L’affresco sul clima di corruzione che tra il 2019 e il 2022 avvolge Cisterna prende forma, pagina dopo pagina, nello sterminato resoconto che gli investigatori della Guardia di Finanza hanno prodotto in tre anni di indagini sostenute dal racconto in diretta offerto dagli indagati sottoposti ad intercettazione.
L’esposto del dirigente e l’avvio delle indagini
L’incipit dell’inchiesta arriva da un esposto a firma di un dirigente del Comune di Cisterna stressato dall’allora sindaco Mauro Carturan: stanco di subire assalti che sembrano tendere ad indurlo a lasciare l’amministrazione, il dirigente, all’epoca alla guida della Polizia Municipale, decide di passare al contrattacco. Come un fiume in piena, descrive con maniacale precisione una serie di presunti illeciti che non risparmiano quasi nessuno degli uffici del Comune e che sembrano essere originati da un sistema consolidato che si esplicita all’ombra della politica.
Consegnato alla Guardia di Finanza, l’esposto sortisce l’effetto desiderato: destare l’interesse delle istituzioni. Il dirigente viene convocato in Procura e ascoltato dall’Aggiunto Carlo Lasperanza. Si apre un fascicolo di indagine che da subito privilegia la pista di due vicende urbanistiche da tempo al centro dell’interesse generale in città e negli ambienti professionali: le cosiddette “buche di Cisterna” e l’affare del sito industriale dismesso della ex Manifatture del Circeo che si trova sulla statale Pontina al confine con il territorio del comune di Latina.
È sufficiente seguire le indicazioni e i nomi suggeriti dall’autore dell’esposto, e l’inchiesta entra immediatamente nel vivo.
Il contesto politico e le intercettazioni
Siamo nell’autunno 2021, in piena campagna elettorale, alla vigilia del ballottaggio tra Valentino Mantini e Antonello Merolla, e i primi indagati sottoposti all’intrusione del troyan regalano agli investigatori i contorni del sistema che governa la città.
“L’ho detto pure a Monti, se va Antonello o Valentino semo vinto lo stesso comunque, in entrambe le situazioni” dice con gattopardesca lungimiranza l’imprenditore Domenico Capitani a un amico farmacista riferendosi ai due candidati all’imminente ballottaggio. Il Monti al quale si riferisce Capitani è l’architetto Domenico Monti, molto inserito nel contesto dell’amministrazione e prossimo al raddoppio della propria influenza grazie alla candidatura del figlio Renio Monti, architetto anche lui, prossimo consigliere comunale di maggioranza e Presidente della Commissione Urbanistica.
Il sistema attorno a Gisi e Giafra
Attorno alle vicende della Gisi srl e della Giafra srl si amplia l’elenco dei nomi delle persone indagate e si compone tessera dopo tessera il mosaico del potere che domina Cisterna. Un potere che attraversa il mare delle amministrazioni che si susseguono a Cisterna e che ha il suo epicentro negli uffici della ripartizione urbanistica e che non risparmia dirigente, funzionari e assessore, a loro volta messi alle strette dalle incursioni quotidiane dei due Monti, padre e figlio, che fanno da consulenti e da garanti per gli affari che aspettano di chiudersi con la benedizione dei necessari provvedimenti amministrativi.
La prima e più impellente preoccupazione dei due architetti è rivolta all’annosa questione delle “buche”.
Dall’asta del 2001 al blocco dei lavori
Un salto all’indietro. È il 9 febbraio 2001 quando la neocostituita Gisi Immobiliare, negli anni a venire amministrata dalla moglie di Capitani, si aggiudica all’asta l’area dell’ex Consorzio Agrario nel cuore di Cisterna, accanto all’ex cinema Luiselli.
Nel dicembre 2004 il Consiglio comunale di Cisterna approva lo schema di convenzione inserito nel Programma Integrato di Intervento per la riqualificazione del centro urbano di Cisterna, cioè dell’area dell’ex Consorzio Agrario e dello spazio antistante l’attuale palazzo dei Servizi. La convenzione prevede la sottoscrizione di una fideiussione bancaria di oltre 3 milioni di euro da parte della Gisi Immobiliare a garanzia “della piena, regolare e integrale esecuzione di tutte le opere costituenti l’oggetto del Programma Integrato di Intervento, comprese le opere destinate a rimanere di proprietà del Comune e la consegna della progettazione esecutiva degli interni del teatro”, che dovrà sorgere dove c’era il cinema Luiselli.
Ma la società Gisi si presenterà con una fideiussione assicurativa che il Comune non accoglierà. Successivamente l’amministrazione deciderà di risolvere il contratto di convenzione con la Gisi e di revocare il permesso a costruire. Si ferma tutto.
Inizia una trattativa tra Gisi e il Comune per la riacquisizione delle concessioni, ma non cambia nulla, e nel 2009, prima delle elezioni, la Gisi abbatte l’ex Cinema Luiselli, scava una nuova buca, procede alla palificazione del perimetro e al getto dei sottofondi e dei cordoli, e si ferma.
Il nuovo progetto e l’ingresso dei Monti
Nel 2011 la Gisi comunica la variazione della composizione societaria e contestualmente avverte dell’intenzione di presentare un nuovo progetto di revisione del Programma Integrato di Intervento. Il deposito del nuovo progetto avviene il 29 novembre 2011.
Verrà approvato nel dicembre 2014 con un sensibile incremento delle volumetrie e con l’abbandono della prevista realizzazione di un teatro comunale al posto dell’ex cinema Luiselli.
Il progetto originario del 2001 inserito nel Programma Integrato di Intervento era stato firmato dallo studio Bellardini e Giammatteo; nel 2019 la Gisi informa il Comune dell’avvenuto conferimento dell’incarico di progettazione agli architetti Domenico e Renio Monti.
Il conflitto di interessi e il Consiglio del 2022
Più in là, all’indomani delle elezioni del 2021, la posizione del consigliere comunale e Presidente della Commissione Urbanistica Renio Monti entrerà in un palese conflitto di interessi, ma nessuno vede, nessuno agisce. È segno del profondo radicamento dei due architetti Monti nel tessuto politico-amministrativo cittadino.
Perfino l’attentissimo sindaco Valentino Mantini, i cui rapporti con Domenico Monti sono solidi e alla luce del sole, si tiene alla larga dalla questione del conflitto di interessi nel quale naviga il consigliere Renio Monti.
Si arriva al Consiglio comunale del 29 luglio 2022, e l’indomani l’assessore all’Urbanistica si affretta a dare la notizia a Domenico Capitani: “Hai visto? Per Gisi tutto approvato”.
Le considerazioni di Domenico Capitani alla vigilia del ballottaggio tra Mancini e Merolla erano state profetiche: “Se va Valentino o Antonello, semo vinto comunque”.
Le intercettazioni e le ombre finali
Ma in quel momento la Guardia di Finanza è nel pieno delle operazioni di intercettazione attorno a una platea di indagati che si va ampliando di settimana in settimana, fino a coinvolgere quindici persone.
E guardacaso, malgrado la Gisi abbia in tasca le carte per dare finalmente il via al Programma Integrato di Intervento per la riqualificazione del centro urbano di Cisterna, la buca dell’ex Consorzio Agrario e il vuoto lasciato lì dopo l’abbattimento dell’ex cinema Luiselli sono ancora lì a fare bella mostra di sé.
Strano per un’intrapresa inseguita per venti lunghi anni, ma comprensibile se si ipotizza una provvidenziale fuga di notizie.
(1- continua)
