovanna Miele e Sara Kelany. Tutti espressione dell’attuale maggioranza di centrodestra. Tutti, numeri alla mano, molto diversi tra loro.
Presenze in Senato: Calandrini guida la classifica
Partiamo dal dato più immediato, quello che più spesso alimenta polemiche: la presenza al momento del voto. Qui il primato spetta senza discussioni al senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini, che risulta presente nel 93,7% delle votazioni, con appena 1,9% di assenze. Il resto è coperto da missioni istituzionali, cioè attività ufficiali autorizzate dal Parlamento.
Numeri che lo collocano stabilmente in cima alla “classifica” dei più presenti tra i pontini, almeno quando il tabellone elettronico chiama a votare.
All’estremo opposto c’è Claudio Durigon, ma i suoi dati vanno letti con attenzione. La percentuale di presenze in Aula è bassa (28,1%), ma le assenze vere e proprie sono quasi irrilevanti (3,2%). Il motivo è noto: Durigon è sottosegretario di Governo e quindi impegnato quotidianamente fuori dall’Aula.
Il dato che spiega tutto è quello delle missioni, che nel suo caso arrivano al 68,7%. Tradotto: non è un parlamentare “fantasma”, ma un senatore spesso chiamato altrove per incarichi di Governo. Una presenza diversa, ma non per questo inesistente.
Tra i senatori c’è anche l’esponente di Forza Italia Claudio Fazzone che fa risultare il 63,8% di presenze al voto, il 27,4% di assenze e l’8,8% di missioni.
Camera dei Deputati: Miele e Kelany più “ribelli”
A Montecitorio i numeri raccontano un’altra storia. Sara Kelany e Giovanna Miele mantengono percentuali di presenza solide: 77,2% per Kelany, 73,7% per Miele. Ma il dato più interessante riguarda i voti difformi rispetto al gruppo parlamentare.
Kelany ha espresso 21 voti divergenti, Miele addirittura 74. Cifre contenute se rapportate alle migliaia di votazioni complessive, ma comunque superiori a quelle dei colleghi senatori, che oscillano tra 11 e 15. Un segnale di maggiore autonomia, o semplicemente di un contesto – quello della Camera – politicamente meno “blindato” rispetto al Senato.
Leggi firmate: pochi numeri, stesso risultato
C’è poi il capitolo più delicato: i disegni di legge da primo firmatario, cioè quelli che raccontano quanto un parlamentare si espone in prima persona. Qui i numeri sorprendono poco ma fanno riflettere.
Con l’eccezione di Durigon, che in questa legislatura ne ha presentati solo 2, gli altri quattro – Calandrini, Fazzone, Miele e Kelany – sono tutti fermi a 5 proposte ciascuno. Un dato modesto se rapportato a oltre tre anni di mandato, anche se va ricordato che l’attività parlamentare non si esaurisce nella produzione di leggi.
L’anzianità pesa
Infine, l’esperienza. Qui non c’è gara: Claudio Fazzone è il decano dei pontini, con 19 anni e 9 mesi a Palazzo Madama. Seguono Durigon (7 anni e 10 mesi) e Calandrini (6 anni e 10 mesi). Chiudono Kelany e Miele, entrambe alla prima legislatura, con 3 anni e 3 mesi di attività parlamentare.
I numeri non dicono tutto, ma dicono molto
Le statistiche non raccontano l’intera storia della politica, ma aiutano a distinguere percezioni e realtà. Tra presenze record, assenze “giustificate”, voti fuori dal coro e leggi firmate col contagocce, l’attività dei parlamentari pontini appare tutt’altro che uniforme.
E se è vero che la politica si giudica anche sul territorio, è altrettanto vero che a Roma, almeno sulla carta, qualcuno vota ed è presente in aula più spesso di altri. I numeri, almeno su questo, non mentono.
