Home Attualità Aprilia, aumenti Tari: i commercianti pronti a nuove proteste

Aprilia, aumenti Tari: i commercianti pronti a nuove proteste

Savina Tatti, presidente dell'associazione, non esclude altre manifestazioni. Buona, invece, l'adesione alla serrata di martedì 11 agosto

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Tari e aumenti, la protesta dei commercianti prosegue. Al momento, la serrata indetta martedì 11 agosto 2026, dalle 18 alle 19, ha ottenuto un discreto successo. Savina Tatti, presidente dell’associazione Aprilia Commercio, si dice abbastanza soddisfatta: «Certo, avrei voluto che tutti chiudessero, ma, per quello che siamo riusciti a comunicare in pochi giorni, mi ritengo soddisfatta. Sicuramente la Commissione Straordinaria non cambierà i propri piani sulla Tari, ma ritengo comunque importante che ci sia stato un coordinamento tra commercianti e, come sempre, è doveroso manifestare la propria opinione».

La protesta simbolica contro le nuove tariffe della tassa sui rifiuti ha riguardato diversi settori e, in particolare, il commercio del centro, già fortemente penalizzato negli anni in cui parte delle attività è stata delocalizzata in aree di media e grande superficie. Una situazione che, secondo i commercianti, continua a risentire delle scelte adottate nel tempo.

Gli uffici e gli studi professionali pagheranno un tributo al metro quadrato che va da 8,22 euro a 9,69 euro. Per osterie, trattorie, ristoranti, pizzerie e pub, l’aumento sfiora il 17,6%, con una quota al metro quadrato che salirà da 19,16 euro a 22,54 euro. I bar e le pasticcerie passeranno da 14,44 euro a 16,98 euro al metro quadrato.

Per le attività ortofrutticole, le pescherie, i fiorai e le pizzerie al taglio, la quota da pagare passerà invece da 24,91 euro a 29,30 euro al metro quadrato.

«Non escludiamo di replicare la manifestazione prossimamente, magari ottenendo maggiori riscontri», aggiunge Savina Tatti.

La protesta, dunque, potrebbe non esaurirsi con la serrata dell’11 agosto. Sullo sfondo resta il tema del rapporto tra le associazioni di categoria, i cittadini e la politica. In questi anni, l’abitudine della politica di inserirsi nella vita delle associazioni ha, secondo alcuni, indebolito la capacità dei cittadini di slegarsi da determinate logiche e di affrancarsene.

Troppo spesso, infatti, si è cercato di intervenire sulle richieste avanzate dalle categorie, tentando di modificarle o di rimandarne l’attuazione, con la promessa di tempi e soluzioni che, nella maggior parte dei casi, non si sono mai concretizzati in provvedimenti reali e in interventi concreti a sostegno dei diversi settori.

Una dinamica che, nel tempo, ha finito per condizionare il rapporto tra associazioni, cittadini e istituzioni, rendendo più difficile un confronto realmente autonomo e orientato esclusivamente alla tutela degli interessi delle categorie rappresentate.

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