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Aprilia, sulla Gramsci tutte le ragioni dei Cinque Stelle

Ragusa: "E' la sconfitta di una politica priva di una visione costruttiva, dopo anni di discussioni e sprechi"

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Qualche giorno fa il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha annullato gli atti per la costruzione della nuova scuola Gramsci in via Tiberio ad Aprilia. Una sentenza che confermerebbe quanto il Movimento 5 Stelle locale denuncia da anni. Che la scuola serva, è indubbio, ma il percorso amministrativo scelto a suo tempo dal Comune, secondo Ragusa, è stato sbagliato e approssimativo, a partire da un’espropriazione condotta in violazione dei diritti dei proprietari.

“I giudici hanno bloccato infatti la procedura di esproprio dell’area ex Canebi perché i proprietari non sono stati informati correttamente e l’area non era mai stata realmente acquisita al patrimonio comunale- è il commento di Ragusa che, sulla vicenda, ha prodotto tante interrogazioni e comunicati stampa, nell’arco di questi otto anni – tanto che vi era già stata una sentenza di usucapione a favore dei privati. Avevamo denunciato da tempo questa anomalia: un terreno mai acquisito definitivamente dal Comune, ma trattato come se fosse comunale, valutato circa 100.000 euro e tuttavia inserito in un quadro economico che prevedeva 263.000 euro per l’acquisizione e gli imprevisti”.

Il lotto sul quale il Comune di Aprilia voleva realizzare il plesso era originariamente destinato a verde pubblico e, con una modifica urbanistica del 2017, è stato trasformato in area per scuole, sacrificando un ettaro e mezzo di verde in un quartiere già densamente popolato e vicino agli appartamenti dell’ex Canebi.

“È importante chiarire che, dal punto di vista strettamente tecnico, un progetto preliminare esisteva e dimostrava la fattibilità edilizia dell’intervento su via Tiberio, tanto che lo studio incaricato aveva attestato la possibilità di collocare lì un nuovo plesso scolastico – prosegue Ragusa – e anche la viabilità, con adeguati parcheggi e la riconnessione della strada cieca del Pronto Soccorso, avrebbe potuto essere migliorata rispetto alla situazione attuale, prevedendo in sede definitiva sistemi di smaltimento del traffico più ordinati. Per questo noi non abbiamo mai impostato la battaglia dicendo che via Tiberio fosse “materialmente impossibile”, ma denunciando la cattiva gestione amministrativa, la violazione delle procedure e l’assenza di una visione complessiva che guardasse alle vere alternative disponibili”.

Le osservazioni, però, come spesso accade quando è l’opposizione ad intervenire, sono rimaste inascoltate: per anni il Comune ha sostenuto che non esistessero alternative, ma già nel 2020 una relazione comunale aveva riconosciuto quanto il M5S proponeva da tempo, ovvero l’esistenza di un’area alternativa tra via Pergolesi e via Monteverdi, composta in larga parte da terreni comunali e in parte da terreni della Regione Lazio, disponibile a cederli al Comune. Il Movimento 5 Stelle aveva proposto di accorpare il lotto di via Pergolesi con l’area del pallone tensostatico, chiudendo il tratto di strada tra i due terreni e trasformandolo in spazio scolastico, e di realizzare finalmente via Giovanni Paisiello (che oggi esiste solo sulle mappe) per collegare Pergolesi con Monteverdi.

“Allo stesso tempo – continua l’ex candidato sindaco del Movimento Cinque Stelle – avevamo suggerito di spostare il pallone tensostatico su via Tiberio, riportando il lotto ex Canebi alla sua funzione originaria di verde pubblico e servizi, e liberando l’area Pergolesi-Monteverdi per la nuova Gramsci. Sull’area Pergolesi era stato sollevato il problema di possibili rifiuti interrati, ma per noi questa criticità rappresentava un’opportunità: la bonifica è obbligatoria per legge e avrebbe permesso di risanare un sito degradato, garantendo una scuola su un terreno sicuro e riqualificato”.

Adesso a fronte dell’annullamento da parte del Tribunale amministrativo, non resta altro che fare i conti delle spese sostenute, inutilmente, per realizzare un progetto complicato fin dal nascere. I 250.000 euro previsti per comprare il terreno di via Tiberio, secondo i Cinque Stelle, si sarebbero potuti utilizzare per finanziare la bonifica dell’area Pergolesi, in cambio di una cessione agevolata dei terreni regionali e della costruzione di un’infrastruttura scolastica di qualità. Scelte politiche che si sono rivelate errate.

“La sentenza del TAR, quindi, non smentisce la fattibilità tecnica di una scuola su via Tiberio, ma certifica il fallimento di una certa politica amministrativa: tempi lunghissimi, procedure sbagliate, scarsa conoscenza del patrimonio comunale e incapacità di concludere un esproprio nel rispetto della legge. Per anni – è l’affondo di Ragusa – non si è voluto definire in modo celere un progetto esecutivo, con il risultato di perdere tempo e risorse, continuando a pagare affitti per una sede inadeguata anziché investire stabilmente in un nuovo edificio pubblico. È grave che la superficialità degli uffici comunali nell’eseguire correttamente la procedura di esproprio e nella gestione dei beni abbiano addirittura consentito l’usucapione da parte di un privato, con un danno evidente per la collettività. Ora ci auguriamo che si abbandoni definitivamente il progetto su via Tiberio per la nuova scuola, si ripristini lì la destinazione a verde pubblico e servizi (compresa la possibilità di ospitare una terza ala dell’ASL o nuove strutture sportive), e si valuti la realizzazione della continuazione di via Ottaviano fino a via Tiberio, come già previsto nel vecchio Piano di lottizzazione”.


“Allo stesso tempo – continua Ragusa – ci auspichiamo che si riapra seriamente l’ipotesi Pergolesi-Monteverdi, con le modifiche già suggerite: accorpamento dei lotti, apertura di via Paisiello, eventuale spostamento del pallone tensostatico e ridisegno della viabilità e dei parcheggi a servizio della futura scuola. Sarebbe auspicabile, inoltre, istituire un tavolo con scuola, famiglie e comitati per individuare insieme il nuovo sito, valutando i progetti non solo sulla carta, ma sulla base di simulazioni concrete degli spazi, dei flussi di traffico e dei servizi necessari. La nuova scuola Gramsci va realizzata nel luogo più idoneo e nel rispetto della legge, della sicurezza, del buon senso urbanistico e dei fondi già stanziati, adattando il progetto preliminare esistente, costato ai cittadini migliaia di euro, invece di ripartire ogni volta da zero”.

“La decisione del TAR certifica la sconfitta di una politica locale priva di una visione costruttiva e realistica, che dopo anni di discussioni inconcludenti e sprechi continua a costringere molti ragazzi a studiare in un edificio inadatto, privo di palestra, e i cittadini a pagare un affitto annuale da centinaia di migliaia di euro da più di quarant’anni – conclude Ragusa – e pensare che l’ex sindaco Terra dichiarava, nel 2014, che entro un anno sarebbero partiti i lavori per la nuova scuola Gramsci: oggi, nel 2026, quella promessa mancata pesa ancora sulle spalle degli studenti e delle loro famiglie”.

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