“Le esternalizzazioni e la liquidazione dell’Asam non offrono alcuna prospettiva, né a garanzia dei servizi né dei posti di lavoro. Serve un confronto istituzionale”. Niente di nuovo rispetto al recente passato, ma la Cisl tiene duro e non molla e raccoglie, nella assemblea sindacale tenutasi il 2 febbraio scorso, l’ampia partecipazione di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori della Multiservizi. La conferma, qualora ce ne fosse bisogno, della forte preoccupazione dei lavoratori, molto attenti a seguire le dinamiche e le scelte che stanno incidendo sul futuro dell’azienda e dei servizi pubblici locali. Chiaramente la posizione è una sola ed è per forza di cose condivisa da tutti: l’esternalizzazione dei servizi non rappresenta oggi una scelta opportuna né sotto il profilo economico, né sotto quello organizzativo e funzionale, soprattutto in assenza di una visione complessiva sul destino dell’Asam.
Il processo di liquidazione, partito nove anni fa, secondo la Cisl, sarebbe stata avviata secondo una procedura irrituale per un ente strumentale del Comune, caratterizzata da un insieme di prescrizioni tali da non comportare l’interruzione delle attività aziendali. “Tale procedura – scrivono in una nota congiunta la Segretaria Generale Cisl Fp, Enza Del Gaudio, il Segretario Provinciale Enti Locali, Raffaele Paciocca e il Coordinatore Territoriale Terzo Settore, Leopoldo Gagliardi – ha infatti previsto il mantenimento integrale dei servizi, che sono stati continuativamente garantiti dall’azienda grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori.
In questo contesto, ASAM ha dimostrato una piena capacità operativa e gestionale, tanto che già a distanza di due anni dalla nomina del collegio dei liquidatori l’azienda ha registrato risultati economici positivi. Alla luce di tali elementi, lo stato di liquidazione appare oggi privo di giustificazione sostanziale e non coerente con l’andamento economico e funzionale dell’azienda, che ha continuato a svolgere regolarmente il proprio ruolo.
Per queste ragioni, si ritiene che lo stato di liquidazione debba essere superato e formalmente revocato, al fine di restituire chiarezza, coerenza amministrativa e prospettiva all’assetto dell’azienda. I lavoratori non possono essere ridotti a una mera voce tecnica all’interno di un bilancio, perché rappresentano una componente essenziale dell’organizzazione, portatrice di competenze, responsabilità e continuità nei confronti della cittadinanza”.
È utile ricordare che gli atti amministrativi adottati nel 2017 prevedono il mantenimento delle attività all’interno del perimetro pubblico e un giudizio di valutazione sull’opportunità di trasferire alcuni rami di azienda alla Progetto Ambiente. In questo quadro assume particolare rilievo il TUEL – Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000), che attribuisce ai Comuni la responsabilità di organizzare e gestire i servizi pubblici locali nel rispetto dell’interesse generale, valutando le diverse forme di gestione possibili e motivando in modo chiaro le scelte adottate. Il TUEL non impone l’esternalizzazione dei servizi, ma richiede che ogni decisione sia coerente, sostenibile e orientata alla qualità del servizio e alla tutela del lavoro.
A ciò si affianca il principio sancito dalla legislazione sulla partecipazione dei lavoratori, a partire dalla legge n. 76 del 2025, che rafforza il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori e delle loro rappresentanze nei processi decisionali che incidono sull’organizzazione del lavoro e sul futuro delle aziende pubbliche. Una normativa che richiama con forza la necessità di ascolto, confronto e trasparenza, soprattutto quando le scelte strategiche producono effetti diretti sull’occupazione e sulla qualità dei servizi resi alla collettività. A ciò si aggiunge quanto previsto dal CCNL Funzioni Locali 2019/2021, il cui articolo 5, comma 2, stabilisce che l’Amministrazione è tenuta ad attivare preventivamente l’informazione e il confronto con le organizzazioni sindacali prima dell’adozione di atti e decisioni che incidono sull’organizzazione del lavoro, sui servizi e sul personale. Un principio che impone la convocazione delle parti interessate prima delle scelte, e non successivamente a decisioni già assunte.
“Una possibile soluzione avrebbe potuto e dovuto essere individuata attraverso la definizione di un piano industriale, strumento indispensabile per valutare e rilanciare in modo trasparente la sostenibilità economica, organizzativa e funzionale dell’azienda e per orientare scelte responsabili nel medio-lungo periodo. Tale percorso, ad oggi, risulta assente. Alla luce di quanto emerso, l’organizzazione sindacale ha espresso la volontà di attivare un tavolo di conciliazione istituzionale, chiedendo il coinvolgimento della Prefettura, al fine di favorire un confronto serio, trasparente e responsabile tra tutte le parti interessate e contribuire all’individuazione di una soluzione condivisa per il futuro di ASAM”.
