Home Politica Aprilia verso il voto: Ama, l’Anno Zero e l’occasione persa

Aprilia verso il voto: Ama, l’Anno Zero e l’occasione persa

Il cambiamento non si misura dagli slogan o dalle alleanze dell'ultima ora, ma dalla capacità di cambiare realmente il modo di fare politica

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La politica ha imparato la lezione dopo il commissariamento? No e di questo ne è certo Roberto Boi, ex assessore all’Urbanistica, esponente del centrodestra e leader di Ama.

Proprio lo scorso anno la Lista Civica  ha voluto lanciare un messaggio alla città attraverso un vero e proprio manifesto politico-civico, lasciando aperte le proprie porte a tutti i cittadini di buona volontà che intendano contribuire alla rinascita di Aprilia.

Il percorso di Ama è fondato su tre principi che, ancora oggi, la civica ritiene imprescindibili:
Al primo posto il Patto sociale, ovvero Ricostruire la fiducia tra politica e cittadini “perché la ricostruzione di Aprilia non può partire soltanto da opere pubbliche o nuovi programmi amministrativi, ma deve poggiare sul recupero della fiducia reciproca tra istituzioni e comunità”.

Al secondo posto l’identità apriliana, la riscoperta dell’orgoglio apriliano, perché “Aprilia è una città con molte più potenzialità di quanto spesso si voglia raccontare. È necessario recuperare il senso di appartenenza, valorizzare le nostre risorse e comprendere che solo una comunità coesa e unita può affrontare le sfide future”.

Infine il potenziamento della rappresentanza istituzionale, poiché da troppo tempo Aprilia non esprime una presenza autorevole nei livelli istituzionali superiori ed “avere propri rappresentanti in Regione e in Parlamento, capaci di difenderne gli interessi, intercettare risorse e promuoverne lo sviluppo è importante”.

Perché la lista ritiene che l’Anno Zero, la fase di ricostruzione, non sia servita a ragionare su questi ed altri temi? Cosa ha ostacolato il dialogo?

Ospitiamo un intervento di Ama sul dibattito lanciato dalla nostra testata sul processo di formazione del consenso e la proposta politica in una città commissariata.

“I tre punti rappresentavano e rappresentano ancora oggi la base della nostra visione. Una proposta aperta, rivolta a tutti coloro che credono che il futuro di Aprilia debba essere costruito attraverso il dialogo, la partecipazione e il senso di comunità, piuttosto che con le contrapposizioni sterili e gli interessi di parte. A distanza di mesi dal commissariamento del Comune di Aprilia, ci saremmo aspettati una politica capace di fermarsi, riflettere e avviare un profondo processo di autocritica. Purtroppo, osservando quanto sta accadendo, dobbiamo constatare che nulla, o quasi, sembra essere realmente cambiato. Parliamo da cittadini prima ancora che da appartenenti a una lista civica.
Una vicenda così grave ha inevitabilmente segnato l’intera comunità apriliana e continua a lasciare un profondo senso di amarezza ogni volta che emergono nuovi sviluppi o si ripercorrono le cause che hanno condotto la città a una delle pagine più difficili della sua storia amministrativa. Alla domanda se la politica locale ha davvero imparato la lezione, la nostra risposta, purtroppo, è negativa. Questa riflessione non è rivolta tanto a chi ha amministrato in passato e porta il peso delle proprie responsabilità, quanto a coloro che oggi si candidano a guidare Aprilia presentandosi come interpreti del cambiamento. Negli ultimi mesi, quando si ipotizzava un ritorno alle urne già in autunno, abbiamo assistito al consueto susseguirsi di trattative, alleanze e candidature. Anche la Lista Civica A.M.A. è stata contattata in diverse occasioni. Ciò che abbiamo riscontrato è però la sostanziale riproposizione degli stessi schemi del passato.
Cambiano gli slogan, si moltiplicano i richiami alla legalità, alla trasparenza e al rinnovamento, ma restano immutate le dinamiche: personalismi, corsa alla candidatura a sindaco, coalizioni costruite più per convenienza che per condivisione di un progetto, contrapposizioni che fino a ieri sembravano insanabili e che oggi vengono superate senza alcuna spiegazione politica. Ciò che continua a mancare è una seria riflessione sulle cause che hanno portato Aprilia al commissariamento e, soprattutto, una credibile proposta di cambiamento fondata su metodi diversi rispetto al passato.
A questo scenario si aggiunge un clima sempre più caratterizzato da accuse reciproche e campagne di delegittimazione.

Assistiamo quotidianamente a uno scambio di pesanti attacchi tra forze politiche che, in molti casi, hanno condiviso responsabilità amministrative o che, comunque, hanno fatto parte del sistema politico cittadino negli anni oggetto delle vicende giudiziarie.

È una contrapposizione che rischia di trasformare la prossima campagna elettorale in una competizione basata esclusivamente sul fango reciproco, anziché sul confronto tra idee, programmi e visioni per il futuro della città.

I cittadini meritano molto di più. Meritano una politica che sappia assumersi le proprie responsabilità, riconoscere gli errori commessi e costruire un percorso nuovo, fondato sulla credibilità, sulla competenza e sul rispetto delle istituzioni. Nel frattempo, mentre Aprilia continua a consumarsi in polemiche interne, altri territori riescono a costruire una rappresentanza politica forte, capace di incidere nei livelli istituzionali provinciali, regionali e nazionali. Non perché siano migliori, ma perché hanno compreso che la tutela degli interessi del territorio richiede dialogo, collaborazione e capacità di superare le divisioni quando è necessario. Aprilia, invece, continua a pagare il prezzo di una politica troppo concentrata sulle dinamiche interne e troppo poco orientata a costruire una presenza autorevole nei luoghi in cui si decidono le risorse, gli investimenti e le opportunità di sviluppo. Come Lista Civica A.M.A. continueremo a osservare con attenzione il dibattito politico, mantenendo la nostra autonomia di giudizio e mettendo al centro esclusivamente l’interesse della città. Perché il vero cambiamento non si misura dagli slogan o dalle alleanze dell’ultima ora, ma dalla capacità di cambiare realmente il modo di fare politica. Ed è proprio questo cambiamento che, ad oggi, ancora non vediamo”.

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