Home Spettacoli e Cultura Aprilia, Archetipo Ensemble e la musica che fa storia

Aprilia, Archetipo Ensemble e la musica che fa storia

Un tuffo nella musica autoriale per raccontare eventi storici, riflessioni, lotte sociali, aspettative, paure, sogni e speranze

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“Se la vita ti mette di fronte a un viaggio che proprio non avresti voluto fare, puoi sempre scegliere la colonna sonora”. Con queste parole si può sintetizzare il percorso compiuto da Archetipo Ensemble attraverso “Risonanze”, l’iniziativa andata in scena martedì 16 giugno presso l’auditorium dello Sporting Village. Un vero e proprio tuffo nella musica d’autore, utilizzata come strumento per raccontare eventi storici, riflessioni, lotte sociali, aspettative, paure, sogni e speranze, con l’obiettivo di diffondere cultura, coinvolgere il pubblico ed emozionare.

L’evento, organizzato a scopo benefico per sostenere il Gruppo Seguimi, da sempre impegnato nella lotta contro la povertà, ha riproposto valori universali come la pace, il rispetto, l’armonia e la coesione sociale attraverso lo sguardo di poeti e musicisti. Un modo diverso, spesso inedito, di leggere il mondo, come solo gli artisti sanno fare.

Per l’occasione, Archetipo Ensemble si è presentato in una veste nuova. Punti fermi del gruppo restano l’eccezionale Maria Ausilia D’Antona, voce e mandola, e Gabriele Falcone alla chitarra. A loro si sono affiancati Massimo Bartorello al pianoforte e voce, Gianluca Rando alla chitarra solista e Angelo Abbruzzetti alle percussioni e al basso.

«Abbiamo voluto ricordare lo stretto e ancestrale legame tra la musica e il vissuto dei popoli, le cui risonanze sono state vere e proprie scatole del tempo, album pieni di ricordi e appunti di vita vissuta, arrivati fino a noi sotto le mentite spoglie di una canzone. Da Bob Dylan a Fossati, da Simon & Garfunkel a De André, in tanti hanno dato il loro prezioso contributo al risveglio delle coscienze, spingendoci a guardarci intorno. E noi li abbiamo seguiti, rapiti dall’incanto della loro arte, contribuendo a creare una grande memoria collettiva», ha spiegato in apertura Maria Ausilia D’Antona, anima del progetto e protagonista di una serata che ha visto l’intera platea unirsi al canto.

Il repertorio proposto ha attraversato generazioni e sensibilità diverse: The Sound of Silence di Paul Simon, Quello che non ho di Fabrizio De André e Massimo Bubola, La cura di Franco Battiato e Manlio Sgalambro, La libertà di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Piazza Grande di Lucio Dalla, Gianfranco Baldazzi, Sergio Bardotti e Ron, Khorakhané di Fabrizio De André, Ivano Fossati e Giorgio Bezzecchi, Anche per te di Mogol e Lucio Battisti, Cappuccio Rosso di Roberto Vecchioni, Mariposa di Mogol, Fiorella Mannoia e Cheope, Blowin’ in the Wind di Bob Dylan, Generale di Francesco De Gregori, Il disertore di Boris Vian e Giorgio Calabrese, L’isola che non c’è di Edoardo Bennato, C’è tempo di Ivano Fossati, Primavera di Massimo Bartorello e Il mio canto libero di Mogol e Lucio Battisti.

Nel corso della serata, D’Antona ha anche lanciato una riflessione sul rapporto contemporaneo con la musica:

«Oggi ascoltiamo la musica in cuffia, isolati, e cantare ci imbarazza. Pensiamo che cantanti si nasca e così stiamo spegnendo una parte di noi stessi. Ecco perché, oggi più che mai, è necessario tornare a cantare ciò che siamo, ciò che eravamo e ciò che vorremmo diventare. Le canzoni sono importanti quanto i grandi film o i libri più belli, quelli che sfuggono alla logica dell’usa e getta. Dobbiamo riprendercele. La loro storia è anche la nostra».

Una serata intensa e partecipata, in cui musica, memoria e solidarietà si sono intrecciate, ricordando come l’arte possa ancora essere uno strumento capace di unire le persone e dare voce ai valori che costruiscono una comunità.

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