Il calcio, gli interessi imprenditoriali, il peso specifico dei tifosi, la politica: un intreccio che si fa sempre più complesso quello legato all’acquisto del titolo di Interregionale del Sora Calcio da parte dell’Atletico Pontinia, con il conseguente (e molto probabile) trasferimento della Serie D al Caporuscio.
L’aspetto nuovo della vicenda è legato al ruolo svolto dalla tifoseria bianconera: la piazza ha deciso di scendere in campo per cercare di impedire, nei minuti di recupero, la fine del calcio sorano. Come? Ha esposto due striscioni dal messaggio inequivocabile: “Sindaco, se il Sora sparirà sarà tua la responsabilità” e “Comune presente per ogni attività tranne per il patrimonio della città”. In entrambi i casi è stata chiamata in causa l’amministrazione comunale, rea – secondo il tifo organizzato – di non fare nulla per impedire questo dramma sportivo.
Ricapitoliamo la situazione: l’Atletico Pontinia ha praticamente chiuso l’affare con il presidente sorano Tinto (ormai sempre più vicino all’addio) ed è pronto a rilevare il titolo calcistico del Sora, che verrebbe portato allo stadio Caporuscio. Manca soltanto il saldo, essendo stata già versata la maggior parte della cifra pattuita con il gruppo imprenditoriale a capo dell’Atletico Pontinia, per chiudere la trattativa e riportare subito la Serie D in terra pontina dopo la fuga dell’Anzio.
Per la cronaca va detto, però, che Tinto ha sempre negato che sia cosa fatta, ribadendo come l’ultima parola non sia stata ancora pronunciata, pur ammettendo l’interesse e la relativa offerta economica della “corrente pontina”, come ama chiamare il gruppo imprenditoriale a capo dell’Atletico. Accettiamo come vera la versione di Tinto; a questo punto, però, il presidente dovrebbe spiegare perché se n’è andato da Sora senza neanche salutare, con la velocità di un centometrista, portandosi via tutto quello che poteva, dal pullman alle attrezzature sportive, che lui stesso aveva contribuito a collocare nell’impianto sportivo.
E la politica? Il Comune di Sora ha subito messo le mani avanti, dimostrando la propria volontà di fare il possibile per salvare il calcio bianconero. Quello di Pontinia ha specificato – sempre con un comunicato firmato dal sindaco Tombolillo e dall’assessore allo Sport Simone Coco – come a Pontinia esistano “la realtà storica ASD Pontinia (campionato di Promozione) e l’annessa ASD La Cantera (settore giovanile), che vanno preservate, e l’impianto sportivo deve rispondere in primo luogo alle esigenze della comunità locale. Per questo motivo verrà data priorità ai settori giovanili, riconoscendo nello sport un fondamentale strumento di crescita, inclusione e aggregazione sociale per i ragazzi. La tutela dello sport di base viene così messa al centro di ogni valutazione logistica e gestionale, rendendo nello specifico impossibile ospitare un campionato di Serie D”.
Quindi l’amministrazione di Pontinia alza il muro e sbarra la strada alla Serie D, dimenticando una cosa: lo stadio Caporuscio è stato sistemato, rinnovato, valorizzato e reso idoneo per disputare il campionato di Interregionale lo scorso anno. Chi ha provveduto economicamente alla riqualificazione, al rinnovamento e alla valorizzazione dello stadio Caporuscio? Stando al comunicato dell’amministrazione, presumiamo sia stato il Comune. Siamo felici di aver appreso una cosa nuova, eravamo convinti del contrario e, onestamente, lo siamo ancora.
La strada è lunga. Sia in direzione Sora, sia in direzione Pontinia. Intanto il presidente bianconero Tinto ha fatto sapere che nel fine settimana tornerà in Ciociaria per parlare con l’amministrazione, con imprenditori estranei alla corrente pontina interessati ad acquistare il titolo e salvare il Sora Calcio, e con i tifosi bianconeri per spiegare quale sia la verità.
Nel frattempo a Pontinia, dove il sindaco ha detto chiaramente che la Serie D non ci sarà, l’Atletico sta già preparando la sua stagione 2026-2027 in Serie D.
Alla fine qualcuno farà festa, tanti altri finiranno nella lista degli sconfitti.
