Un’operazione su larga scala tra serre, campi coltivati e cooperative agricole della provincia di Latina per accendere i riflettori sul fronte del lavoro irregolare e delle condizioni dei braccianti impiegati nel comparto agroalimentare. È il bilancio dei controlli eseguiti nelle ultime ore dalla Guardia di Finanza pontina tra Sezze, Pontinia, Cisterna, Priverno e Fondi.
Oltre sessanta finanzieri del Comando Provinciale di Latina, supportati anche da un elicottero del reparto aeronavale, hanno passato al setaccio sette aziende agricole operanti nel settore ortofrutticolo. Un’attività coordinata che ha interessato sedi operative, serre e terreni coltivati, con verifiche mirate sia sulla regolarità dei rapporti di lavoro sia sulle condizioni in cui operavano i dipendenti.
Nel corso degli accertamenti sono stati identificati 93 lavoratori stranieri, in gran parte di nazionalità indiana, bengalese e nordafricana. Tre di loro sono risultati privi di permesso di soggiorno. Gli investigatori stanno ora approfondendo numerose posizioni considerate sospette: dalle assunzioni senza contratto fino alle ore lavorative effettivamente svolte ma non dichiarate, passando per paghe ritenute inferiori rispetto a quelle ufficialmente registrate.
Particolarmente delicata la situazione emersa in un’azienda agricola di Priverno, dove i militari della Compagnia di Terracina hanno denunciato il titolare per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i lavoratori sarebbero stati impiegati in ambienti giudicati degradanti e non conformi alle norme di sicurezza.
Durante il controllo sono stati trovati rifiuti pericolosi abbandonati nell’area agricola, poi sequestrata, mentre all’interno di un capannone utilizzato anche come spogliatoio è stata rinvenuta persino la carcassa in decomposizione di un topo. Sulla vicenda è stata informata anche l’Asl per le verifiche sanitarie e igieniche.
Un secondo imprenditore agricolo è stato denunciato dalle Fiamme Gialle di Latina per violazione delle norme sull’immigrazione, dopo l’impiego di manodopera straniera senza le autorizzazioni previste. Nei suoi confronti è scattata anche la proposta di sospensione dell’attività.
L’operazione si inserisce nel più ampio piano di contrasto al lavoro sommerso e al caporalato portato avanti dalla Guardia di Finanza nel territorio pontino, da anni considerato tra le aree più sensibili del Paese sul fronte dello sfruttamento della manodopera agricola.
