C’è un mistero dentro il mistero della chiesa di San Michele Arcangelo. La recente documentazione che ha permesso di ricostruire la storia della proprietà dell’edificio di culto della città di fondazione ha fatto emergere anche un particolare che merita di essere approfondito: nella sagrestia della chiesa sarebbe infatti conservato un quadro di particolare interesse, legato alla storia stessa della progettazione dell’edificio, ma rimasto nel tempo non adeguatamente valorizzato.
La vicenda affonda le proprie radici negli anni della fondazione di Aprilia e nei progetti che accompagnarono la nascita della nuova città dell’Agro Pontino. Tra le indicazioni impartite ai progettisti per la realizzazione della chiesa di San Michele vi sarebbe stata anche quella relativa alla presenza di un’immagine del santo ispirata al celebre San Michele Arcangelo di Guido Reni.
Una richiesta tutt’altro che casuale, che apre una serie di interrogativi: chi la formulò? Quale organismo aveva il compito di indicare le caratteristiche artistiche e liturgiche della nuova chiesa? E, soprattutto, il dipinto oggi conservato nella sagrestia è effettivamente riconducibile a quella richiesta?
Il riferimento è al celeberrimo San Michele Arcangelo di Guido Reni, dipinto nel Seicento e conservato nella chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini, in via Vittorio Veneto, a Roma.
L’opera rappresenta l’Arcangelo nell’atto di sconfiggere il demonio e, proprio per la sua forza iconografica, è diventata nei secoli una delle raffigurazioni più conosciute di San Michele.
Secondo la ricostruzione emersa dalla documentazione relativa alla chiesa di Aprilia, ai progettisti sarebbe stato richiesto di inserire nella nuova chiesa un’immagine ispirata proprio a quel modello.
Non si trattava, dunque, soltanto di scegliere un soggetto religioso. La presenza di San Michele assumeva un significato particolare per una città nata nel cuore dell’Agro Pontino, in un territorio che fino a pochi anni prima era segnato dalla malaria e dalle difficoltà ambientali.
Il significato della figura di San Michele appare particolarmente suggestivo se inserito nel contesto storico della fondazione di Aprilia. L’arcangelo che sconfigge il male poteva essere letto, anche attraverso la simbologia dell’epoca, come immagine della vittoria sulle difficoltà che avevano caratterizzato la bonifica dell’Agro Pontino. Una lettura che, tuttavia, deve essere distinta dalle motivazioni documentate alla base della scelta artistica, qualora queste ultime non emergano direttamente dalle carte d’archivio.
La chiesa di San Michele nasce, del resto, all’interno di un progetto architettonico e urbanistico nel quale ogni elemento della nuova città doveva contribuire alla costruzione di un’identità precisa.
All’esterno, l’architettura razionalista e la celebre statua bronzea di San Michele dialogavano con il linguaggio moderno della città di fondazione. All’interno, invece, il richiamo alla tradizione della pittura sacra italiana introduceva un elemento fortemente legato alla storia dell’arte e alla tradizione religiosa.
Se la richiesta di un’immagine ispirata al San Michele di Guido Reni è documentata, occorre ora comprendere quale sia la storia del dipinto oggi presente nella sagrestia della chiesa di San Michele.
Chi lo realizzò? Quando arrivò ad Aprilia? Si tratta di una copia, di una reinterpretazione o di un’opera realizzata appositamente per la nuova chiesa? E, soprattutto, è quello il quadro al quale facevano riferimento le indicazioni impartite ai progettisti durante la fase di realizzazione della città? Naturalmente, è bene precisare, si tratta di una piccolo quadro che potrebbe, invece, acquisire molta più importanza e valorizzato.
Sono domande alle quali la documentazione recentemente emersa potrebbe consentire di dare una risposta.
La scoperta aggiunge quindi un nuovo tassello alla storia della chiesa di San Michele e, più in generale, a quella della città di fondazione.
Per comprendere pienamente il significato di quell’opera sarebbe necessario mettere a confronto i documenti progettuali, le eventuali comunicazioni tra gli architetti e gli organismi incaricati di seguire la realizzazione della chiesa, gli atti relativi alla decorazione dell’edificio e la storia del dipinto oggi custodito nella sagrestia.
Potrebbe così emergere una storia ancora poco conosciuta: quella di un’opera d’arte arrivata ad Aprilia seguendo un percorso preciso, inserita in un progetto religioso e architettonico pensato per la nuova città e forse rimasta, nel tempo, quasi nascosta agli occhi della comunità.
Il mistero, dunque, non riguarda soltanto la proprietà della chiesa. Ora c’è anche un quadro da identificare e una storia da ricostruire.
Aprilia, il mistero di San Michele e il legame con Guido Reni
E' la riproduzione del celeberrimo dipinto nel Seicento, conservato nella chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini a Roma
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