APRILIA ANNO ZERO
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Sonia Picozzi non è solo un’apriliana d’adozione è, innanzitutto, una cittadina del mondo: nata e cresciuta ad Anzio, dove ha trascorso l’adolescenza, si è poi trasferita a Roma dove ha proseguito gli studi universitari, per spostarsi, in seguito, negli Stati Uniti per conseguire un master. Ad Aprilia, dove è approdata nel 2005, si è fatta conoscere attraverso un approccio attivo e originale alla convivenza, che si è concretizzato nella continua ricerca del coinvolgimento e dell’apertura verso le altre aree periferiche cittadine. Ha iniziato a lavorare presso il Doposcuola Arcobaleno, di cui oggi è amministratrice e responsabile della didattica. Il suo impegno civile è stato caratterizzato dall’appassionata adesione ad alcune associazioni ambientaliste, contribuendo anche a fondarne alcune, come “Orma”, per poi concentrarsi, dal 2019, nella rappresentanza delle istanze della borgata dove risiede in qualità di presidente del Consorzio Colle dei Pini – Casello 45, un’area residenziale periferica, vicina alla frazione di Campo di Carne.
- Quale è stata la reazione allo scioglimento del consiglio comunale nel quartiere dove vive, dove i cittadini che vi risiedono, ogni giorno si trovano a vivere mille difficoltà?
“La prima reazione è stata di sconforto e di incredulità, poi ha prevalso un senso di profondo disgusto, perché ognuno di noi si impegna con i propri mezzi per costruire una quotidianità che sia all’altezza dei nostri figli in un ambiente che, come diceva Maria Montessori, possa essere educante e accogliente. Poi, come sempre nella mia vita, mi sono rimboccata le maniche e ho continuato, come e più di prima, nel mio impegno, personale, professionale e sociale. Ora più che mai, occorre avere una visione ottimista, dobbiamo valorizzare ciò che abbiamo, non guardare solamente a quello che ci manca”.
- Pensa sia ancora possibile, oggi, riuscire a coinvolgere le persone nella vita cittadina dopo lo scioglimento del Comune? Si può risultare ancora credibili agli occhi degli apriliani?
“Sono certa che se ci si pone nel modo corretto la possibilità di coinvolgere le persone attivamente nella vita cittadina ci sarà sempre. Ne è prova la recente partecipazione all’organizzazione del Natale apriliano insieme all’associazione Aprilia Commercio. Si può essere credibili se si fa un profondo lavoro di “pulizia”, anche a scapito di persone per bene che comunque, in qualche modo, loro malgrado, sono state impegnate nelle passate amministrazioni. Credo che sarà necessario un taglio netto con il passato, anche se il problema è delicato, perché non si parla solo della parte politica, ma anche di quella amministrativa ed economica della città”.
- Alla luce di quanto è emerso, quale messaggio mandiamo ai giovani, spesso con un ruolo poco attivo nella comunità: che cercare di cambiare è inutile?
“Sinceramente non so quanto i giovani abbiano percepito ciò che è accaduto, sicuramente la parte che era già attiva nel sociale, ha pensato di impegnarsi ancora di più. Il ruolo delle famiglie è cruciale, i ragazzi vanno educati alla legalità e all’impegno, sono bersagliati da messaggi di impunità rispetto a fenomeni come bullismo e microcriminalità. Il messaggio che cerco di trasmettere ai ragazzi è di pensare sempre prima di agire, di riflettere su ciò che vorrebbero fare e ricevere, ricordandosi che sono loro il cambiamento che vorrebbero”. - È cambiato qualcosa, secondo la sua esperienza, in questi anni nella propensione a collaborare e ad esporsi, soprattutto tra i quartieri della periferia apriliana?
“C’è stato un progressivo indebolimento delle spinte motivazionali ed una maggiore difficoltà a far convergere le energie verso progetti di interesse comune e ciò non è stato causato solo dai problemi giudiziari e dalle infiltrazioni della malavita, quanto anche da alcuni poteri forti che hanno fatto sentire la loro supremazia attraverso il dividi et impera”. - L’occasione offerta dall’azzeramento delle istituzioni locali, potrebbe consentire ad associazioni e politica di ricostruire un percorso di risanamento?
“È necessario un profondo cambiamento culturale che passi, prima di tutto, attraverso il consolidamento del senso di appartenenza per arrivare ad una visione d’insieme e di futuro: Aprilia potrebbe essere un laboratorio di best practice per una amministrazione più trasparente e capillare che vada anche al di là delle bandiere di partito”. - Tre temi, questione morale a parte, dai quali secondo lei occorrerebbe ripartire per amministrare al meglio Aprilia.
“La teoria delle finestre rotte insegna che dove regnano il degrado e l’incuria, è più facile instaurare un clima di disordine e illegalità. Gli atti vandalici, l’abbandono dei rifiuti in ogni dove, le strade dissestate e gli stabili abbandonati, finiscono per diventare la normalità, dando così inizio a una spirale di degrado urbano e sociale che non motiva le persone per bene a partecipare. Dovremmo ispirarci al “bello”, quindi al primo posto metterei il decoro urbano, inteso anche come sicurezza: una città pulita, profumata e bella è sintomo di civiltà e legalità. Al secondo posto inserirei l’istituzione di un polo universitario: stando ad un passo da Roma Aprilia potrebbe diventare attrattiva per un certo tipo di turismo che insieme ad iniziative culturali, che coinvolgano le scuole e tutte le agenzie del territorio contribuiscano all’ampliamento dell’offerta formativa. Infine il terzo tema, che si ricollega alla premessa è legato alla rete fognaria ed idrica che dovrebbe essere adeguata e ampliata, cercando di attuare la legge regionale n. 6/2007″. - Su quali iniziative, per le quali si è spesa in passato passato, si dovrebbe puntare nel prossimo futuro per cambiare Aprilia?
“Partirei dall’ambientale, dalla qualità dell’aria e dell’acqua, seriamente compromesse da una serie di attività industriali. Ritengo sia doveroso puntare alla formazione, creare occasioni rivolte ai giovani del territorio per costituire la futura classe dirigente della città. Infine istituirei una sorta di consulta dei quartieri e dei consorzi, individuando per ciascuna realtà territoriale un paio di rappresentanti, scelti dai cittadini stessi, affinché ciascuno possa portare direttamente nelle istituzioni le istanze della propria zona”.
