Cinque anni senza una biblioteca. A Terracina non è soltanto una porta chiusa: è un servizio pubblico che manca alla città.
La Biblioteca comunale “Adriano Olivetti” è chiusa dal 5 maggio 2021. Da allora sono passati finanziamenti, lavori, procedure amministrative e scadenze che avrebbero dovuto accompagnare la struttura verso la riapertura. Ma quella riapertura, ancora oggi, non è arrivata.
Eppure qualcosa, negli ultimi mesi, si è finalmente mosso.
I lavori di ristrutturazione sono conclusi e a marzo 2026 sono stati approvati il SAL finale e il certificato di regolare esecuzione. Anche il nodo del personale sembra essere stato superato: con la determina dirigenziale n. 1652 del 4 agosto 2026, il Comune ha formalizzato l’individuazione del nuovo bibliotecario attraverso la procedura di mobilità esterna volontaria, con contratto a tempo pieno e indeterminato.
Dopo cinque anni, dunque, non si è più davanti a un cantiere da completare o a una figura professionale ancora da individuare.
Resta però la domanda più importante: quando potrà tornare a entrare la città?
Poiché una biblioteca non serve soltanto a prendere un libro in prestito, ma serve allo studente che cerca un luogo tranquillo dove preparare un esame. A chi deve studiare e non dispone di uno spazio adeguato a casa. A chi vuole leggere senza dover necessariamente acquistare un libro. A chi cerca un testo da consultare, fare una ricerca o semplicemente trascorrere qualche ora in un luogo pubblico dedicato alla cultura.
E proprio questo rende ancora più difficile accettare un’attesa che dura ormai da troppo tempo.
La Olivetti custodisce infatti un patrimonio di oltre 45mila beni librari secondo i dati del Sistema Bibliotecario Sud Pontino. Un patrimonio che dovrebbe essere a disposizione della comunità e che, invece, continua a rimanere dietro una porta chiusa.
Nel 2022 erano stati stanziati 375mila euro per la ristrutturazione della struttura, mentre nell’agosto 2024 era stato firmato il contratto per l’esecuzione dei lavori, con una durata prevista di 163 giorni. L’obiettivo indicato all’epoca era arrivare alla riapertura entro la primavera del 2025.
La primavera è passata. Poi è arrivata l’estate. E ora anche settembre sta finendo.
Nel frattempo, la città è tornata alla sua quotidianità e con essa sono tornate le esigenze di studenti, famiglie, lettori e cittadini. Ma uno degli spazi pubblici destinati proprio a rispondere a queste esigenze continua a non essere accessibile.
Ed è forse questo l’aspetto più paradossale della vicenda: Terracina può contare su una biblioteca comunale, ma i cittadini non possono utilizzarla.
Una situazione che pesa ancora di più se si considera quanto siano limitati gli spazi pubblici dedicati allo studio, alla lettura e alla fruizione culturale in città. La biblioteca dovrebbe essere uno dei luoghi naturali in cui incontrare libri, conoscenza e comunità. Invece, da cinque anni, non lo è.
A fronte di questa lunga attesa arriva anche la proposta di Agostino Attanasio, archivista e storico, già direttore dell’Archivio Centrale dello Stato dal 2009 al 2014.
L’idea è quella di non aspettare necessariamente la piena operatività della struttura per restituire almeno una parte del servizio: avviare il prestito dei libri per due o tre giorni alla settimana, affiancando al bibliotecario un’altra unità lavorativa per alcune ore. Nella proposta viene ipotizzato anche il coinvolgimento della Fondazione Città di Terracina.
Una soluzione temporanea, certo. Ma potrebbe rappresentare almeno un primo passo per riportare i libri fuori dagli scaffali chiusi e nuovamente nelle mani dei cittadini.
Dopo cinque anni di attesa, la città non ha più bisogno di nuovi annunci o di ulteriori rinvii: ha bisogno di riavere la propria biblioteca. Perché una struttura ristrutturata, migliaia di libri sugli scaffali e un bibliotecario individuato hanno senso soltanto quando quelle porte si aprono e quel patrimonio torna finalmente a essere accessibile a tutti.
